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Manolo Pochiero ITW

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Classe 1995, nato e cresciuto tra le onde Civitavecchiesi, Manolo Pochiero è attualmente residente a Fuerteventura (Isole Canarie) da circa un anno, dove si allena e lavora come aspirante shaper. Local delle coste Civitavecchiesi, classico esempio di chi non esce di casa e trova condizioni perfette a tubo o sezioni da sfruttare al massimo, classico esempio di surfista italiano che esce di casa e le sezioni sono brevi e color fango seccato. Sono qui con Manolo per intervistarlo e raccontare un po’ della sua vita da quando il surf fa parte di essa (e fidatevi, che non c’è molto da raccontare prima di ciò).

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Manolo, da quanti anni fai surf, come ti sei avvicinato a questo sport?

C’è da dire che sin da bambino avevo feeling con gli sport da tavola, a dieci anni ho avuto la mia prima tavola da Windsurf sotto i piedi, e grazie al mio migliore amico ed un negozio locale mi sono avvicinato anche al surf.

 

Come è stato imparare a surfare in una città come Civitavecchia, dove la cultura del surf quasi non esisteva?

La prima volta che sono entrato in acqua me la ricordo come fosse ieri. Avevo 11 anni appena, non sapevo nemmeno dove fosse il picco, a dire il vero….nemmeno sapevo cosa fosse un picco! Con un 6.1 appena comprato sotto braccio, ho preso e mi sono buttato da solo in un bacino riparato vicino casa mia. Le onde non rompevano, erano solo masse d’acqua che si muovevano sotto di me ed io ero talmente incuriosito da questo fenomeno che provavo e riprovavo a remare su ogni gobba che passava. Quel giorno non ero riuscito a planare nemmeno su un’onda. Così scontento ed al contempo eccitato nel riprovare, l’indomani sono entrato nello stesso posto con il mio migliore amico e con le sue dritte riuscii ad alzarmi sulla prima onda e capii di aver sin da subito un gran feeling con la tavola.

 

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Parlaci dell’onda sulla quale sei cresciuto…

Il mio homespot è senza dubbio sul litorale Civitavecchiese. Chi mi conosce da una vita sa che questo spot mi ha dato molto. Fin da bambino sono stato abituato a surfare su reef, per questo qui alle Canarie mi sento a casa. Le mareggiate più consistenti sul nostro litorale sono da libeccio e scirocco. I professori la mattina quando sapevano che c’era vento da scirocco o da libeccio già segnavano l’assenza sul registro, senza nemmeno aspettare il mio ritardo abituale. La nostra onda non sarà un’onda pulita e perfetta ma le onde di casa mia non le cambierei per niente al mondo.

 

Hai partecipato a gare nel passato?

Si, anni fa ho partecipato e vinto due campionati italiani junior (under 16). Ho fatto inoltre parte della federazione di Windsurf (classe RS:X) per anni, partecipando a diversi europei e mondiali.

 

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Ora ribaltiamo la domanda, hai intenzione di partecipare a gare nel futuro?

Il motivo principale per cui sono venuto a vivere qui a Fuerteventura è proprio questo. A giorni parteciperò alla prima tappa del Campionato Canario che si svolgerà a Punta Blanca (Tenerife) . Ora non è più il momento di giocare, c’è da impegnarsi davvero e rendersi conto che con un campionato del genere hai l’opportunità di confrontarti con gente forte e preparata a livello internazionale.

 

Oltre al surf abbiamo parlato di un’aspirante shaper… raccontaci nei dettagli questo tuo obiettivo:

L’anno scorso ho conosciuto per caso uno shaper italiano che vive sull’isola da 15 anni. Vedendomi surfare ha deciso di sponsorizzarmi con il suo marchio. Ma aldilà dello sponsor ho trovato in lui un grande amico, un maestro, che ha deciso di insegnarmi tutti i trucchi del suo mestiere prendendomi a lavorare con lui . E’ davvero bello avere qualcuno che crede così tanto in te e nelle tue potenzialità. Non lo ringrazierò mai abbastanza. Insieme stiamo tentando di produrre tavole innovative e perfomanti per ogni tipo di onda.

 

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Come si sa, con il mare non si scherza..hai mai avuto esitazioni in acqua? Raccontaci un’esperienza adrenalinica…

Molti spot canari sono caraterizzati da onde per “buqueros” ovvero onde molto cattive e con poca acqua. Una delle esperienze più emozionanti fino ad oggi è stata quella vissuta a dicembre di quest’anno. Ero sempre con il mio migliore amico, anche lui qui per un training e una mattina decido di portarlo in uno spot locale in costa nord. Non pensavamo ci fosse misura per cui avevamo con noi solamente due tavole piccole (due 5.8 per esattezza). Arrivati allo spot eravamo increduli per le perfette condizioni del mare  e ancor di più per il fatto che non c’era nessuno in acqua. Tutti i locali bodyboarders erano fuori ancora a studiarsi la situazione. Così io e Daniele, ci siamo guardati e…l’adrenalina che già scorreva nelle vene ha fatto il resto. In un secondo ci ritrovammo a remare verso il picco mentre un set perfetto rompeva su un perfetto tavolato di rocce sottostanti! E lì…..capimmo perché ancora stavano tutti fuori a guardare! Onda su onda cominciammo a surfare quelle pareti perfette e tubanti messe a disposizione solo per noi.

Esitazioni? Con il mare non si scherza ed è fondamentale rispettare l’oceano nella sua maestosità. E detto questo, l’unica cosa che mi rende vivo è prendere quell’onda , trasformare la paura in adrenalina e non farla degenerare in panico…mai.

Intervista a cura di  Francesca R. Camboni

 

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