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La legge del surf e il suo valore giuridico

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Molti di noi hanno assistito ad incidenti causati dalla mancata osservazione delle regole a Levanto, tra gli spot più affollati d'Italia. Ph: Ilaria Troisi

A cura di Salvatore Maraventano

Ho attentamente seguito il dibattito scatenatosi a seguito dell’affissione a Banzai di un cartello recante le regole del surf e un infelice invito a seguire le norme di condotta elencate nel cartello pena l’allontanamento dallo spot (poi fortunatamente sostituito con una forma più politically correct).
L’episodio sta facendo discutere e riflettere parecchio sul valore delle regole del surf e sul fatto che tutti surfisti le dovrebbero conoscere e rispettare. Il dibattito, poi, si è farcito della solita retorica surfer esperti vs. surfer principianti, localismo vs. civiltà, etc…
Quest’ultimo dibattito, probabilmente è il più interessante. Se riuscissimo, per una buona volta, a trovare un accordo su chi deve trattare chi e come, probabilmente la questione delle regole non si porrebbe nemmeno. Tuttavia, un accordo del genere è lungi dall’essere raggiunto. Molti surfisti esperti continueranno a trattare con sufficienza i principianti, i principianti faranno fatica ad integrarsi in line-up e continueranno quindi a creare rischi senza riuscire a migliorare, i locals continueranno a sostenere che chi vive a Milano dovrebbe occupare un tapis roulant in una palestra Virgin invece che uno slot in line-up e chi vive a Milano continuerà ad avere difficoltà ad imparare a surfare decentemente quelle due o tre volte che la mareggiata coincide col week end, a causa di spot troppo affollati e mancanza di spazi.

Tra gli spot più inflazionati d’Italia c’è anche Varazze, dove regole ferree e nuovo faro hanno portato l’interessante allungamento delle session durante le ore serali

In mancanza di un accordo su questo punto, quindi, conviene focalizzare le proprie attenzioni su quelle che sono le regole del surf e, sopratutto, sul loro valore.
Tutti i surfisti, infatti, a prescindere dalla posizione più o meno localista o più o meno beginner friendly, hanno interesse che le regole del surf vengano rispettate. D’altronde, tali regole non sono il prodotto arbitrario di gruppo ristretto di surfisti, bensì un sistema di regole, chiaro e preciso, che si è sviluppato nell’arco di decine e decine di anni sulle line-up di tutto il globo per garantire il divertimento in modo ordinato e prevenire, al contempo, conflitti e ingiustizie. Le regole della surf etiquette funzionano perché sono semplici, perché sono passate dal banco di prova della storia e perché vengono comunque riconosciute da tutti i surfisti.
La domanda che ognuno, a questo punto, potrebbe porsi è: che valore hanno queste regole? Che sanzione potrebbe subire chi non le rispetta?

Buona parte dei surfisti è ancora convinta che l’unico strumento efficace che possa far rispettare queste regole sia la cara e vecchia pinnata sulla mandibola.  Che lo si approvi o no, è sicuramente uno strumento. Ragionare verbalmente è un altro strumento, sicuramente più civile, e altrettanto efficace se utilizzato correttamente da una collettività, appunto, ragionevole.
Tuttavia, questi non sono gli unici strumenti per garantire una sana convivenza.. Le norme di comportamento in acqua possono avere, infatti, un certo rilievo giuridico e la loro violazione può essere accertata in giudizio.
Pur non essendoci mai stato nessun caso noto in Italia, è una questione che è stata alle volte discussa negli Stati Uniti e in Australia (dove vengono chiamate law of surf).

Capo Mannu in una rara giornata di scarso affollamento – Ph: Paolo Carta

Fuori di dubbio è che le regole del surf sono un insieme di regole che, per il loro diffuso riconoscimento in tutto il mondo, hanno acquistato la qualità di norme consuetudinarie. A tale tipo di norme la legge (anche quella italiana) riconosce la qualità di norme vincolanti in base all’articolo 1 n. 4 delle Disposizioni sulla legge in generale contenute nel Codice Civile.
La conseguenza di ciò è che un danno causato dalla violazione delle regole del surf è un danno risarcibile in base all’art. 2043 del Codice Civile e, in caso di controversia, un giudice dovrebbe decidere in base proprio a tali regole.
Se, quindi, qualcuno dovesse ferirvi o danneggiare la vostra tavola a causa del mancato rispetto delle regole di precedenza, ricordate sempre che potreste ottenere da lui un risarcimento la cui misura dipende dall’entità del danno. Certo gli avvocati costano (ve lo dice chi fa quasi parte della categoria), ma una richiesta di risarcimento del genere presso il giudice di pace non richiede l’assistenza obbligatoria. Potreste semplicemente fare tutto da soli. Anche solo per frantumare le palle a chi non ha rispettato le regole.

Inoltre, la violazione delle regole del surf potrebbe avere rilievo anche dal punto di vista penale. Il ferimento dovuto al mancato rispetto di queste norme potrebbe integrare il reato di lesioni personali colpose di cui all’art. 590 del Codice Penale, punibile con la reclusione fino a 3 mesi o con multa fino a 309 euro.
Da ciò segue che sarebbe perfettamente ammissibile chiamare la Capitaneria di Porto o i Carabinieri per chiedere l’allontanamento di un soggetto che trasgredisce continuamente alle regole del surf e rappresenta una minaccia per le persone in line-up. Non escludo che in caso di trasgressione palese, ripetuta e atteggiamento non collaborativo, le forze dell’ordine potrebbero benissimo procedere al sequestro dell’attrezzatura.
Ovviamente, provare che qualcuno abbia trasgredito alle regole è sicuramente difficile. La speranza che la Capitaneria di Porto allontani qualcuno o sequestri addirittura l’attrezzatura è limitata a casi estremi. Ma è comunque utile segnalare che il rimedio c’è, esiste. Le regole del surf sono legge.

Salvatore Maraventano
salvatore.maraventano@gmail.com

Molti di noi hanno assistito ad incidenti causati dalla mancata osservazione delle regole a Levanto, tra gli spot più affollati d’Italia. Ph: Ilaria Troisi

 

Il cartello rivisitato a Banzai, dopo i feedback della surf community italiana