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Lightweight Obermayer Evo, keep climbing…

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Dici Lightweight, pensi a un sogno impossibile. A un rapporto euro/grammo da tartufo bianco. Basti pensare che le nuovissime Obermayer Evo pesano 1.230 g la coppia e costano 6.800 euro nella versione con cuscinetti ceramici. Il conto fatelo voi…

Scherzi a parte, siamo nel campo dell’esoterismo spinto, quasi ai margini del feticismo. Ma il ciclismo è bello anche per questo, perché ci sono prodotti che ci fanno sognare. E le ruote Lightweight fanno parte di questi oggetti belli e (quasi) impossibili.

20 anni di super ruote

Le ultime arrivate sono le Obermayer Evo, evoluzione delle Meilenstein Obermaier; un ennesimo omaggio all’uomo che una ventina di anni fa ha dato il via all’avventura della factory di Friedrichshafen. Si tratta di ruote tubeless per freni a disco, sviluppate per dare il meglio di sé quando la strada comincia a salire e quando watt e grammi diventano ancora più importanti.

Per realizzare le Obermayer Evo, gli ingegneri Lightweight hanno messo in campo tutto il loro sapere. Dalla scelta del materiale – fibra di carbonio CFRP ad alto modulo – alla lavorazione, con una nuova struttura frutto di un layup specifico. Grazie all’utilizzo dell’anima Active Foam hanno poi mantenuto i tradizionali standard di rigidezza e leggerezza. I cerchi hanno profilo di 48 mm e canale da 24 mm, con possibilità di ospitare pneumatici da 23 a 32 mm. Il numero di raggi – 20, anch’essi in fibra di carbonio – è lo stesso sia all’anteriore sia al posteriore.

Anche cuscinetti ceramici

I mozzi sono i nuovi Pentagon SL con tecnologia EXP, di 60 g più leggeri rispetto ai precedenti e con una maggiore capacità di dissipazione del calore. Per i palati più raffinati, sono disponibili anche in versione con cuscinetti CeramicSpeed. Sono compatibili con cassetta Campy, Shimano e SRAM.

Il design Rim-to-Rim e la struttura Lightweight Performance contribuiscono a fare delle Obermayer Evo il nuovo riferimento per rapporto rigidezza/peso e reattività e, purtroppo, l’ennesima causa di sonni agitati…

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Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.

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