Maldive, un ecosistema ambientale e surf delicato

Riflessioni sul fragile equilibrio tra paradiso surfistico, crescita esponenziale del turismo e sostenibilità ambientale, all’interno del delicato ecosistema maldiviano. A cura di Roberto Clemente

16/11/2018
scritto da Michele Cicoria

A cura di Robb Clemente
Un ecosistema è un insieme sistemico definito costituito da organismi viventi che interagiscono tra loro e con l’ambiente che li circonda. Sono da sempre stato un appassionato di tutto ciò che riguarda l’ambiente, il mio lavoro riguarda l’ecologia e la salvaguardia dell’ambiente: per me lo sport è prima di tutto contatto con la natura. Mi piace il surf perché ti permette di liberare la mente dai problemi della vita di tutti i giorni, stare a contatto e interagire con la natura essendone immersi totalmente. Come ho sempre visto scritto su una casetta abbandonata nel cuore surfistico della Sardegna, la mia terra: PEACE FOR HARMONY, HARMONY FOR SURFING.

Il viaggio in barca per fare surf alle Maldive è un must che ripeto ormai periodicamente dal 2009, anche due volte in un anno: non riesco più a farne a meno perché mi sono innamorato del posto e delle onde che si possono trovare. A differenza della vita moderna a cui siamo ormai abituati ti trovi laggiù immerso nell’Oceano tra atolli fantastici, isolette sperdute e sei circondato da delfini, tartarughe ed altre specie animali che non ci capita di vedere quotidianamente. Certo non è l’unico posto al mondo in tal senso ma ho un feeling particolare con le Maldive.

E anche quest’anno ho ripetuto un paio di volte una bella settimana di surf nei soliti spot di Male Nord, per cui sono partito con il mio amico Giorgio alla volta del Flying Fish dal 28 ottobre al 3 novembre scorso, grazie alla bravissima Serena ed ai simpaticissimi ragazzi che già erano in barca da 3 giorni e che ci hanno accolto per parte di questa crociera.
Mi piace stare in barca ed è un’esperienza che voglio ripetere periodicamente, perché mi permette di vivere in simbiosi con il mare e con le onde, mi fa staccare completamente la spina dai ritmi della vita di tutti i giorni: appunto in pace e armonia. In tal modo fai surf tutti i giorni dalla mattina alla sera e dividi le sessioni in base a come ti senti e in totale relax: il sogno di ogni surfista fare surf, mangiare, dormire e ripetere il tutto.

Devo dire che dalle prime volte in cui andai laggiù sono cambiate molte cose: si sono moltiplicati i surfisti di tutti livelli con annessi e connessi, in un picco puoi trovare anche 40 persone di ogni livello, per cui a volte si creano situazioni di pericolo, sono molte di più le barche presenti che offrono boat trip e vi sono molte più guest house sulle isole limitrofe agli spot.
Questo non significa che non puoi surfare in pochi onde bellissime, anche questa volta questo per fortuna è capitato: i migliori ricordi sono impressi nella mente e legati alle sessioni con poche persone in acqua. Quando dici che vai a surfare alle Maldive molte persone sgranano gli occhi e ti chiedono se davvero vi sono onde laggiù, perché nell’immaginario collettivo si pensa soprattutto al mare liscio come l’olio, ai villaggi turistici curati e perfetti, palme e zero inquinamento.

Ma non è così e le vere Maldive, dove puoi trovare i locali e dove si fa surf, sono purtroppo spesso gestite in maniera scorretta dal punto di vista ambientale e si possono trovare le belle spiagge così come nel lato opposto una discarica a cielo aperto, con montagne di rifiuti anche speciali come eternit, o si bruciano materiali diversi tra cui la plastica e altro di nocivo.
I villaggi sono molto poveri e la gente vive di pesca essenzialmente, ma non si ha una cultura ambientale volta al rispetto dell’ecosistema, per cui vi sono troppo spesso rifiuti gettati in ogni dove. Devo dire che non mi è quasi mai capitato di vedere inquinamento sulla line up, ma a riva, in corrispondenza degli spot si possono notare diversi rifiuti accumulati e portati dalle maree. Le Maldive rappresentano un ecosistema delicato ove l’uomo fa la parte del leone, ci vuole più coscienza ambientale da parte di tutti: turisti ma anche locali.

Dal punto di vista surfistico il problema dell’affollamento si nota specialmente dagli ultimi anni: se nel 2009 non vi era o non ricordo aver visto frotte di beginners portati dalle scuole di surf organizzate, ultimamente ho sempre notato ospiti di resort in mare per imparare il surf col risultato che spesso e volentieri si creano situazioni anche di pericolo. Penso si che il surf debba essere accessibile a tutti, ma come in un valido ecosistema ci deve essere una corretta interazione e una armonia tra surfers, altrimenti il sistema non funziona.
In tal senso ho notato che le scuole presenti laggiù non formano abbastanza i partecipanti ai corsi circa i comportamenti da tenere in acqua e si vedono spesso persone che magari alle prime armi si recano tutte insieme sul picco remando indiscriminatamente sulla stessa onda al grido: “ho pagato e voglio fare surf!”.

Ma non è così che funziona un buon sistema: vi è un parallelo tra interazione uomo-natura e interazione tra surfisti in uno stesso spot, sia pure di differenti livelli: tutto deve essere in armonia e vi sono regole non scritte da rispettare. Il risultato è che, dalle prime volte che ho surfato gli spot maldiviani, si vedono sempre più spesso situazioni di aggressività tra i surfers e locals a volte “arrabbiati” con gli stranieri, anche se poi li puoi vedere lavorare nelle gust house o sono gli stessi che portano gli aspiranti surfisti in mare.

Come ogni volta che torno, si passano a visitare tutti gli spot da Jails a Sultans, Honkeys e immancabile la capatina a Cokes e Chickens, nella cui isoletta purtroppo da quest’anno ho trovato con grande rammarico dei lavori con movimento di imbarcazioni industriali per riempimenti e realizzazione di opere impattanti sull’ambiente: alla mia richiesta di spiegazioni ai locali ho appreso che verrà costruito un nuovo resort.
E purtroppo in tal senso devo ammettere che mi è dispiaciuto perché la sostenibilità ambientale viene sempre più messa da parte dinnanzi agli interessi economici e in tale direzione non sarà più come prima in quella zona: anche le poche zone incontaminate stanno pian piano lasciando spazio al progresso.
Se un tempo magari si poteva surfare lo spot guardando dalla lineup un’isola deserta o disabitata, forse in futuro ci troveremo a dover pagare per stare in mare come succede attualmente per Pasta Point. E’ l’uomo che preclude ad altri uomini di fruire della natura a fronte dell’interesse economico: secondo me è il segnale più netto della mancanza di equilibrio in un sistema.

E questo è inammissibile perché come nessuno può impedire di imparare il surf ad altri, nessuno può chiedere una tassa per poter stare in mare. L’unica cosa che l’uomo dovrebbe chiedere ai suoi simili, dovrebbe esser invece il rispetto e l’armonia.
Certo è che un ecosistema prevede un equilibrio in cui tutti devono fare la loro parte, e come l’uomo deve essere umile e rispettoso nei confronti della natura, allora anche chi si avvicina al surf deve portare rispetto a chi lo pratica da più anni: appunto l’armonia come in un  ecosistema.
Il problema dell’uomo moderno è però che si vuole sempre tutto e subito, si tende a monetizzare tutto e troppo spesso ci si dimentica che un ecosistema non funziona se ognuno agisce senza rispetto nei confronti degli altri.
Scusate lo sfogo ma in tutto questo continuerò a voler tornare fino a che ci sarà la possibilità. È ormai da un po’ di anni che vi è davanti allo spot di Cokes la scritta “RESPECT LOCALS”; io aggiungerei “RESPECT NATURE” perché noi siamo gli ospiti e la natura è LOCAL ovunque.
A cura di Roberto Clemente
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