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How to: Surf in Iran

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A cura di Gianluca Salomoni

Scegliere come meta surf una regione sperduta dell’Iran è forse lontano dal radar della maggior parte di noi: vuoi per le poche informazioni, vuoi perchè si può trovare di meglio più vicino, vuoi per i costi…Tuttavia la regione del “Sistan e Baluchestan”, nel golfo dell’Oman, offre spesso onde di qualità e in un contesto di affollamento nullo.
Gianluca è partito la scorsa estate insieme alla moglie Francesca e alla figlia Maya, per un viaggio non solo di surf ma comunque portando la tavola al seguito. Ecco qua il suo report, che speriamo possa essere d’utilità per chi decidesse di affrontare un’avventura del genere!

Siamo atterrati a Chabahar airport (aeroporto militare aperto al traffico civile) nel pomeriggio del 12 giugno e la nostra guida, ovvero il gentilissimo tassista Rahim (parlante ben 4 lingue cioè inglese, arabo, farsi e un dialetto locale), ci ha accompagnato subito in hotel ove abbiamo riposato recuperando la stanchezza del viaggio, visto anche il piccolo ritardo della Caspian Airlines partente dall’aeroporto, dei voli domestici, della capitale Teheran (diverso da quello internazionale denominato I.K.A.).
La mattina del 13 Rahim ci è venuti a prendere e su mia indicazione gli ho fatto percorrere il tragitto alla ricerca del mio spot in direzione Pakistan.

Ci ha portato prima al villaggio di Ramin, ma qui le onde non erano idonee pertanto l’ho invitato a proseguire verso oriente dove ci ha fatto vedere, fermandoci in loco, anche un famoso albero secolare in cui generalmente molte famiglie baluche nei giorni di festa vi organizzano pic nic al fresco della sua ombra, e una zona panoramica alta circa 20 metri sul livello del mare, ove ci avvertiva della pericolosità poiché non vi erano protezioni e ogni tanto, soprattutto con pioggia/vento accadono sgretolamenti del suolo.
Abbiamo proseguito in un altro spot (Mars) e qui effettivamente le onde erano migliori ma per sicurezza, visto che era ancora mattina, si è deciso di continuare e una volta giunti a Gwatar (in linea d’aria a pochi chilometri dal confine pakistano), dove abbiamo optato di fermarci. Ovviamente il sole scottava, la sabbia bruciava e purtroppo non vi era nemmeno un metro quadrato di ombra (se lo avessi saputo prima mi sarei portato dall’Italia un ombrellone) in cui Francesca e Maya potessero trovare refrigerio; quindi, dopo essere stato in acqua per un paio di ore (onde destre e sinistre di circa un metro ma franose), ho deciso di uscire dall’acqua (molto calda) e raggiungere il resto della comitiva già dentro al taxi, con aria condizionata accesa, dove si sono rifugiate dopo un’ora in spiaggia.

Dopo essere rincasati in albergo nel pomeriggio, si è deciso la sera di farsi accompagnare nella zona franca di Chabahar a vedere i vari negozi (deludenti, poiché al 90% era tutta merce proveniente dalla Cina via mare).
Il giorno seguente, 14 giugno, Rahim ci viene a prendere sempre intorno alle nove dopo la prima colazione, stavolta rotta verso ovest ovvero verso il villaggio di Tang (che nemmeno lui aveva mai visitato) e casomai le onde non fossero state idonee al ritorno si sarebbe fermato in altra località, ovvero Pozm.
Stavolta il viaggio è diverso poichè, mentre il giorno precedente la strada di fatto ha costeggiato quasi sempre il mar Arabico e quindi aveva anche dei panorami piacevoli da ammirare, stavolta si è passati prevalentemente in aree interne, quasi sempre desertiche e quindi zone particolari ma con meno cose da vedere.
Dopo circa un paio di ore, durante le quali ci siamo beccati anche una imprevista tempesta di sabbia, giungiamo in una area portuale con un militare, che all’interno di una garitta impediva l’accesso oltre. Pertanto il nostro autista scende per chiedere la possibilità di accedervi, cosa che dopo qualche trattativa viene accordata previo nulla osta del superiore all’interno di un piccolo prefabbricato.

Ivi giunti, noto che a circa 900 metri discrete barre surfabili srotolano nella foce del canale lì presente, pertanto chiedo subito ai pescatori del loco se ci potevano fornire un passaggio in barca (soprattutto al fine di potere andare nel versante opposto), cosa negata poiché a loro dire vi era bassa marea. Senza farci prendere dallo sconforto ci siamo muniti di santa pazienza e ci siam fatti oltre un chilometro a piedi costeggiando il canale (quindi rimanendo nel lato destro dello stesso) e salendo su una duna selvaggia che ci ha portati in una spiaggetta (con vari rifiuti a terra nella parte posteriore) che fortunatamente aveva un piccolo albero che faceva ombra.
Posso entrare in mare tranquillo mentre la famiglia si rilassa all’ombra; dopo la session arriva un gruppetto di 5 bambini/ragazzini con i quali condividiamo quattro gesti e alcune fotografie; ovviamente loro non parlavano inglese ma solo farsi e balucho (dialetto locale) però, nonostante tutto, riescono a chiedere a mia moglie se quel signore in acqua (ovvero io) era con loro e soprattutto cosa stesse facendo (il surf, in una regione sperduta come questa, è un’attività completamente sconosciuta).

Dopo la session con onde di circa 70/80 cm, più piccole rispetto a quelle del giorno precedente ma sicuramente più pulite, ci siamo fermati nel ritorno a Pozm, senza beccare condizioni favorevoli. La sera cena in un ristorante locale nel centro di Chabahar (qua il turismo è prossimo allo zero) e poi quattro passi a mangiare l’ultimo gelato del trip (rigorosamente artigianale e sfuso) in Baluchestan. L’indomani partenza per Teheran con un volo della IranAir.
Il mio giudizio per questo surf trip fuori dagli schemi è tutto sommato positivo: far surf in una regione remota del nostro pianeta e per niente sviluppata ha il uo che. Nonostante i costi elevati di trasporto della tavola da surf (Alitalia chiedeva addirittura per i voli Bologna -Roma e Roma -Teheran oltre € 200 per l’imbarco) ho superato il problema portandomi da casa la mia nuova Safe (6’ x 22” x 3”) gonfiabile che, essendo di scarso ingombro (occupa lo spazio di uno zaino) sono riuscito addirittura a collocare nelle cappelliere di bordo durante gli spostamenti. Devo ammettere dire tutto sommato si può ritenere una valida alternativa quando si decide di andare in zone particolari del pianeta, in cui è impossibile trovare un surf d’acquistare o noleggiare.

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