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CFD, la tecnologia dietro le tavole Sequoia Surfboards

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Ad aprile Marcello Zani di Sequoia Surfboards ci ha svelato in anteprima una delle novità più importanti di quest’anno, il CFD FISH (leggi qui). Lo shape, disponibile sia nella versione twin sia quad fins, è una rivisitazione in chiave moderna del fish tradizionale, realizzato con l’ausilio della fluidodinamica computazionale (CFD) di RED Fluid Dynamics.

A monte della progettazione del nuovo CFD Fish c’è un’importante collaborazione nata tra il brand Italiano e un marchio australiano che non ha bisogno di particolari presentazioni: Aloha Surfboards. Grazie ai suoi 36 anni di esperienza nello shaping il brand Aloha si è guadagnato il rispetto e il riconoscimento dei surfisti di tutto il mondo, e recentemente ha inserito nel suo team anche il pro australiano Stuart Kennedy.

Marcello Zani al lavoro

Il CFD FISH nasce dalla visione di creare uno shape accessibile a tutti i surfisti e dar loro la possibilità di sperimentare le massime prestazioni. Questo modelli di tavola spinge le prestazioni al limite rispettando gli elementi di design tradizionali, che sono il risultato di un’epoca passata ma fondamentale. Nasce così un fish raffinato, con rails più allungati che offrono sensazioni di maggiore stabilità e semplicità di uso specie durante i take-off; inoltre questo shape favorisce maggiore portanza e manovrabilità ad alte velocità sull’onda.

Panoramica sul CFD FISH con configurazione twin e quad fins

Il tail della tavola è uno degli aspetti più originali, si tratta infatti di un double bat reverse fish tail: questo design genera portanza durante le curve strette e aumenta il rilascio, eliminando la resistenza e aumentando l’accelerazione in condizioni di onde poco potenti. Il CFD Fish è un ottimo all-round, lo shape infatti è facile da usare per surfisti di tutti i livelli ed è utilizzabile su qualsiasi condizione d’onda.

Il double bat reverse fish tail del CFD FISH

Nel video in testa all’articolo Riccardo Rossi e Marcello Zani presentano la tecnologia CFD e ci raccontano come dalla collaborazione tra Sequoia e RED Fluid Dynamics siano arrivati alla realizzazione del CFD FISH insieme ad Aloha Surfboards.
Ad affiancare il CFD FISH nella collaborazione con Aloha ci sono altri due modelli di tavola, pre-ordinabili in edizione limitata (disponibili soltanto 100 pezzi per l’Europa).
Stiamo parlando della nuova TORO Sequoia x Aloha (shortboard performante adatta ad un’ampia varietà di condizioni, con la particolarità della presenza di due wing molto più alte del normale, in pieno stile old school) e del Twin Peaks Sequoia x Aloha (un mid length twin fin rivisitato anch’esso in chiave moderna, vera e propria esplorazione del genere che sta tornando sempre più di moda grazie all’ampio range di utilizzo, adatta a surfisti di tutti i livelli e con condizioni d’onda dal ginocchio in su).

Nelle prossime settimane vi daremo maggiori dettagli su questi due nuovi modelli che affiancano il CFD Fish e sono stati sviluppati insieme ad Aloha, intanto se vuoi saperne di più su prezzo e misure puoi visitare la pagina: sequoiasurfboards.com/sequoia-x-aloha/

I tre modelli di tavole Sequoia x Aloha

Vi lasciamo ora alle parole di Marcello Zani, founder di Sequoia Surfboards, che ci ha raccontato le sue impressioni al seguito della collaborazione nata con Aloha Surfboards.

“Ovviamente sono super contento, Aloha è rispettata perché nel periodo di “lotta” America contro Australia nei primi anni del mondiale surf tanti atleti – Australiani – erano nel team Aloha, e la vittoria dei contest è stata la dimostrazione della qualità e dell’impegno del brand. Ho sempre cercato di lavorare con una visione internazionale ma è stato fondamentale per me ricevere fiducia in Italia, e crescere qui. Non sono ne americano ne australiano, sono Italiano e soprattutto sono giovane, tanti negozi e tanti riders hanno creduto in me, è stata la cosa più importante.
Quando si compra una tavola, per quello che penso io, l’aspetto primario sta proprio nella fiducia che si da al brand e allo shaper, quindi devo un enorme grazie agli Italiani. Quello che piace in America, Australia e Giappone è proprio il modo in cui in Italia si lavora, non è solo lo stile o l’immagine esteriore, sotto c’è sostanza.
E’ innegabile, siamo di indole un po’ “fighetti”, ma le nostre cose non sono solo belle, vogliamo che funzionino anche molto bene.”


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