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NOKO, eBike piuma per la città

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C’è una interessante ricerca a livello europeo che racconta di come la percorrenza media di un automobilista in città sia intorno ai 5 chilometri giornalieri. Questo risultato ha due livelli di lettura. Il primo ci dice che alternare bici e auto è una soluzione possibile, se non altro per quegli automobilisti compresi fra il valore medio e quelli inferiori. Il secondo si traduce in una domanda: ha più senso progettare eBike urbane con power unit potenti, ma pesanti (che portano il peso complessivo della bici vicino ai 20 kg) o è meglio pensare a biciclette leggere ma con autonomia limitata (parliamo di 15 kg e percorrenze che sono comunque di diverse decine di km)?

Se la filosofia di Noko sposa questa seconda opzione, la nostra risposta dipende, invece, da cosa si cerca e dove si vive (e lavora). Chi ha più strada da percorrere, chi non ama il rito della ricarica, chi ha esigenze di superare scale o dislivelli sollevando la bici, chi la usa per pedalare anche fuori città, chi ha budget limitato. Tutti fattori che indirizzano la scelta verso l’una o l’altra soluzione.

100% Made in Italy

Italiane sotto ogni aspetto, dal processo di ricerca e sviluppo alla realizzazione del telaio (in lega di alluminio) e all’assemblaggio, interpretano un’idea di mobilità sostenibile fatta di tecnologia e stile. Accanto alla NokoForza della nostra prova, il catalogo del brand siciliano contempla altri due modelli: NokoTempo, versione con telaio step through di Noko Forza, e Noko Vulcano, modello dedicato al Gravel e dotato di trasmissione a catena e cambio Sram Apex 1×11.
Tutti e tre i modelli sono acquistabili on line e possono essere personalizzati grazie a un configuratore che permettere di scegliere componenti, colore e accessori (come portapacchi e parafanghi). NokoForza e la sorella NokoTempo costano a partire da 4.490 euro, per NokoVulcano ci vogliono invece 4.990 euro. Prezzi non proprio popolari e telai con 5 anni di garanzia.

Il motore è nel mozzo

Scelta obbligata per avere nel contempo leggerezza e linea pulita, Noko ha sposato la filosofia del motore alloggiato nel mozzo. Si tratta di una unità made by FSA, partner tecnico del progetto, con potenza di 250 W e coppia di 42 Nm, più che sufficiente per muoversi in città senza arrivare al lavoro o tornare a casa sudati e trafelati. Per quanto riguarda la trasmissione, la scelta ha privilegiato la soluzione della cinghia dentata in luogo della catena, per ovvi motivi di praticità, pulizia e mancanza di manutenzione. Si tratta di una cinghia a struttura aperta, che quindi non necessita di realizzare un telaio con i foderi aperti per il montaggio o una eventuale sostituzione. Sempre in tema di trasmissione, NokoForza è monomarcia, con pignone da 19 denti e guarnitura da 45.

L’importanza dei dettagli

Abbiamo anticipato che FSA (con Vision) è il partner tecnico scelto da Noko per allestire le sue bici. Una collaborazione nata con il preciso obiettivo di puntare sulla qualità costruttiva e sul contenuto tecnico, attraverso l’utilizzo di componentistica di primo piano. A prima vista, la bici si presenta curata e ben rifinita, con un occhio alla verniciatura che prevede più mani di colore protette da uno strato di trasparente. I freni a disco, marchiati Raicam, hanno comando idraulico e rotori da 160 mm.
NokoForza monta di serie una coppia di ruote Vision Team 30 in alluminio, con profilo da 30 mm. C’è però l’opzione, al fine di aumentare le prestazioni e ridurre ulteriormente i pesi (a partire da 14,2 kg per la bici in taglia M), di scegliere le più pregiate ruote Vision Metron 40 SL in fibra di carbonio e profilo da 40 mm.
Tutte le biciclette Noko sono spedite all’interno di una scatola specifica, assemblate al 95% e dotate della documentazione con le spiegazioni per completare la messa in strada, quindi bastano pochi minuti per poter cominciare a pedalare.

Come si guida

La posizione è piuttosto sportiva, ma non scomoda, studiata per offrire un buon controllo della bici in ogni circostanza. Ci si muove bene fra le auto, veloci sui viali e con discreto comfort, anche sui sanpietrini. NokoForza è davvero leggera, al punto che potrebbe essere guidata anche senza assistenza, dote che si apprezza soprattutto in una città come Milano che, per esempio sui Navigli, ha scale sulle quali più che spingere la bici occorre sollevarla, operazione che risulta non molto faticosa.

Quando invece si decide di farsi assistere dalla power unit, il motore è una presenza discreta ed efficace, con 5 livelli di assistenza selezionabili tramite il comando sul tubo orizzontale (ne avrei preferiti anche solo 3, ma con una maggiore identità). Al termine della nostra intera giornata di prova, la batteria era pressoché completamente carica. Probabilmente, i 100 km dichiarati da Noko sono veritieri, cosa che fa della NokoForza anche una bicicletta per commuter, che raggiungono la città dalle periferie o da altri centri poco lontani. La batteria, perfettamente integrata nel tubo obliquo, ha una capacità di 250 Wh e può essere ricaricata in circa 4 ore: non è però estraibile senza attrezzi e quindi, se non avete un garage servito dalla corrente elettrica, dovrete portarvi la bici in casa o in ufficio. Chi volesse incrementare l’autonomia può ricorrere al range extender da alloggiare in uno dei due attacchi per il porta borraccia, anch’esso da 250 Wh, che porta la capacità dell’intero pacco batterie a 500 Wh.

Scheda tecnica
NokoForza

Telaio: in lega di alluminio
Motore: FSA HM 1.0, potenza 250 W, coppia 42 Nm
Batteria: Panasonic 250Wh (con opzione range extender da 250 Wh)
Trasmissione: a cinghia Veer carbon (di tipo aperto)
Autonomia: fino a 100 km (ricarica in 4 ore)
Prezzo: da 4.490 euro

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Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.

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