Karma Hostel di Francesco De Luca, il primo romanzo su surf e psichedelia in Cina

Dalla Cina con furore: intervista a Francesco De Luca, autore di “Karma Hostel”, un viaggio on the road tra surf, società e psichedelia.

16/01/2018
scritto da Michele Cicoria

Deluso dalla situazione generale italiana, Francesco De Luca  si è trasferito in Cina dove ha trascorso quasi un decennio svolgendo molteplici lavori e dando vita a Chinasurfreport, il primo webmagazine cinese dedicato interamente alla promozione del surfing e della cultura surfistica, stringendo rapporti d’amicizia con John Severson, Jim Loomis e molti altri veterani. Dopo aver terminato Karma Hostel, il primo romanzo su surf e psichedelia in Cina, ha deciso di condividerlo con tutta la surf community rendendolo disponibile online e gratis, pubblicando ogni lunedì su karmahostel.it un nuovo capitolo del libro. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per scoprire di più sulla sua storia, il risultato è la seguente intervista.
Photo courtesy: Andrew Carruthers, Francesco De Luca

Ciao Francesco, da quando fai surf? Dove e come hai iniziato?
Ciao Michele, faccio surf dal 1997. Un mio amico, longboarder, più grande di me mi iniziò al surf. D’altronde come molti di noi in quegli anni ero già stato ammaliato dalla bellezza di “Un mercoledì da leoni”, poi quando vidi “The endless summer” fu una folgorazione. Avevo appena finito il liceo. Ho preso u long spacconato e via. Ho iniziato qui sulla costa laziale, andavo perlopiù a Santa oppure ad Anzio e Nettuno. Chiamavo al telefono Andrea del City beach a volte per sapere il mare, bei tempi… Talvolta andavo al Circeo, Sabaudia o Gaeta. Avevo un bel T2 del ’79 blu, con cui dormivo sul litorale, libri in tasca, e preparavo gli esami universitari così, tra una mareggiata e l’altra.
Sempre bello ricordare gli inizi. E la tua passione per la scrittura? C’era già o si è accesa insieme a quella per le onde?
Sembrerà strano ma ho iniziato a scrivere nello stesso anno, sempre nel 1997. Avevo 18 anni. Sono sempre stato un voracissimo lettore, sin da tenera età. Ricordo a 15 anni, un giorno mi chiamarono per una partita di pallone, sotto casa, e io rimasi da solo, ero troppo preso da “Il Castello” di Kafka… fuori nuvoloni grigio neri pronti allo scroscio… a volte si ricordano dettagli incredibili, strani.
I dettagli, sempre fondamentali in ogni storia. Qual è stato il tuo primo manoscritto?
“Anomalie”, una raccolta di poesie scritte tra il 1998 e il 1999. L’ho pubblicato solamente di ritorno dalla Cina nel 2016. E’ stato anche tradotto inglese da un ricercatore del Colorado. Sono onorato di avere l’introduzione di Jim Loomis, oggi ottantenne, amico fraterno di John Severson… Jim vive ancora a Maui. Che grande uomo! Un grande della controcultura anni 60-70, sto scrivendo un altro libro proprio su di lui.

Ecco a proposito di Cina, sei da poco rientrato da un viaggio lungo e interessante… da dove nasce l’attrazione per la cultura orientale? Raccontaci com’è andata…
Semplicemente dall’amore innato nei confronti dell’Oriente. Ci sono bambini che vogliono fare il pompiere o l’astronauta, io volevo andare in Cina. Predestinazione? Forse.
Inoltre ho una zia cinese, che da piccolo mi portava videogame impensabili negli anni ’80 italiani. Si è trattato di corruzione bella e buona. ahah! Immaginati un bambino di 8 anni che si vede arrivare un videogame made in Hong Kong o Taiwan o China, che nessuno poteva trovare nel raggio di 15mila chilometri. O così pensavo. Comunque così una volta finita l’università mi sono venduto tutto quello che avevo: pulminio volkswagen (Buddy) chitarra elettrica, amplificatore, tutto quello che era di mia proprietà. Ho comprato un biglietto di sola andata per la Cina e mi sono iscritto a un semestre intensivo cinese all’università di Pechino e, praticamente, non sono più tornato. Lo stesso giorno avevo prenotato anche un biglietto per Honolulu, volevo andarmene da questo paese che ha distrutto il futuro di una generazione intera. Poi comprai quello per Pechino… Chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi andato sparato alle Hawaii. Era il 2005.
E dal 2005 non sei più rientrato?
Sono tornato il 22 Dicembre 2014. Ricorderò sempre la data. Ma tornavo ogni anno a trovare la famiglia e gli amici, di solito a Natale. Solo una volta non sono tornato per due anni di seguito. L’Italia manca sempre, specialmente quando sei in un posto culturalmente e geograficamente così lontano. Il nostro è  uno dei paesi più belli del mondo.

Come ti sei trovato con le onde in Cina?
Sono stato fortunatissimo. Ho vissuto, assieme a una manciata di pochi altri, l’inizio del surfing in un Paese sterminato come la Cina. Mi sono trasferito ad Hainan, le Hawaii dell’Asia. Così la chiamano. Un’isola incredibile di fronte al Vietnam. Non a caso le finali del campionato del mondo longboard sono state là per anni… Acqua calda cristallina a 30-33 gradi, nessuno sulla spiaggia, nessuno in acqua e creste liquide che ti srotolavano come in un sogno giorno dopo giorno, tutti i giorni… la Cina affaccia sull’Oceano Pacifico per 14500 km! sì 14500 km di costa pacifica.
Hai avuto modo di conoscere anche Nick Zanella, ex caporedattore dello storico Surf News Magazine?
Come no. Eravamo amici e coinquilini io e Nik. Quando da vicino Pechino sono arrivato ad Hainan per iniziare Chinasurfreport anche lui si stava in procinto di trasferirsi. Coincidenza incredibile! Così due italiani all’Estero, lui con esperienza nel settore, io con una forza di volontà da far muovere i treni, gli ho proposto di iniziare il progetto assieme. Così è stato. Il suo contributo per creare la mappa surfistica della Cina è stato imprescindibile, grazie anche a John Callahan e al suo SurfEXPLORE. Poi abbiamo avuto delle divergenze personali…
Ho continuato per circa 3 anni da solo, con Achao, un surfer locale che ora ha un surf hostel a Riyue Bay. Fino a quando non ho poi deciso di tornare e lasciare il progetto. Vi erano molte invidie e inimicizie. Per me il surf è amore e condivisione, come affermò Gerry Lopez. “è bello stare con gli amici” , no? ma quando lo si fa per soldi e potere, allora non m’interessa più. Così come l’editoria. Il surf, in pochissimi anni, anche in Cina è divenuto molto business-oriented. Nel mio piccolo invece ho sempre amato il suo lato spirituale. Quando la situazione è divenuta insostenibile, ho preferito rinunciare alla mia posizione in prima linea. D’altronde sono stato il primo a portare avanti un progetto del genere là (c’era solo il grande Brendan Sheridan che aveva aperto la prima assoluta scuola di surf in Cina!). Non potevo mentire a me stesso. Ricordo ne parlai anche con Peter Townend e Glenn Brumage in persona durante una gara a Riyue Bay.
“I step back”. Non m’interessa fare soldi col surf. Il surf è preghiera liquida.

Parole sacrosante! Purtroppo tutti noi a volte rischiamo di perdere l’orientamento, il tuo è un gran bell’esempio da seguire! In questi anni il tuo bagaglio culturale surf locale si sarà arricchito in modo eccezionale… e come è nata l’idea di Karma Hostel?
Ho imparato qualcosa. Karma Hostel è l’esperienza di vita fatta in quegli anni hainanesi. Tra surf, tifoni, allucinogeni e l’amara consapevolezza di come la modernità stia distruggendo la semplicità della vita. Il capitalismo esasperato sta distruggendo e inquinando gli oceani, l’aria e riducendo, a mio avviso, la bellezza.  Ho vissuto un fortissimo periodo di transizione, di mutamento della società cinese. Forse l’ultima Cina, trasformata in un pachiderma che schiaccia tutto e tutti. Che sta annientando in primis l’essenza stessa della cultura cinese. Ma questo fenomeno è iniziato già negli anni 70 con la politica di Deng Xiaoping… ecc. Cosa c’entriamo noi? C’entriamo.
L’occidente sta sfruttando da molto tempo ormai i popoli e le nazioni cosiddette “in via di sviluppo”. Ho visto fabbriche con bambini lavorare per società straniere in condizioni allucinanti, giovani distrutti perché completamente annientati da uno stile di vita e da cambiamenti incomprensibili alla loro psicologia orientale. In pochissimi anni. Le città cambiavano aspetto di semestre in semestre, cose inconcepibili per un occidentale che non sa di cosa stiamo parlando. E in tutto che cosa c’entra il surf? Vidi che il surf non era ancora arrivato in Cina. E ho tentato di “regalarlo” ai giovani. Farglielo conoscere.
Comprai una decina di dominii e iniziai l’avventura di Chinasurfreport. Il primo webmagazine di surf della Cina. Il surf d’altronde è come il Dao, è una delle vie possibili per raggiungere la pace, la gioia, l’illuminazione se vuoi. E’ meditazione dinamica che ti mette in connessione col tutto, con te stesso e con la Natura. L’esigenza di questa bomba H che avevo dentro, questo orrore e questa bellezza, ha dato vita a questo mio romanzo.
Karma Hostel inoltre è il nome dell’ostello per surfisti che costruii sulla spiaggia con tre amici cinesi… tutto in bambù e in legno…mi sono già dilungato troppo… ma avete il libro da scoprire….

Ci sarà modo di ascoltarti sicuramente in altre occasioni! E come mai il libro ora disponibile online?
Una battaglia. Le case editrici italiane sono in mano ai soliti. Se non sei già famoso o un giornalista o un parente di un politico non hai possibilità di essere pubblicato. Demeritocrazia pura. In Cina scrivevo su giornali come Outside Magazine, Traveller, ecc. Qui non puoi scrivere se non sei patentato con un gran movimento di lingua. Inoltre tratto argomenti, come la critica alla societ contemporanea occidentale e orientale, le sostanze psicotrope come strumenti per l’espansione di coscienza, ecc… senza peli sulla lingua. Forse questo non aggrada. Le grandi case editrici sono in mano a gruppi finanziari… bisogna fare i bravi. La gente non deve svegliarsi! Tutti devono fare i bravi bambini!! Così, sebbene, alcune piccole case editrici volevano pubblicarlo, anzi le ringrazio, ho deciso di metterlo online gratis, con uscite settimanali, ogni lunedì. La rete è sconfinata e solo così avrei potuto raggiungere potenzialmente tutti. Distributori a parte! Già migliaia di persone lo hanno letto in poche settimane. Sono contento. Ho tanti progetti del resto e andrò presto negli USA per incontrare alcune case editrici interessate all’edizione inglese. Ed è iniziata la traduzione in cinese per Taiwan. Spero di riuscirci. E poi chissà. Inseguo i sogni e mi piace realizzarli. Ma per ora, potrete leggerlo online.
Grazie mille per il tuo tempo Francesco! Seguiremo sicuramente tutti i capitoli del tuo libro! Saluta chi vuoi e ricordaci dove leggere Karma Hostel.
Grazie a te Michele, grazie a voi di 4surf. Sono felice abbiate ascoltato questa storia. Karma Hostel potrete trovarlo andando sul sito www.karmahostel.it. Ogni lunedì un nuovo capitolo fino alla sua  completa condivisione. Condivisione sì mi piace, più che pubblicazione.
Un saluto a tutti coloro che continuano a combattere, nel loro piccolo, per un mondo migliore. Peace!
Per saperne di più su Francesco:
Fb: facebook.com/francescodelucautore
Instagram: @francedeluc
web: www.chinasurfreport.com  |  www.karmahostel.it

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