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Granfondo ed ex professionisti, servono regole

di - 02/09/2021

Granfondo ed ex professionisti, servono regole

Torniamo a parlare e ad esprimere la nostra opinione su un tema che è sempre caldo. La presenza degli ex professionisti alle granfondo e alle gare concettualmente riservate agli amatori. Un argomento che fa sempre discutere, un dolce-amaro del ciclismo amatoriale. Si torna a battere il chiodo in quest’ultimo periodo, dopo le partecipazioni italiane dello svizzero Addy Raphael e dopo la vittoria di un grande ex del circus che porta il nome di Jonny Hoogerland (olandese e ora con cittadinanza austriaca). Questa opinione e gli spunti che sorgono da questo articolo, non devono essere interpretati al pari di una crociata contro gli ex pro che partecipano alle granfondo, anche se è necessario regolamentare in modo corretto la loro presenza agli eventi amatoriali su strada.

Granfondo ed ex professionisti, servono regole
Jonny Hoogerland, vittorioso alla Radmarathon di Solden 2021.

Granfondo su strada e mtb, due cose diverse

Ci concentriamo sulle gare che si svolgono su strada, principalmente le granfondo, manifestazioni che per via del loro sviluppo planimetrico-territoriale sono più difficili da gestire. Non di rado toccano più comprensori, province e regioni, come tutti sappiamo interessano le strade del normale traffico veicolare. La gare off-road, anche quelle “endurance”, non sono invasive al pari delle granfondo su strada.

E’ giusto che ex professionisti e/o ex alteti pro in genere partecipino al pari degli amatori, o di chi non ha mai avuto un passato da atleta vero e proprio? Inserire questa tipologia di corridori nelle categorie inizialmente pensate e riservate agli amatori, è giusto? E poi non dobbiamo dimenticare il condizionamento che si crea in fatto di tempistica del fine corsa (l’auto che chiude molte delle granfondo entro un determinato tempo dal passaggio del primo corridore) da questa categoria di partecipanti, da corridori ex pro? I motivi di discussione sono molti ed è corretto valutare, pesare ed argomentare ogni sfaccettatura di un tema che alimenta un fuoco perpetuo.

Non chiamateli campioni, chiamateli ciclisti

C’era la lista rossa delle granfondo

Potremmo pure scrivere che oltre alla lista rossa c’era anche Raimondas Rumšas, che una volta dismessi i panni del professionista era entrato nel mondo delle granfondo. La sua partecipazione agli eventi amatoriali dava lustro e creava anche parecchi problemi, uno su tutti la gestione della macchina del fine gara. Lui faceva corsa a se, ed essere all’interno delle 20/25 posizioni assolute, spesso significava avere 20/30 minuti di distacco e molto oltre. Il fine gara passava inesorabile e il traffico veniva aperto. Un problema di non poco conto, prima di tutto per la sicurezza. La lista rossa era riservata agli ex pro, ai dilettanti e comunque a chi si era cimentato nella vita da atleta vero. Questi corridori non rientravano nelle categorie master. Beh, forse non era così sbagliato!

Il problema non può essere azzerato, ma deve essere gestito

La problematica della gestione dei tempi, in ambito amatoriale, esisterà sempre, soprattutto per quelle categorie di partecipanti che vivono la pancia del gruppo e per quelle manifestazioni considerate medio/piccole. Scriviamo pure che la gestione del tempo, nel ciclismo è un problema a prescindere e la presenza di ex professionisti non fa altro che ingrandire questo neo. Anche questo è uno dei motivi che continuano ad alimentare il dibattito; ex pro alle granfondo, si oppure no. Al tempo stesso però, tutti, ma proprio tutti ci dobbiamo rendere conto che le granfondo e le gare amatoriali in genere, sono dei macromondi, dove troviamo anche confusione, zelo e non di rado le interpretazioni soggettive delle regole ( e pure queste lasciano spazio ad interpretazioni varie). A nostro parere, l’ultima cosa da fare è quella di negare una partecipazione (al di là di sanzioni etc.)

Eppure il livello tecnico medio è cresciuto in modo esponenziale

Nelle ultime stagioni c’è stato un ridimensionamento, dovuto anche alla scomparsa degli squadroni super attrezzati al pari di team professionistici. C’è stato un rimescolamento, un cambiamento ed una evoluzione di tutto il mondo amatoriale. Il livello medio dei partecipanti è cresciuto in modo esponenziale. Tutti, o quasi, sono attrezzati in modo ottimale, si allenano con criterio e l’essere atleta vero è un aspetto che ormai fa parte del modo di vivere. Anche e soprattutto degli amatori. Questo è un bene per il nostro settore, perché al pari di una certa disciplina ed educazione sportiva, c’é anche un volume di affari che porta lavoro a diversi livelli.

Di pari passo abbiamo assistito ad una flessione degli atleti di punta, perché è venuto a mancare proprio qualche ex pro, dilettante e/o di chi ha fatto dello sport l’attività principale. Fino a questi ultimi periodi, dove siamo testimoni di una sorta di ritorno: il covid ci ha messo lo zampino, perché tanti sodalizi minori (tra i pro e tra le categorie giovanili) hanno chiuso i battenti, lasciando per strada gente sportiva giovane e ancora vogliosa di primeggiare.

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La gestione di un evento e dei suoi tempi, argomento non banale

Ecco che il problema della gestione di una gara e di conseguenza dei suoi partecipanti si ripresenta. Se è vero che una manifestazione come la Ötztaler (e come lei ne esistono altre che si possono permettere di impiegare risorse umane e mezzi in gran numero), ad esempio, si può permettere di gestire al meglio le ore di distacco che esistono tra il primo e la pancia del gruppo (vedi bene, la pancia del gruppo, non l’ultimo arrivato), ci sono eventi minori dove questa problematica diventa di primissimo piano.

Un problema si, che da subito si riflette sulla sicurezza di chi partecipa, degli stessi automobilisti e persone esterne alla gara ciclistica. Servirebbe qualche regola certa e comune a tutti, per il bene del movimento, coinvolgendo tutti, nessuno è escluso. Punti fermi e responsabilità, al pari del buon senso, a favore di chi pedala per passione e di chi organizza le manifestazioni. Non sono valutazioni banali e sarebbe opportuno prenderle a cuore, prima di “far scappare i buoi dal recinto”.

In conclusione

Non siamo contrari alla partecipazione degli ex professionisti, ex dilettanti etc. atleti che hanno avuto un glorioso passato, chi più e chi meno. Siamo contrari ai paciughi, ai magheggi e a quelle regole poco chiare che fanno male al ciclismo. Non fanno bene a chi lo vive con passione, che sia atleta o organizzatore, italiano e straniero. Non solo, perché alcune situazioni che creano imbarazzo, come ad esempio questi distacchi dilatati tra il passaggio del primo corridore (magari ex pro) ed il gruppo inseguitore, non fanno altro che trasmettere una brutta immagine a chi guarda esternamente il nostro sport. Spesso non viene detto e scritto, ma la realtà è anche questa e non è solo italiana.

Siamo a favore di una regolamentazione che permetta a tutti di sfogare il proprio ego, forza e voglia di pedalare in un contesto agonistico. Viva il ciclismo, viva la bicicletta e viva tutti quelli che amano pedalare facendosi un mazzo tanto per far collimare lavoro, famiglia e quotidianità!

a cura della redazione tecnica, immagini di Sara Carena e Otztaler 2021.

4actionsport.it

Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.