La Granfondo del Mont Ventoux con una Lapierre

Il Mont Ventoux e la sua granfondo, un luogo mitico e una granfondo giovane ma molto bella, il tutto condito con il test di una nuova Lapierre disco.

18/06/2019
scritto da Alberto Fossati

La granfondo della Provenza, la granfondo che ha come biglietto da visita Il Mont Ventoux un mito per tutti i ciclisti. La Granfondo del Mont Ventoux, ti viene chiesto di parteciparvi, l’occasione è quella di provare la nuova bici disco di Lapierre, la Xelius SL Disc, vuoi dire di no? Abbinare le due cose, testare un nuovo mezzo pedalando su strade simbolo per tutti gli amanti della bici non ha prezzo. Via si va.

Nella piazza centrale viene situato l’expo, un vero e proprio villaggio di partenza con possibilità di esporre e vendere da parte dei brands partner. Caratteristica la lavagna, come il foglio firma per pro.

Siamo in Provenza, il borgo è quello di Vaison la Romaine, non lontano da Avignone e poco più di 140 km da Marsiglia. Questa è terra di turismo, si mangia bene, si beve bene (che non guasta mai), una terra affascinante per i paesaggi, con gente ospitale e la nostra esperienza di girovaghi ci dice che qui  la gente non è molto differente dagli italiani: un pezzo di Italia qui la si vede e percepisce, i resti della civiltà romana sono ovunque.

Una veduta di Vaison la Romaine.

Scritto questo: Granfondo Santini Mont Ventoux, manifestazione amatoriale che in questo 2019 tocca la quinta edizione, giovane ma già ben strutturata, ben curata nei tanti dettagli che compongono una granfondo, ben supportata dalla parte più politica ed istituzionale, oltre che ben frequentata da sponsor di rilievo, anche italiani (Santini, Campagnolo, Enervit). Il nome, Mont Ventoux, è facilmente spendibile e in differenti direzioni, per chi deve fare promozione ma anche per le aziende stesse che supportano la granfondo.

Noi abbiamo pedalato la granfondo con una Lapierre Xelius SL Disc, uno dei modelli della collezione del prossimo anno.

2600 iscritti provenienti da oltre 40 nazioni, anche extra Europa. Oltre 200 italiani. 2 percorsi a disposizione, il lungo da 135 km (3300 mdsl) , il corto da 78 (2390 mdsl), entrambi con l’arrivo in cima al mito, in vetta a quel Mont Ventoux con il cartello che segna 1906 metri sul livello del mare, lo stesso traguardo, il medesimo versante che affrontano i pro al TDF. I due percorsi partono insieme, in puro stile granfondistico italiano e si dividono a circa 50 km dallo start ufficiale.

Ci siamo un selfie prima della partenza, ore 7,30 di Domenica mattina.

Il percorso non è difficile, Mont Ventoux a parte, non si va oltre i 1000 metri sul livello del mare, qualche strappo impegnativo oltre il 10%, continui saliscendi, salitelle al 7/8%, tutto fattibile per tutti, eppure, proprio queste strade dolci ti obbligano a tenere la catena sempre in tiro. La strada ti consuma, ti prosciuga le energie, spesso non ti permette di trovare il ritmo adeguato, troppo impegnativo, oppure troppo lento. Il manto stradale è buono, siamo comunque in una zona turistica e questo conta! La Provenza è anche una zona ricca, il benessere vi vede, l’ordine delle cose è tangibile, così come si percepisce un certo rispetto per la terra in cui vivono gli abitanti di queste zone.

Una veduta dal Mont Ventoux verso le valli, il bianco della montagna calva si mescola con il verde e il blu del cielo.

Il paesaggio e i panorami sono davvero incantevoli ma dove ti giri c’è lui che guarda, il Mont Ventoux. Domina, lo vedi da ogni punto cardinale con l’osservatorio che a tratti assume i contorni di una freccia nel cielo cristallino. Tutto verde e blu, con quella cima bianchissima, pelata che sembra messa li da qualcosa di sconosciuto: la sommità di questa montagna sembra non essere al posto suo.

Lungo la scalata al monte pelato ci siamo fermati un paio di volte per fare delle foto. Di proposito abbiamo aspettato un momento in cui non avevamo ciclisti di fronte a noi, quasi impossibile ma ci siamo riusciti. Ecco la vetta, con il suo osservatorio, con un cielo da cartolina a fare da corollario.

I ristori sono ben posizionati in punti in cui non si arriva con velocità eccessiva. Ci sono tanti addetti (230 in totale), anche al di fuori delle piazzole; si passano le borracce ai corridori, i gel, pezzi di frutta e merendine. Non si attraversano città ma piccoli centri abitati, l’uno più bello dell’altro, ognuno di loro con un castello o una costruzione di epoca romana. Costoni di roccia bianca si alternano a boschi verdissimi, a frutteti, campi di lavanda e viti.

Ogni pacco gara, oltre ai gadgets era fornito con l’adesivo dei due percorsi, quello da applicare alla bici per tenere sotto controllo l’altimetria durante la gara.

Dopo 116 km si torna verso Bédoin e qui parte il chilometro zero per la scalata al monte calvo. Su Wikipedia c’è scritto che l’attacco alla salita non è difficile: si è vero ma Wikipedia non conta quella che è la strada che precede questo momento, in particolare i 3 km che anticipano la scalata: in mezzo alle vigne, pianura poca, anzi niente, tutta in tiro! se metti il piccolo davanti perdi le ruote, se tieni il padellone vai su duro! Sarà la doppia corona 48/35 dello Sram Force AXS 12? Si può essere ma anche le nostre gambe iniziano a soffrire, non è solo questione di rapporti. Ecco che arriva la salita per il Ventoux e abbiamo già l’affanno fin sopra le orecchie. Immaginate quando i pro ci arrivano scattando! Un altro sport, un altro mestiere.

Un tratto di strada dal versante opposto a quello della salita che abbiamo affrontato. La combinazione tra la vegetazione rara e il colore della roccia è il medesimo che si vede dal lato opposto.

Dopo il drittone iniziale ecco il bosco e da qui, per i prossimi dieci km, le pendenze saranno sempre intorno al 10%, qualche tratto oltre, qualcun altro poco sotto. Meno male che l’ombra del bosco tiene fresca la testa, quel tanto che basta per non perdere la ragione. La vetta è nascosta ed inizia ad apparire nel momento in cui la vegetazione diventa più bassa, curva e controcurva, è il momento del mitici Chalet Reynard, una sorta di punto di ristoro montano, diventato famoso grazie alla grand boucle, un posto da souvernir per i turisti dove si tappa e si può raccontare io ci sono stato. In realtà, proprio questo luogo è una sorta di divisione tra parte dura e ultimo tratto della salita più pedalabile, con pendenze tra il 6 e il 9% ma dove il vento a tratti ti obbliga a mettere il padellino anteriore e il pignone più grosso posteriore. Ah dimenticavo, allo Reynard affittano anche le e-bike, mtb e strada. La vegetazione non esiste più e pedali per oltre 5 km su una strada asfaltata ma resa bianca dalla roccia altrettanto bianca. Beh da un lato una fortuna: il bianco non accumula il calore del sole (il corpo si però). In base alla direzione della strada, il vento (non troppo intenso per fortuna, il giovedì, ci raccontano, ha sfiorato i 100 km in vetta) è leggermente favorevole, completamente contrario solo l’ultimo km: infinito. Curvone, ultimo tratto di una salita infinita ma siamo galvanizzati da una folla da Tour de France che ha incitamenti per tutti: magnifico tutto ciò, ci piace. Questo è molto francese, perché anche nell’attraversare i piccoli villaggi dispersi nelle valli prima del Ventoux, la gente sulle strade ad applaudire era tanta.

Subito dopo il traguardo ufficiale! Mamma mia quanta gente, non solo corridori ma visitatori, accompagnatori e ospiti. La Granfondo Santini Mont Ventoux è una di quelle che ti obbliga ad indossare la maglia ufficiale dell’evento.

Non è la prima volta che siamo in terra francese per una granfondo, quindi amatori, eppure le persone a vedere sono sempre tante e ben predisposte all’incitamento. La granfondo non è finita: ufficialmente la competizione finisce sul Ventoux ma poi è necessario spostarsi nuovamente a Vaison La Romaine con andatura cicloturisca, affrontando la discesa del Ventoux dall’altro versante, quello di Malaucéne, diciamo il meno complicato. La strada è bella ed invita a non toccare i freni, ci togliamo lo sfizio di passare abbondantemente i 90 kmh. Si torna verso la cittadina con un vento contrario che ti fa venire voglia di fare di nuovo la salita ma una volta arrivati alla zona expo, scopriamo che il buono pasta party ti permette di entrare nei ristoranti della piazza che si sono uniti per dare ristoro ai corridori.

Beh, la birra post workout non può mancare.

Parliamo con uno dei proprietari, ci dice che per loro è una faticaccia ma è un onore ospitare i corridori che hanno fatto il Ventoux, mica roba da tutti i giorni e poi è una buona promozione per il turismo. Turismo, cultura, storia, sport e bicicletta, qui si punta molto sul combinare al meglio tutto questo, con il Ventoux che diventa la locomotiva di una regione votata alla promozione delle sue fortune territoriali. E poi, poi c’è la corsa dei pro (categoria Uci European Tour 1.1) il lunedì dopo la granfondo: diciamo una sorta di “format Strade Bianche” che viene ripreso dai francesi, per loro il 2019 è la prima volta.

Dodici squadre al via, di cui tre World Tour, per la prima edizione di questa gara in versione pro. Il percorso per i professionisti, 176 km e 4100 mdsl.

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI

La Granfondo del Mont Ventoux è anche la conferma di quanto siano cresciute le manifestazioni amatoriali all’estero, ci riferiamo al profilo agonistico e legato alla competizione, alla classifica ed al piazzamento. Dimenticate le “cyclosportif”, perché anche qui le gare tra gli amatori sono diventate una cosa molto seria e loro (francesi, belgi e spagnoli) vanno pure forte. L’agonista è rispettato al pari di un atleta di livello professionale, applaudito e sostenuto e ci sono tanti giovani che si approcciano al ciclismo, proprio grazie e nelle categorie amatoriali, con suddivisioni simili (non uguali) alle nostre.

Ogni pettorale era nominativo, con la bandiera della nazionalità e con la categoria di appartenenza. Ci è piaciuto parecchio.

Nonostante questo, rispetto al mondo amatoriale italiano, c’è un rispetto maggiore delle regole della strada ed è difficile (se non impossibile) trovare il ciclista che getta per strada cartacce ed involucri degli integratori (non solo lungo la salita del Ventoux). Le macchine che procedono in senso contrario, le strade non sono completamente bloccate, si fermano e accostano: per un giorni di bici, pedalando in una granfondo non abbiamo preso insulti, anche questo ci piace. Durante la granfondo, lungo il percorso, abbiamo attraversato diversi punti sensbili: ad ognuno di questi era posizionato almeno un addetto che regolava il traffico in senso contrario alla gara. Beh, da ciclisti e granfondisti, per una domenica non abbiamo preso insulti dagli automobilisti: è già un successo!

LA NOSTRA GRANFONDO DEL VENTOUX

Nessuna velleità, poca voglia di fare del vero agonismo ma tanta voglia di stare in bici e di pedalare lungo la salita mitica. Come scritto in precedenza, l’occasione è stata quella di provare la bici nuova del marchio francese, la Xelius SL Disc, con trasmissione Sram Force eTap AXS 12v. Bici nuova si anche se già presente nel catalogo Lapierre, oltretutto con un prezzo di listino interessante: 4799 euro, una cifra che conferma l’eccelente rapporto tra qualità/prezzo/performances. A questo, aggiungiamo che per il mercato italiano il modello in questione è già sold out e il distributore è in attesa di un reintegro dello stock.

La nostra Xelius Disc utilizzata per il test in gara.

Le forme sono quelle uniche della Lapierre, con i foderi posteriori obliqui che sono “slegati” dal piantone e, rispetto al modello tradizionale, qui ovviamente abbiamo i freni a disco.

Ecco la zona del nodo sella con i foderi obliqui che passano lateralmente la tubazione del piantone.

La Lapierre Xelius SL Disc non è un progetto banale, per quanto concerne il design e anche in merito alla prestazione. La forma e il concept da cui prende forma è unico nel suo genere, un monoscocca di carbonio che adotta un procedimento di unione tra triangolo principale anteriore e triangolo posteriore. Non è un telaio estremamente rigido, eppure è reattivo, stabile, facilmente guidabile e fluido. Nel link qui sotto vi rimandiamo anche al test della Xelius Team Replica con calipers.

Lapierre Xelius SL700 Groupama FDJ, il test

Questa che abbiamo provato in gara, diciamo che rimane un primo approccio e non un test approfondito, avendo il telaio con predisposizione disco, risulta leggermente più rigida rispetto alla versione standard, bella tosta sull’avantreno, divertente da inserire in curva alle alte velocità per via della sua stabilità. Le ruote, non troppo leggere e uno pneumatico Continental da 28c, secondo noi hanno limitato in parte la sua performance lungo la scalata; ma, siamo sicuri di aver un’altra occasione per sviluppare un test completo, alla nostra maniera. Come ogni Lapierre, la posizione e le geometrie hanno dei valori ottimali, facili da settare con valori di reach e stack che permettono un’utilizzo ridotto degli spessori tra stem e tubazione dello sterzo.

gfmontventoux.com

a cura della redazione tecnica, foto della redazione tecnica.

 

 

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