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Pedalare in inverno: come vestirsi

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L’inverno è cominciato ufficialmente il 23 dicembre, ma finora si è dimostrato mite e generoso. Meglio però non abbassare la guardia e tenersi sempre pronti ad affrontare il freddo vero. La rugiada che ghiaccia sui campi e il respiro fumante nell’aria fredda non devono spaventare: una volta scelto l’abbigliamento adatto, pedalare in inverno può essere altrettanto divertente che d’estate.

Fisiologia del ciclismo invernale

Senza dubbio il maggior pericolo che l’inverno porta con sé sono le strade. O meglio, il loro stato. Ecco il nostro primo consiglio: se le strade sono ghiacciate, optate per una uscita Gravel o in MTB e pedalate fuoristrada. Off-road, il terreno è meno insidioso ed eventuali scivolate difficilmente avranno spiacevoli conseguenze. Se siete invece stradisti puri, anche di lungo corso, non fidatevi ciecamente della vostra esperienza, perché l’asfalto ghiacciato è subdolo… In queste condizioni, piuttosto che rischiare stagione e bici, è meglio allenarsi sui rulli. Fuoristrada, inoltre anche il freddo è meno pungente perché le velocità sono inferiori e l’effetto wind chill incide dunque in modo minore.

Temperatura reale e percepita

Il wind-chill è stato studiato da una coppia di scienziati che, negli anni ’40, ha esaminato degli studi fisiologici sul tasso di perdita di calore nel corpo, quando esposto a temperature e velocità diverse. Per esempio, se si pedala a 25 km/h con una temperatura esterna di 5° C, la temperatura percepita sarà di 1° C. Aumentando la velocità a 40 km/h, il corpo percepirà -1° C. Se invece la temperatura esterna fosse di 0° C, la percezione scenderà rispettivamente a -6° e -7° C.

La quantità di calore che il corpo genera è legata alla capacità aerobica (VO2max): semplificando il concetto, più alta è la VO2max, più calore si produce. Perché funzioni al meglio, il corpo umano cerca di mantenere una temperatura intorno ai 35° C. Se questa scende di circa 2° C, possono iniziare a manifestarsi i sintomi dell’ipotermia, come difficoltà a parlare, confusione e iperventilazione.

Le spie del freddo

Per fortuna, un ciclista, muovendosi, genera abbastanza calore per contrastare questo problema; infatti, per ogni caloria che il ciclista brucia, solo un quarto è utilizzato per il movimento. Il resto è prodotto sotto forma di calore. Inoltre, anche una più alta percentuale di grasso corporeo fornisce isolamento dal freddo. È un processo complicato. Ciò che è chiaro, però, è che un calo della temperatura interna porta il cervello a limitare l’afflusso di sangue alla periferia del corpo, nel tentativo di prevenire un ulteriore calo di temperatura.

Questo processo è noto come “amputazione fisiologica” ed è qui che entra in gioco l’abbigliamento. Un’ottima spia per riconoscere l’arrivo di una crisi di freddo sono aree come piedi, mani e viso. Queste, infatti, sono le parti del corpo meno isolate, hanno un minor apporto di sangue a riscaldarle e sono piene di termorecettori, che aiutano a percepire in maniera immediata sensazioni come il caldo e il freddo. In caso di freddo eccessivo, questo può compromettere l’attivazione muscolare e ridurre la potenza.

Proteggere le estremità

Per prima cosa, occorrono un paio di guanti invernali di buona qualità. Scegliete un prodotto che offra isolamento, impermeabilità, protezione dal vento e allo stesso tempo un minimo di traspirabilità e praticità, per poter manovrare freni e cambio senza impaccio e utilizzare il ciclocomputer.

Per il massimo comfort, l’ideale è scegliere un guanto con interno morbido spazzolato e una membrana isolante che ripari le mani dal vento pungente. Assicuratevi anche che abbiano un buon grip e che siano abbastanza lunghi da coprire i polsi.

Anche testa e piedi hanno bisogno di protezione. Sotto il casco vi consigliamo di indossare una calottina o almeno una fascia termica per il cranio e le orecchie. Per quanto riguarda i piedi, se non disponete di scarpe specifiche per l’inverno, non lesinate su un buon paio di copriscarpe antivento e antipioggia.
Per proteggere le gambe, anche in questo caso consigliamo pantaloni invernali, con membrana antivento, piuttosto che abbinare pantaloncini e gambali (soluzione meno efficace e più adatta alla mezza stagione o alle ascese in quota). E non dimenticate che le ginocchia sono particolarmente sensibili al freddo.

Caldi sì, ma non troppo

Il top di Santini per le condizioni invernali si chiama Vega Extreme ed è composto da giacca, pantaloni/corpetto, guanti, sottocasco e copriscarpe. Realizzato con tessuti Polartec, è consigliato per un range di temperature fra -8° e +5°.

La premessa è che non bisogna esagerare con il calore. Troppo calore significa molto sudore, con la possibilità che una sosta un po’ lunga possa farlo raffreddare addosso… Meglio quindi patire un pochino di freddo nei primi minuti, fintanto che il calore prodotto dal corpo sistemi le cose e crei il giusto comfort. Passiamo al busto. Ormai lo sanno anche i sassi: è necessario vestirsi “a cipolla” ossia a strati. Questa è la scelta migliore quando si pedala perché permette di aggiungere o togliere strati a seconda della situazione. Scontato spiegare che una discesa veloce e a ruota libera renderà il vento più freddo, riducendo il calore del corpo ed è per questo che si sentirà la necessità di essere più coperti rispetto a una salita in cui si spinge.

Il primo strato

Polartec Power Wool, tessuto bicomponente sintetico e naturale, con filati sovrapposti. La lana merino è a contatto con il corpo, per dare morbidezza, calore e traspirabilità. Il sintetico, all’esterno, crea una barriera resistente.

Bisogna dunque partire da una maglia intima in tessuto tecnico, che isola e traspira. Un tessuto traspirante trasporterà infatti il sudore dal corpo verso l’esterno. Considerate tessuti artificiali come il poliestere o tessuti naturali come la lana merino. Lo spessore della maglia intima è da scegliere in base alla temperatura esterna.

Ma la cosa più importante quando si compra una maglia tecnica è la vestibilità. Deve infatti essere abbastanza aderente per funzionare correttamente, ma non così stretta da risultare scomoda quando si pedala.

Il secondo e terzo strato

Passando allo strato intermedio, questo può essere a maniche corte, oppure a maniche lunghe, a seconda della temperatura. Anche per gli indumenti dello strato intermedio, la scelta ottimale premia capi allo stesso tempo isolanti e traspiranti. Devono infatti lavorare in sintonia con l’intimo tecnico, permettendo al sudore prodotto dal corpo di continuare il suo cammino verso l’esterno, per non raffreddarsi vicino alla pelle.

Quando il freddo è più intenso, a questo strato intermedio bisogna aggiungerne uno che funga da barriera esterna. Il cosiddetto guscio esterno, che può essere una giacca termica antivento, una giacca impermeabile pesante o una giacca impermeabile pieghevole. La scelta tra le tre dipende ovviamente dalla temperatura e dalle condizioni meteo.

Ultimo ma non ultimo

Non può mancare anche uno scaldacollo, utile non solo per proteggere il pezzo di pelle fra la scollatura della giacca e il mento, ma anche per essere sollevato a coprire la bocca. Sebbene non ci siano prove che coprirsi la bocca dall’aria fredda prevenga le infezioni delle vie aeree, è sicuramente di aiuto a coloro che tendono a raffreddarsi facilmente.

E ricordate: non esistono condizioni avverse, ma solo attrezzatura inadeguata!

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Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.

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