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From Twenty_Miles to everywhere: Cristina Tancredi

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Testo e foto: Savez
Editing: Natalia Resmini

La storia di Cristina Tancredi è trasparente come il colore del mare che le scorre sotto i piedi, fino ad arrivare alla punta del suo longboard.

Una vita dedicata alle onde, cercando quella fluidità ed eleganza che si raggiungono solo con molta disciplina. Il passo incrociato è lo step base di una coreografia più complessa, una vera e propria danza sull’acqua, di cui Cristina conosce bene le regole.
Fin dagli inizi sviluppa una passione per il longboard classico: anticipo nel take-off, giusto una manciata di secondi in più: Cristina inizia la sua danza fatta di bottom larghi e hang-five veloci, alla ricerca del trimming perfetto.

Le sue onde preferite sono lunghissime, in particolare quelle del Marocco.
Infinite destre sotto il caldo sole africano, senza mai avere una sezione che chiude; onde che con estrema semplicità si fanno capire ed interpretare.
Oggi si fa surf in ogni angolo del globo, le immagini di onde perfette sono alla portata di chiunque, attraverso i social network. Una realtà costruita, che distorce l’oggettività. La verità è una sola per gli amanti della tavola: ci vuole tempo, costanza e sacrificio.

Anche se il surf è diventato “main stream” di fatto imparare resta molto difficile.
Una disciplina che non potrà mai essere trasformata in uno sport della domenica, che non sarà mai come andare in palestra. E non basta acquistare una felpa griffata di un famoso brand del settore, il surf non si si compra e si potrà mai praticare a orari prestabiliti, perché i sentimenti e la natura non hanno il timer.

La mercificazione esasperata fortunatamente non distorce la vera passione. Molti giovani Italiani scelgono di vivere appieno il surf, grazie a lavori stagionali e decisioni radicali, iniziano una bellissima storia personale fatta di sogni e di viaggi. Alcuni si trasferiscono all’estero per brevi o lunghi periodi alla ricerca di onde perfette. Tra queste persone, durante una delle vostre avventure, vi sarà magari capitato di incrociare Cristina Tancredi.

Giramondo fin dall’infanzia, nasce a Berlino, ma a causa della caduta del muro subito emigra nella vicina Strasburgo insieme ai genitori e alle sorelle. Subito dopo tutta la famiglia si sposta in Canada, per nove anni, dove la madre ha parenti stretti, alla ricerca di una stabilità.
L’inglese diventa la lingua principale per Cristina, ma a causa dell’undici settembre la famiglia è costretta ad emigrare nuovamente alla volta della Francia. E’ in Costa Azzurra che Cristina acquisisce un francese fluente affinando sempre di più le sue competenze linguistiche. Successivamente la famiglia torna in Italia, prima nel sud, e poi a Ventimiglia, dove risiede tutt’ora.

E’ proprio a Ventimiglia che, ormai ventenne, si avvicina ai surfisti locali, e inizia a praticare il longboard. Conosce Natalia Resmini, surfista esperta e con qualche anno in più che subito diventa per lei una grossa fonte di ispirazione e di ammirazione.
L’obiettivo di Cristina è imparare bene: quindi ottiene un working holiday visa e parte alla volta dell’Australia. Un viaggio lungo e avventuroso attraverso la costa ovest fino ad alla costa sud: grazie ai soldi guadagnati lavorando in una farm fa una tappa anche a Bali, mecca del surf mondiale.

Il rientro in Italia la porta a condurre lavori poco remunerativi sempre intramezzati da viaggi più o meno lunghi tra Marocco, Canarie e Biarritz.  Dopodiché accetta un ingaggio su una delle navi da crociera più lussuose al mondo con cui metterà piede in quattro continenti su cinque senza purtroppo quasi mai sbarcare, guardando letteralmente il mondo da un oblò.

Questo periodo di transizione è finalmente interrotto, grazie ad un lavoro a Montecarlo che le da una relativa stabilità. La stagionalità dell’impiego le permette di lavorare sette mesi e poi viaggiare per i restanti cinque, alla ricerca del “sogno”.

La lista dei luoghi dove Cristina pratica il longboard quindi si arricchisce: Messico, California, Nuova Zelanda, ancora Bali oltre ad un numero considerevole di viaggi in Marocco che, come già sappiamo, è una delle sue mete preferite.

Imsouane, sulla costa a nord di Agadir, è il suo luogo del cuore. Nonostante i grandi riflettori del turismo di massa l’abbiano resa insurfabile nei periodi migliori, il suo amore e attaccamento per questo piccolo villaggio di pescatori sono rimasti immutati negli anni. La prima volta di Cristina è stata nel 2010, quando vi erano solo quattro piccoli hotel e la corrente elettrica non era ancora diffusa. La purezza del villaggio e la sua straordinaria atmosfera la conquistano in modo autentico: ci tornerà ben undici volte per lunghi periodi.

Di fronte a chi ammira il suo stile in acqua lei risponde con umiltà che lo fa solo per piacere e passione. Le sue tavole preferite sono i longboard classic, di rado surfa con tavole più corte. Cristina ama larghi nose-rider con molto concave, struttura a goccia per terminare in un tail stretto. Questo shape le permette manovrabilità e partenze radicali, senza mai snaturare il culto dell’old-school. La sua longboard ideale è il “classic D fin 9.25” modellato da Marco Rizzo, il noto shaper firma del brand italiano “Dr. Ank”.

A trent’anni appena compiuti Cristina sogna di incrementare le ore passate in acqua, i minuti passati sulla tavola. Selezionare posti con onde lunghe, in cui le mareggiate siano costanti, il vento lieve. Continuare a leggere quel bellissimo libro che si chiama Terra e, una dopo l’altra, scorrere attentamente quante più pagine possibili.

Oggi Cristina ha 32 anni, da 5 mesi è mamma di una splendida bimba e ovviamente continua la sua insaziabile voglia di sfogliare il bellissimo libro che la accomuna a tutti noi.

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