4 tecnologie per proteggere la vostra testa

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MTB Crash - MIPS
Foto: MIPS

4 Tecnologie di prevenzione degli impatti rotazionali e dei traumi cerebrali per i caschi MTB

Sembra essere un buon momento per la testa dei ciclisti, non importa quale declinazione delle due ruote a pedali praticano. Finalmente, dopo decenni di primitiva tecnologia dei caschi ad avvolgere le nostre teste con poco più di un guscio di polistirolo sagomato, gli ultimi anni hanno visto un notevole miglioramento di questi dispositivi di protezione.

A livello globale, è stato il football americano a catturare l’attenzione di scienziati, giocatori, e operatori del settore. A un certo punto, per fortuna, si è diffusa rapidamente la consapevolezza dell’elevato rischio di infortuni gravi alla testa e al cervello (a partire dalle commozioni cerebrali). Questa sensibilità culturale si è diffusa in quasi tutti gli sport, con un’enorme enfasi sugli sport outdoor come la mountain bike e il ciclismo in generale.

La maggior parte di noi ha familiarità con il MIPS, poiché è stato il più popolare sistema di protezione dagli impatti rotazionali. I biker off-road hanno familiarità anche con altri sistemi assimilabili, più o meno recenti, come Turbine 360°, Koroyd e WaveCel. Tutte queste tecnologie sono state sviluppate per ridurre la probabilità di traumi cranici dovuti alle forze dell’impatto. A un livello elevato, quando la testa di un biker viene colpita con un urto angolare e viene sbattuta di lato o fatta ruotare, il cervello viene scosso in modo violento all’interno del cranio, portando a potenziali gravi danni.

Un po’ di storia

MIPS - sezione
Il sistema MIPS integrato all’interno di un casco per il ciclismo

Per un po’ di tempo è sembrato che MIPS, il marchio svedese di tecnologia per la sicurezza dei caschi, fosse sulla buona strada per raggiungere l’invidiabile posizione dominante della sua plastica gialla, diventando sinonimo di tutto il mercato dei prodotti per la mitigazione degli impatti angolari. Un boccone molto appetibile, che genera un’inesauribile acquolina in bocca al solo pensiero.

Protezione testa - MIPS
Gli effetti degli urti sul cervello: senza casco, casco senza MIPS, casco con MIPS – fonte: MIPS

MIPS è stato il primo marchio a uscire dai blocchi di partenza, godendo delle licenze di molti marchi leader, ma il suo vantaggio è diminuito negli ultimi anni. Infatti, molti partner della prima ora, hanno sviluppato le proprie tecnologie di mitigazione degli impatti angolari alla testa (Angular Impact Mitigation, AIM), ognuna delle quale vanta vari vantaggi più o meno unici. Nella loro versione più elementare, queste tecnologie permettono al casco di ruotare in modo indipendente dalla testa del biker. Questo è in grado di ridurre le forze di rotazione che agiscono sul cervello durante un impatto da caduta, le stesse forze che sono collegate alle commozioni cerebrali.

Separare la teoria dalla pratica è molto importante quando si tratta di questo genere di prodotto, ma questa è una storia molto più grande e ancora più complicata. Per ora è quasi impossibile ottenere un chiaro confronto tra le varie tecnologie. Anche i test tra caschi equipaggiati o meno con tecnologie di tipo AIM vedono differenze metodologiche importanti, senza tenere conto della nostra limitata comprensione delle lesioni cerebrali. Quindi ci è praticamente impossibile dire quale sia la migliore in assoluto, perché nessuno lo sa. E, come dovrete ormai avere imparato, non si chiede all’oste com’è il vino…

Non ci resta che informarvi puntualmente su ciò che ogni marchio offre e i benefici che ne derivano. Ecco quattro delle tecnologie di protezione dagli urti alla testa più utilizzate, alcune delle quali possono essere più familiari di altre, ma tutte con un obiettivo simile: aiutarci a pedalare più sicuri e protetti.

MIPS

Protezione testa - Uvex Unbound
L’interno del casco Uvex Unbound con il layer MIPS

Si potrebbe pensare al MIPS come al padrino dell’industria AIM, essendo nato nel lontano 1996 in Svezia. Indipendentemente dal fatto che i suoi concorrenti hanno sviluppato alternative simili, ha il grande merito di aver dato il via al discorso. Ha riscosso il credito iniziale sotto forma di oltre 100 partner che hanno ricevuto in licenza le sue creazioni, diffondendo MIPS in oltre 500 modelli di caschi e producendo oltre 14 milioni di strati di protezione (secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda).

Probabilmente avete visto alcuni di questi milioni di gusci di plastica gialla, o addirittura anche indossato uno. Si agganciano alla calotta interna in EPS (polistirolo espanso) di un casco attraverso tre o quattro elastomeri. Lo strato MIPS è rivestito da un inchiostro a basso attrito che migliora la sua capacità di scorrimento rispetto all’EPS: si muove di 10-15 mm in qualsiasi direzione. L’azienda svedese sostiene che il “galleggiamento” tra lo strato MIPS e la calotta in EPS riduce il movimento rotatorio trasferito al cervello. Questa tecnologia unica non fa nulla per rallentare l’accelerazione lineare, concentrandosi esclusivamente sulla riduzione degli impatti rotazionali alla testa. Tuttavia MIPS fa notare che questi urti sono più importanti per la protezione del cervello, infatti la maggior parte degli incidenti sono da impatti angolari od obliqui, piuttosto che colpi diretti.

Met Parachute MCR - MIPS
Come funziona il sistema MIPS, spiegato sul casco integrale convertibile Met Parachute MCR

La classica e più diffusa versione “a ciotola” del sistema (chiamata tecnicamente MIPS-C2) è solo una delle soluzioni offerte oggi dall’azienda. Un’altra è MIPS-A1, alloggiata all’interno dell’imbottitura, dove piastre multiple con strati di tessuto interposti tra di esse creano il movimento necessario al casco per galleggiare e ruotare all’occorrenza sulla testa del biker. Non ultima la tecnologia MIPS Spherical, usata in esclusiva da Giro sul nuovo casco MTB Manifest, di cui vi abbiamo parlato qui.

Giro Manifest Spherical
Giro Manifest Spherical, con la più recente versione del sistema MIPS in esclusiva

È importante sapere che è previsto un costo di licenza per i marchi di casco che utilizzano i sistemi di protezione MIPS (il bollino giallo applicato ai lati identifica il rispetto del protocollo BPS – Brain Protection System). Questo potrebbe essere il motivo per cui alcuni brand scelgono invece di sviluppare la propria tecnologia, di seguito quelle più diffuse.

Leatt 360° Turbine

Protezione testa - Leatt 360° Turbine
L’interno del casco full face Leatt DBX 4.0 con il sistema 360° Turbine

Il marchio sudafricano Leatt ha debuttato con il suo sistema di protezione 360° Turbine nel 2016. Sono piccoli cerchi in gomma a forma di turbina, collocati in modo strategico all’interno del casco, appoggiandosi sulla testa del biker. Queste turbine proteggono dall’accelerazione lineare e diventano più solide man mano che vengono compressi. I raggi a forma di lama all’interno si allungano se il casco subisce un urto angolare per rallentare le forze di rotazione.

Sono basate sul “materiale intelligente” ammortizzante Armourgel. Questo non è solo impiegato nella protezione sportiva, ma anche nell’abbigliamento protettivo per gli anziani, al fine di prevenire le lesioni all’anca. Il materiale rileva lo stress da impatto quando colpisce un’altra superficie e si indurisce per assorbire l’energia dell’urto prima di tornare allo stato flessibile. Ciò significa che può supportare impatti multipli. Mentre la ruota della turbina si indurisce per rallentare l’impatto lineare, i raggi – o lame – rimangono flessibili per muoversi lungo un piano e spostare l’energia della rotazione.

Koroyd

Koroyd - materiale
La struttura a nido d’ape di Koroyd

Il materiale tubolare verde conosciuto come Koroyd sembra quasi un pezzo di nido d’ape alieno. Koroyd è un materiale leggero composto da tubi a doppio nucleo simili a paglia, copolimeri termo-saldati insieme. Il nucleo è esterno è per la termo-saldatura, tenendo insieme i tubi. Il nucleo interno ha invece proprietà d’assorbimento degli urti. Questo materiale è stato reso popolare dall’uso sui caschi Smith, ma ora è presente su altre marche, come Endura.

Se il casco subisce un urto, i tubi si accartocciano in modo coerente e prevedibile, disperdendo la forza tra gli altri tubi per rallentare l’accelerazione lineare. Koroyd afferma che il materiale assorbirà 48 volte più impatto di un casco tradizionale rivestito di schiuma EPS, accartocciandosi e comprimendosi in modo più prevedibile.

Afferma inoltre che riduce il moto rotatorio come sottoprodotto del modo in cui il materiale funziona. La società afferma anche che la tecnologia “è anche in grado di ridurre il moto rotatorio che il cervello potrebbe sopportare a causa di un impatto angolare”. Tuttavia, è importante notare che nei caschi come Smith Forefront 2 basati in modo massiccio su Koroyd (l’impiego sul più recente Session MIPS di gamma media è più limitato), viene ancora offerto un liner MIPS, il che può suggerire che non offra da solo una sufficiente protezione rotazionale. Una spiegazione alternativa è che Smith voglia essere super sicura includendo caratteristiche di riduzione della rotazione multiple e che funzionano in modo diversi.

WaveCel

bontrager rally wavecel
Bontrager Rally WaveCel, il nuovo ingresso nella gamma MTB, sezionato

Da tempo Bontrager, marchio della galassia Trek Bikes, usa sotto licenza il MIPS nei suoi caschi, ma di recente ha lanciato sul mercato modelli con una nuova tecnologia chiamata WaveCel, con una gamma ancora più ampia dopo i recenti ingressi nel mondo road e off-road (qui la nostra news). Come gli strati a nido d’ape Koroyd di Smith, WaceCel è una struttura cellulare che integra e/o sostituisce la tradizionale calotta in EPS. A differenza del primo, che dovrebbe solo mitigare le forze lineare, il secondo funziona in tre fasi: prima fletterà per ridurre le forza da attrito; poi si accartoccerà per rallentare le forze lineari; infine scivolerà per mitigare le forze rotazionali.

Non è stato un inizio facile per il nuovo arrivato. Sia MIPS sia Koroyd hanno fatto circolare rapidamente comunicati stampa che chiamano in fallo uno degli studi citati da Bontrager a sostegno delle sue eclatanti affermazioni sulle prestazioni: WaveCel afferma che la tecnologia del casco è 48 volte più efficace nel prevenire le commozioni cerebrali rispetto ad altri sistemi. Secondo i loro studi, WaveCel si è comportato in modo eccezionale in tutti i criteri di valutazione, non solo riducendo le forze di rotazione. L’accelerazione lineare “significativamente ridotta” è stata del 16-26%. WaveCel ha inoltre ridotto l’accelerazione di rotazione dal 34 al 73 percento, e la velocità di rotazione del 50-84 percento.

Protezione testa - Bontrager Rally WaveCel
L’interno del casco Bontrager Rally WaveCel

Tra le ragioni per essere scettici c’è l’ammissione che due degli autori dello studio a sostegno della tecnologia sono anche co-inventori di WaveCel oltre ad avere una partecipazione finanziaria. Nello studio sono stati utilizzati alcuni metodi insoliti, anche se, ancora una volta, non esiste uno standard attuale e globalmente riconosciuto per testare la mitigazione degli impatti angolari. Tuttavia, tutti i caschi WaveCel di Bontrager hanno ricevuto valutazioni elevate dal programma di rating del rinomato istituto di ricerca Virginia Tech, quindi le loro prestazioni in questi test sono almeno pari a quelle di alcuni modelli equipaggiati MIPS.

[Foto: MIPS, Met Helmets, Bontrager, Koroyd, Cristiano Guarco]

Focus Tecnico: Come nascono i caschi Met Helmets

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