Pubblicità
Home Ciclismo Prodotti Emergenza covid e ciclismo quali prospettive
Pubblicità

Emergenza covid e ciclismo quali prospettive

0
Emergenza covid e ciclismo quali prospettive
Quale futuro per gli eventi amatoriali schiacciati dalle responsabilità, dai costi e dall'emergenza covid?

La pratica sportiva in ambito amatoriale, il ciclismo ne è un esempio, si fonda su quelli che possiamo considerare dei finanziamenti privati. E’ così per l’amatore e il singolo individuo, per le società che trovano sponsor (privati) e lo è anche per gli organizzatori degli eventi. Il dilatarsi (in senso temporale) dell’emergenza Covid inizia a far delineare delle prospettive future in vista del 2021. Di seguito alcuni scenari possibili e considerazioni.

immagine gf charly gaul
Un’immagine dello start della Granfondo La Charly Gaul, una manifestazione cresciuta poco alla volta e che proprio legandosi al territorio ha assunto una connotazione internazionale. Inoltre è ormai parte integrante dell’UCI World Series.

Emergenza Covid ed eventi

Ora come ora non è facile programmare un evento nel corso del primo semestre del 2021. Se è giusto considerare il vaccino/vaccini una sorta di deterrente (ci limitiamo a considerare l’ambito sportivo legato al ciclismo) è altrettanto vero che una pandemia che ha sconvolto il mondo non può terminare dall’oggi al domani. Prende sempre più corpo la notizia che vede il prolungamento dello stato di emergenza Covid sanitaria nazionale fino agli inizi dell’estate (oppure fino a Luglio), con tutto quello che ne consegue: limitazioni, obbligo di contingentare etc.

Questo “presunto confine” è da guardare in ottica di numero di vaccinazioni volontarie, seguenti contagi, conseguenti curve epidemiologiche, DPCM e tutto il calderone che abbiamo imparato (forse) ad interpretare, (forse) leggere.

Emergenza covid e ciclismo quali prospettive
Una delle immagini simbolo della stagione agonistica 2020, ovvero la firma delle dichiarazioni prima della partenza e/o al ritiro del pettorale.

Cosa potrebbe significare per chi organizza un evento?

  • Sostenere dei costi elevati, già affrontati nel corso dei pochi “mesi agonistici” del 2020, per “mettere in sicurezza e protocollare” l’evento stesso.
  • Questi costi di gestione ricadono inevitabilmente sulle quote di iscrizione che pagano i partecipanti, che già negli ultimi anni hanno visto lievitare gli “oboli” di partecipazione alle gare.
  • Si parla di una sorta di patente Covid, o patente di vaccino per chi pratica sport e anche per gli organizzatori. Questo coinvolge non solo gli atleti, ma tutti quelli che orbitano all’interno di un C.O. ed eventuali volontari.
  • Assunzione di ulteriori responsabilità.
  • Trovare degli sponsor e/o chi ha possibilità di sostenere l’evento. In un momento storico come quello attuale, un’ulteriore difficoltà è trovare aziende che possano supportare in qualità di sponsor e partner. Tutti soffrono, nessuno escluso. Con le dovute proporzioni: chi accusa (organizzatore) in modo minore la situazione attuale e prevede di organizzare nel breve e medio termine, è chi ha legato l’evento ai territori e alla loro promozione. “Soffre meno” quell’organizzatore che per abitudine e modus operandis si è sempre mosso per primo, considerando secondario il supporto degli sponsor.
  • Soffrono gli enti di affiliazione. Qualcuno di questi ha sospeso la copertura sanitaria. Da analizzare le motivazioni (non è il soggetto di questo articolo), ma tant’é.
  • Trovare voglia e motivazione nell’organizzare una manifestazione. Banale? Scriviamo con onestà, che organizzare era difficile senza Covid, oggi lo è ancor di più e riprendiamo l’intervista a Vittorio Ferrante.

Il trittico Sant’Angiolino passione e granfondo

Ciclisti, ciclismo agonistico e Covid

Il paradosso è che, grazie alle restrizioni obbligate della primavera e dell’estate, in molti si sono avvicinati allo sport e alla bicicletta. Avvicinarsi alla bici non significa fare dell’agonismo e buona parte degli eventi amatoriali in Italia sono di stampo agonistico-competitivo. Il calo (in percentuale) dei tesserati agonisti è documentato e sotto gli occhi dei vari enti. L’emergenza Covid e l’ulteriore lievitazione dei costi che ha comportato (per tutti) e la poca valuta disponibile, hanno messo in crisi una categoria che già era in un “periodo di stallo”.

Si rischia di perdere una o più generazioni di ciclisti-amatori

Uno dei rischi maggiori per l’attività amatoriale, da considerare nel medio periodo, è la perdita di un ricambio generazionale (comunque già presente e documentabile) dei partecipanti, ma anche degli amatori/organizzatori. Quali saranno i partecipanti alle gare in futuro? Chi le organizzerà? I volontari? Ci saranno ancora sponsor e partner? Quale sarà il ruolo della FCI e degli enti? Rendiamoci conto che il settore amatoriale del ciclismo, con o senza agonismo è un’attività che porta e produce posti di lavoro, così come lo sport in genere. 

Emergenza covid e ciclismo quali prospettive
Un’altra immagine simbolo della stagione agonistica passata: le mascherine indossate prima della gara e nel post manifestazione.

Presumibile e assolutamente da considerare un ulteriore distacco dall’attività agonistica competitiva: quali le motivazioni possibili?

Ai costi di gestione già elevati, si aggiungono le problematiche dell’emergenza sanitaria.

  • Quotidianità e famiglia.
  • Cassa integrazione dal lavoro e/o disoccupazione.
  • Costo delle biciclette e i costi elevati della loro gestione.
  • Costo delle iscrizioni e delle trasferte.
  • Dobbiamo considerare anche molti ciclisti che, durante l’estate 2020 hanno scoperto la bicicletta lontano dalle gare e che vogliono viverla in questo modo.
  • Patenti sanitarie ed eventuali coperture assicurative.
  • Lo “sbattimento”! Al di la di quello che può essere il costo. Non tutti sono disposti ad “auto-schedarsi”, ognuno con le sue motivazioni ed interpretazioni in merito.
  • Mancanza di stimoli ed obiettivi per il futuro.

a cura della redazione tecnica, immagini di Sara Carena e Newspower.

4actionsport.it

 

Articolo precedenteExpedition Baikal, il video di Dani Arnold
Articolo successivoKTM: non solo biciclette, ecco le scarpe road
Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Pubblicità