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COSTRUIRE LA MENTE DEL SURFISTA

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A cura di Eros Tonello

Tra gli scopi del surfista c’è quello di generare velocità sull’onda, la quale si ottiene sommando la potenza della massa d’acqua ai nostri movimenti e usando infine le manovre per rilanciare la tavola su spazi creati dalla nostra lettura e percezione della linea migliore.

Il bottom turn l’ho tirato troppo basso? Quel cut back l’ho tenuto troppo? …Ci stava un off the lip in quel punto?

La general speed è l’elemento di assoluta priorità del surfista, è quel movente che ci fa diventare radicali sfruttando le manovre non a scopo estetico ma al servizio di tutta la surfata e della linea d’acqua percepita. Non possiamo stabilire la manovra più appropriata in quel punto dell’onda, però possiamo dire di aver fatto una cosa giusta se una volta eseguito il trick non abbiamo perso velocità e sporcato la nostra linea.

Cutback

Per riuscire a progredire non basta pensare solo ad una buona tonicità fisica, ma è necessario anche allenare la mente pensando al proprio surf, far partire delle immagini nel cervello per percepire ciò che abbiamo fatto in quel momento (aprire dunque la propria mente): il surf è una disciplina praticata all’interno di masse d’acqua in continuo movimento, dove si coglie l’attimo per una reazione motoria suggerita dalla mente.

Concentriamoci sull’immagine dall’attimo del take off, da quando stacchiamo le mani dalla tavola abbiamo il pieno controllo del surf con i piedi, a questo punto mettiamoci in pausa ed entriamo nella nostra testa, cerchiamo di capire dove parte la lettura dell’onda a scopo di costruire il progetto della surfata.

surf mente 4surf tonello

Di sicuro l’elemento numero uno sarà l’impulso celebrale, poi subentra l’esperienza che incrementa tutti altri fattori come la visualizzazione, l’adattamento, tempo di reazione mentale, velocità di esecuzione fisica e acquisizione del movimento. Tutti questi fattori psicologici hanno un ruolo fondamentale nel nostro modo di surfare, più impariamo a lavorare su di essi e più possiamo ampliare la nostra lettura dell’onda, creando nuove linee e spazi, avanzando così verso un surf più raffinato.

Abbiamo tutti diversi livelli di organizzazione dettati dal nostro sistema (respiratorio, muscolare ecc), che rispondono ugualmente ai nostri bisogni primari. Va bene avere dei modelli da seguire ma non dobbiamo immedesimarsi in altri surfisti, rischiamo di diventare delle brutte copie. Abbiamo detto che ognuno di noi ha le sue capacità organizzative funzionali, il nostro obbiettivo è dunque concentrarsi e lavorare sul proprio potenziale e individuare soprattutto le difficoltà.

Floater

Dalla prima reazione del nostro corpo in movimento partirà subito la percezione delle informazioni, che manderà un impulso elettro-chimico al cervello il quale a sua volta fornirà una risposta tramite un flusso nervoso alle catene muscolari responsabile del nostro movimento (dipendente dai fattori elencati prima come esperienza, visualizzazione, adattamento , emozione, reazione e acquisizione).

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Farsi filmare e rivedersi diventa un’analisi  fondamentale del proprio surf, avremo modo di confrontare le nostre sensazioni con la realtà, un’analisi che ci aiuterà a capire in poco tempo il nostro livello di avanzamento.

Altra cosa utile sarebbe parlare con l’amico che surfa più spesso con noi o con chi in quell’attimo ci ha visti sull’onda, chiedendo una sua opinione, un feedback che si può rivelare molto importante. Si possono porre al compagno di session domande sull’impostazione, la manovra, appoggi dei piedi, posizione delle braccia ecc ecc…una serie di domande a scopo costruttivo e critiche verso ciò il nostro surf. Più difetti saltano fuori e maggiori possibilità di rimediare avremo, l’importante è non vergognarsi di parlare del proprio surf con gli altri.
Affrontando il surf attraverso la mente avremo modo di costruire una piattaforma personale per progredire nel nostro progetto da surfista.

mente surf 4surf eros tonello

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