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Come scegliere la vostra nuova amante.

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Essendo tornato ad occuparmi di surf da poco, ho trovato un mondo parecchio diverso da quello che ero solito frequentare anni fa: oggi vedo molta, moltissima confusione, dovuta probabilmente all’eccesso di informazioni e alla difficoltà di capire, per chi inizia, quali informazioni sono attendibili o valide e quali no.

Dopo aver parlato di rispetto e di approccio al surf, mi sento quindi in dovere di proporre un terzo contenuto più “tecnico”: ecco il tutorial definitivo su come scegliere la vostra prima tavola da surf.

Partiamo dalla cosa più importante: il colore.

Il colore è importantissimo: a parte tutti gli studi scientifici che dimostrano quanto i colori influiscano su psiche e salute, la tavola da surf è sicuramente un oggetto che ci piace guardare e ci fa sentire fighi ancora prima di avere toccato l’acqua per la prima volta.
Non importa se avete i brufoli e gli occhiali, la tavola da surf è figa anche quando sta appoggiata al muro e ci trasmette una emozione potente. E’ figa, è colorata ed è tutta nostra.

Come l’abbigliamento o gli accessori, è l’espressione della nostra personalità: a nessuno piace uscire vestito tutto di bianco, giusto? A meno che non siate delle donne e non siate in procinto di sposarvi, o non siate cinesi e non stiate andando ad un funerale.

Quindi ponete estrema attenzione al colore della vostra prima tavola: passerete parecchio tempo a guardarla, di conseguenza vi deve piacere. Dovete innamorarvene.
Inoltre una tavola colorata si distingue meglio di una tavola bianca quando il lip la risucchia e ve la spara in testa! Dalla classica foglia di marijuana ai colori reggae, passando per teschi, fiamme e colori fluo, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Poche cose danno soddisfazione come scegliere la grafica della prima tavola custom. Se potete, fatevela fare.

Il secondo fattore da valutare è lo stile. A chi volete assomigliare? A un professionista distruttore di lip, a un elegante longboarder classico? A uno scazzatissimo e libero free surfer?
Ogni surfer ha uno stile praticamente unico, una volta scelto quello che più vi aggrada e che volete sviluppare sarà difficile poi cambiarlo: potrebbero manifestarsi dei disturbi latenti della personalità, potreste addirittura diventare juventini, pertanto vi consiglio di fare un po’ di ricerca e trovare un modello per lo stile che sentite più vostro.

Una volta individuato il colore preferito e lo stile surfistico che volete adottare, possiamo passare ai dettagli più banali.

Partiamo dal materiale: oggi l’offerta del mercato delle tavole da surf è praticamente illimitata, l’oggetto (una volta rigorosamente shapato a mano e con due sole scelte possibili – clark foam e resina poliestere o polistirolo e resina epossidica) attinge da diverse tecnologie: ecco tavole in legno leggerissime, plasticoni, softop, foils, tavole sotto vuoto con un frame interno, foamboards, la scelta è veramente ampia ma… anche no.

Direi che softop e foamboard, a meno che abbiate meno di dieci anni, potete tranquillamente dimenticarle. Lo stesso per i plasticoni: non voglio citare marchi, ma la tavola rientra nella categoria degli oggetti libidinosi, come una macchina sportiva o una moto. Chi vorrebbe andare in giro con una macchina di merda o con un cancello di moto quando può invece avere il meglio? Se anche ci fosse un problema di budget, è sempre meglio un buon usato rispetto ad un nuovo di bassa qualità.

La tavola non costa decine di migliaia di euro come le auto e le moto fighe: è comunque un investimento, ma sentite un po’ questo ragionamento.
La tavola è la vostra amante. E’ un oggetto del desiderio, fondamentale per fare una cosa che vi darà enorme soddisfazione, dunque non siate taccagni e non risparmiate. In più, a differenza dell’amante, non dovrete pagarle cene costosissime in locali stellati.
Una tavola da due soldi non vi farà surfare meglio e non vi aiuterà di più rispetto ad una buona tavola. Se siete delle schiappe e mollerete al terzo tentativo di uscita una tavola scarsa non ve la leverete più di torno a meno di arrivare a regalarla. Al massimo potrete cercare di farla surfare al vostro cane per postare le foto su Instagram.
Al contrario, una buona tavola in questo caso manterrà un certo valore, se poi la prendete usata è probabile che riuscirete a rivenderla praticamente al prezzo che avete pagato. Easy in, easy out.
Quindi la regola è: no tavole di merda.

Poi, non so chi abbia cominciato questa cosa, ma guardando le varie discussioni in rete ho notato che la prima preoccupazione di un neofita è “da quanti litri deve essere la tavola?”.

Ora, questa cosa vi è scappata di mano. Decisamente. Il vino si vende a litri. L’olio, la birra e la benzina, le tavole decisamente no. Anche perchè il volume è appannaggio esclusivo della produzione industriale: ma se vogliamo andare sul tecnico (seriamente) ci sono altri fattori prima del volume (ma dopo il colore) che vanno considerati.

Vorrei sgombrare il campo dal dubbio: non sono i due litri in più o in meno che vi faranno surfare meglio o che renderanno la tavola più o meno manovrabile, è semplicemente un argomento che non vi deve interessare. Prima di arrivare lì, vi dovete sentire a vostro agio quando ci remate sopra e in primis la tavola vi deve aiutare a prendere le onde e a mettervi in piedi, quindi sarà una tavola che non vi pone il problema del volume: sarà spessa e dislocante come un gozzo ligure. Una volta padroneggiato il take off e capito come si eseguono le manovre fondamentali, potrete celebrare il passaggio al livello successivo acquistando una o più tavole specifiche.

In ordine di importanza, questo è quello che bisogna guardare. Lunghezza. Larghezza. Spessore. Setup delle pinne. Lascerei rocker, bordi e tail a quella che sarà la vostra seconda tavola. Come dite? Ancora con ‘sti litri??

Definito lo stile (e quindi il tipo di tavola, longboard, shortboard, funboard, retro ecc.), per le shortboard la combinazione dei fattori di cui sopra potrebbe essere, per chi inizia, una tavola da non meno di 6’6-6’8″ e una larghezza importante, tra 19″ e 20″. La mia prima tavola è stata una bellissima 6’2″ con la quale non ho preso mezza onda (cavalcare le schiume sdraiati sulla tavola non è surf!), poi sono passato ad una Rusty 7’2″ e mi è cambiata la vita, da lì una volta capito come funzionava mi sono poi dotato di altre tavole più piccole o più grandi secondo la necessità. E’ molto facile che vi costruiate un quiver nel tempo, pertanto non abbiate timore di partire da una tavola grande. Quella troppo piccola vi farà smettere subito.

Per il longboard il discorso è un po’ diverso perchè l’investimento è quasi sempre maggiore, c’è meno usato ed è più facile beccare un longboard che “funziona male” rispetto alle shortboard.

Personalmente sceglierei un long di lunghezza classica (9 piedi) con tre pinne (scassa centrale). I classiconi single fin con poco rocker spesso sono bellissimi ma complicati da gestire per un neofita, quelli troppo “progressive” spesso non riescono a regalare le sensazioni che un long dovrebbe farvi provare. Il long giusto vi faciliterà e vi porterà in fretta al bivio al quale decidere se virare sul classico o scendere di misura e avvicinarsi alle shortboard.
Anche qui, scegliere un modello di buona marca vi faciliterà quando, più esperti, vorrete rivenderlo per prendere qualcosa di più specifico oppure deciderete di tenerlo come jolly per le giornate di onde piccole.

Tutte le misure intermedie di qualsiasi genere di tavola diciamo tra 6’8″ e 9′ in linea di massima funzionano bene: abbiate solo l’accortezza, se scegliete una shortboard un po’ più lunga, di non acquistare un gun per onde grosse, sono tavole che girano poco, sono veloci ma strette (quindi poco stabili a bassa velocità) e servono solo in determinate situazioni. Per il resto, gli elementi da valutare sono quelli che abbiamo visto sopra.

Ora siete pronti per portare a casa la vostra nuova amante!

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Mammifero di sesso maschile della specie "homo sapiens", sottospecie "goofy foot" (ricordiamo che i goofy sono stati creati dalla scintilla divina, mentre i regular discendono per linea evolutiva dalle scimmie). Esploratore entusiasta classe 1972, ho iniziato a fare surf verso la fine degli anni 80 e ho avuto la fortuna di conoscere delle persone straordinarie e di condividere con loro parecchie esperienze dentro e fuori dall'acqua. Ho un approccio multidisciplinare con tantissimi interessi diversi: vivo a Milano (non ridete) dopo diversi anni passati all'estero come manager di aziende italiane e mi occupo tutt'ora di direzione aziendale. Scrivo di design, altra passione che si unisce alla professione, e da poco grazie ad una "sliding door" anche di surf. A volte prendo dentro, e me ne scuso, ma si vive una volta sola, se vi offenderò non ci sarà niente di personale.

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