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Onde 365 giorni l’anno: viaggio nel Wavegarden Svizzero di Alaïa Bay

di - 13/04/2021

In tempo di smart working e di lockdown, ma soprattutto in tempo di pandemia, l’idea di vedere con i propri occhi il Wavegarden organizzando un viaggio tra le montagne svizzere, ci è sembrata davvero una follia, una meravigliosa follia!
Senza sapere se saremmo riusciti ad ottenere i permessi e superare i controlli regionali e nazionali, ci siamo messi al lavoro per comporre quello che sarebbe stato un fantastico gruppo di surfisti e professionisti che avrebbero avuto il compito di raccontare ai lettori di 4surf questa incredibile esperienza.

Gli accordi con il management di Alaia Bay, questo è il nome dell’ultima wave pool sviluppata da Wavegarden, non sono stati semplici, sia a causa del Covid 19 sia per l’estremo interesse suscitato tra tanti media europei. Riuscire a concordare un utilizzo esclusivo di questa piscina ad onde perfette non è stato affatto scontato.
Fortunatamente abbiamo trovato estrema disponibilità da parte del responsabile della comunicazione di Alaia Bay, Vincent Riba, e da parte dell’ufficio del turismo svizzero, rappresentato da Francesca Rovati.

Uno scorcio sul Castello di Tourbillon, Sion. Foto: Daniele Brescia

Ci siamo quindi concentrati sugli aspetti burocratici che, in una fase davvero critica per il tasso di contagio da Covid-19, ci preoccupavano non poco. Controllando il sito dell’Ufficio federale della sanità svizzero abbiamo scoperto che se si proviene da un paese ad elevato rischio di contagio è necessario presentare un tampone negativo ed osservare un periodo di quarantena all’arrivo. Fortunatamente esiste una deroga per chi si reca in territorio svizzero per necessità lavorative, infatti nel nostro caso è stato possibile raggiungere Alaia Bay presentando sia le lettere di invito sia ovviamente un test con tampone negativo.

La scelta dei surfisti che ci avrebbero accompagnati a Sion, capoluogo del Cantone Vallese famoso come la città più soleggiata della Svizzera e ora meta di surf trip da tutta Europa, non è stata affatto semplice. L’intento con cui ci siamo mossi è stato quello di rappresentare tutte le tipologie di surfer, in modo da poter raccontare quest’onda, per la gran parte ancora sconosciuta, a tutti voi che ci seguite. Vi possiamo anticipare che ciò che ne è emerso è, a nostro parere, un risultato davvero gratificante, e siamo sicuri che lo apprezzerete anche voi.

Andrea Nacci – ph. Daniele Brescia

Andrea Nacci è un free surfer di lunga esperienza che possiede ottime capacità su tavole di tutti i tipi e si contraddistingue per uno stile molto elegante.
Filippo Eschiti è uno dei riders più forti in Italia, è un grande esperto di tube riding e si distingue per uno stile energico e radicale.
Brando Giovannoni è un giovanissimo surfista dal grande talento, campione italiano 2020 nella categoria Under16, che si sta facendo conoscere per il suo enorme potenziale.
Giulia di Giovanni è una longboarder di esperienza che partecipa alle gare del circuito con buoni risultati.

Per quanto riguarda la fotografia e le riprese video le persone incaricate da 4surf sono Marco Mancini (@marco_mancini_filmaker), giovane filmer di talento e comprovata esperienza dotato di enorme passione per il surf, e Daniele Brescia (@danielevbrescia), che si occupa di fotografia e riprese outdoor e che, come Marco, ama lavorare in ambito action sport.

Presente inoltre ad Alaia anche Fabrizio Passetti, massimo rappresentante dell’adaptive surfing in Italia alla sua prima esperienza in una wavepool. Nei prossimi giorni vi racconteremo maggiori dettagli sulla sua avventura.

Onde di qualità e sullo sfondo vette innevate superiori ai 3000 m: uno scenario possibile solo ad Alaia Bay, per ora. Giulia Di Giovanni – ph. Daniele Brescia

A pochi giorni dalla partenza i preparativi diventano sempre più frenetici, tutti i componenti del gruppo si mantengono in contatto continuo, ogni chat porta con se un brivido di emozione per le novità belle o brutte che può veicolare.
Non dimentichiamoci infatti che è tutto in continuo mutamento, le soglie di sicurezza contro il Coronavirus si possono alzare d’improvviso, vanificando progetti e sogni senza tanti complimenti. Fino a poco prima di partire si controlla spasmodicamente la situazione politica, le previsioni del tempo e i comunicati stampa di Alaia Bay, scongiurando ogni volta che possa accadere l’irreparabile. Fortunatamente il momento di partire è arrivato, l’ultima notizia utile ci informa che una debole nevicata ha coperto la zona di Sion, imbiancando per qualche ora anche il Wavegarden. Per un attimo ognuno di noi fa mente locale, per ricordarsi di aver messo in valigia la muta più calda, di aver portato i calzari, i guanti ed un cappuccio adeguato. L’impatto con la temperatura dell’acqua non si preannuncia gradevole.

Filippo Eschiti – ph. Daniele Brescia

Il viaggio comincia, prima di accendere l’auto bisogna controllare i documenti almeno una…due, forse meglio tre volte. I bagagli sono pronti, la tavola quella è sempre pronta per fortuna, un pensiero in meno. Provenendo da zone d’Italia diverse si parte separati ma ci si coordina via messaggi, tanti messaggi, oppure con lunghi vocali.
Poi si arriva alla frontiera: c’è chi deve svuotare l’auto per un accertamento della dogana e chi invece, baciato dalla fortuna, deve solo sottoporre agli agenti i documenti d’identità.

Una volta arrivati sul suolo svizzero, essendo una nazione non facente parte della comunità europea, ci ritroviamo senza copertura telefonica in roaming, pertanto alcuni del gruppo resteranno separati fisicamente e virtualmente fino all’incontro finale, presso l’Hotel Elite di Sion. E’ strano come nonostante alcuni di noi non si siano mai incontrati di persona, guardandosi negli occhi, si riesca a percepire lo stesso stato d’animo, emozione, eccitazione e tantissima curiosità.
Come sarà domani? Le aspettative saranno deluse? Ne sarà valsa la pena averci fantasticato così tanto? Aver speso parole su parole prima di arrivare al momento della verità? Nessuno lo dice ma tutti lo pensano.

Il logo che tutti conosciamo e, sulla destra, l’ennesima sezione distrutta da Pippo Eschiti durante la giornata. Ph. Daniele Brescia

E poi il giorno dopo, alla fine, arriva veramente. Ci presentiamo all’orario concordato ma troviamo il parcheggio già completo, vorremo mollare la macchina in doppia fila e correre a vedere le prime onde srotolare vuote nella laguna, ma qui siamo in Svizzera, non è concesso. In realtà il parcheggio c’è ed è enorme, si trova solo 100 metri più avanti, siamo talmente ipnotizzati dalla struttura da non accorgercene. Ci sono anche altri impianti sportivi, un piccolo lago e un ampio parco avventura che confina con Alaia Bay.

La struttura è praticamente completata, ci sono solo alcuni dettagli che verranno ultimati prima dell’imminente inaugurazione del primo di maggio. Il Boardriders Store con prodotti Roxy e Quiksilver è in fase di allestimento, e la reception è già operativa; infatti non impieghiamo molto tempo a completare la registrazione per ottenere il braccialetto fluo, che ci permetterà di entrare ed uscire da Alaia Bay per tutta la durata del nostro soggiorno.

All’ingresso ad Alaia Bay si trova l’enorme Boardriders Store con prodotti Quiksilver, Roxy e molti altri brand, insieme ad un’ampia scelta di tavole

Attraversato l’ingresso sbuchiamo dove possiamo finalmente vedere la mastodontica struttura tipica delle installazioni Wavegarden, una grande vasca da 8.200 metri quadri a forma di quadrante circolare (un quarto di pizza al piatto, per intenderci), con un lato di circa 150 metri e un pontile che taglia a metà la laguna.
Il colpo d’occhio lascia tutti senza fiato: la giornata è limpida, le montagne innevate coprono tutto lo scenario intorno alla pool, l’acqua è cristallina. Quando poi vediamo le prime onde comparire dal nulla, silenziose, srotolandosi a destra e a sinistra, è come se per un attimo il tempo si fermasse. Barre cristalline si aprono davanti ai nostri occhi, hanno una forma perfetta, trasparente, il sole riflette sullo specchio d’acqua e fa sembrare quelle forme ancora più surreali.
Cerchiamo lo sguardo gli uni degli altri, per vedere se lo stupore è equamente condiviso, ed è così, sembra tutto davvero troppo perfetto per essere vero, eppure è la realtà ed è a nostra totale disposizione.

Tipica lineup ad Alaia Bay – Ph. Daniele Brescia

Alaia Bay è predisposta per offrire oltre 200 mute Quiksilver e Roxy ai propri ospiti, purtroppo il recente incidente al canale di Suez ha causato un rallentamento nelle consegne, quindi utilizzeremo la nostra attrezzatura in neoprene. Inoltre, per i futuri visitatori sarà possibile anche noleggiare una notevole quantità di tavole sia rigide sia soft, per sperimentare la tavola più adatta a tutte le diverse forme o potenze che l’onda è in grado di esprimere.
Gli istruttori di Alaia Bay organizzano un veloce briefing a bordo vasca insieme a Giovanni Piro, surf operation coordinator presso la struttura, ingegnere e referente italiano con grande esperienza nel mondo delle wave pool. Durante il briefing ci vengono spiegate brevemente ma in modo dettagliato tutte le regole per alternarsi e surfare il Wavegarden in maniera sicura.

La struttura genera contemporaneamente un’onda sinistra e una destra, quindi ci sono due vasche distinte che rimangono separate dal pontile. L’onda in ognuno dei due casi viene generata in un angolo della pool e il primo della fila, per poter fare correttamente il take off all’arrivo dell’onda, deve posizionarsi ad una specifica distanza dall’angolo dove viene generata l’onda, gli è d’aiuto un riferimento numerato stampato lungo la parete laterale.
In pratica in base alla tipologia di onda che verrà generata e al tipo di tavola che si utilizza, ci si posizionerà più o meno distanti rispetto all’angolo della pool da cui l’onda inizia il suo moto.

Giovanni Piro, surf operation coordinator presso Alaia Bay

Sembra tutto molto semplice. È arrivato il momento di entrare in acqua. Forse è grazie all’adrenalina oppure al sole che splende limpido posizionato proprio al nostro zenit, che tutto sommato l’impatto non è neppure così drammatico. La temperatura stimiamo possa essere intorno ai 9-11°C, i più coraggiosi entrano senza calzari ne guanti, ma poco dopo sono costretti a ravvedersi, mentre il cappuccio non sembra essere indispensabile.
Si comincia. Partiamo dal livello più soft (onda chiamata “Malibu”), un’onda morbida, la partenza è piuttosto semplice, l’onda è abbastanza lenta, generosa con chi ha bisogno di più tempo per alzarsi, oppure per chi usa tavole lunghe.
L’emozione è tanta, dopo pochi secondi siamo tutti nuovamente in coda, rapidamente viene incrementato il livello dell’onda una prima volta, poco dopo una seconda e così via.

Giulia di Giovanni punta al nose nella seconda sezione dell’onda “Malibu”. Foto: Daniele Brescia

Tutti sono sempre più ansiosi di vedere quale sarà il livello successivo. Dopo aver provato diverse onde più o meno potenti, ma tutte con una bella spalla lavorabile in modo abbastanza semplice, c’è una una pausa prima dell’annuncio che in tanti stavano aspettando: “Barrels”!
La pausa di intermezzo permette a tutti di gestire le proprie emozioni e di riordinare le idee in attesa di potersi confrontare con un’onda che, a detta dell’istruttore, avrà una partenza semplice ma che poi si rivelerà essere molto tecnica e decisamente non per tutti.

In un preciso punto della sezione, in un determinato momento l’onda comincerà a sviluppare così tanta energia da formare un tubo che darà modo ai riders esperti di entrare nel “pocket”. La pausa volge al termine, la tensione è palpabile, tutti prendono posizione, c’è chi cambia tavola prima di remare verso la lineup del Cove.
Le prime onde vengono fatte partire senza che nessuno possa surfarle, sono perfette e tolgono il fiato a chi è rimasto fuori dall’acqua ad osservarle, al sicuro.

Andrea Nacci si gode la sezione tubante dell’onda “Barrel”. Foto: Daniele Brescia

I primi tentativi non sono semplici, riuscire a stare nel tubo non è cosa da tutti, bastano pochi centimetri di troppo in avanti per essere mangiati dal labbro dell’onda, se invece si sbaglia la linea tenendola troppo alta si viene proiettati in una bella lavatrice.
Tentativo dopo tentativo tutti gli shortboarder, Pippo, Andre e Brando, entrano ed escono con naturalezza da un tubo che sembra nascere dal nulla, e che ad ogni corsa diventa sempre più profondo. Dopo qualche prova anche Michele (caporedattore 4surf) e Marco (filmaker) riescono ad avvicinarsi e godersi questi attimi di avvolgente perfezione.
L’onda in questo paradiso sintetico è generosa come la natura non potrà mai essere, regala a tutti un notevole numero di tentativi, replicandosi ogni volta con la stessa perfezione e permettendo così di memorizzare linee e movimenti con una rapidità irraggiungibile in mare.

Uno degli innumerevoli tubi in cui il giovanissimo Brando (15 anni) è entrato e uscito durante la giornata. Foto: Daniele Brescia

Siamo tutti rapiti da questo stato di grazia, tanto da avvertire i primi morsi della fame quando ormai sono le tre del pomeriggio. Alaia Bay ha al suo interno il Twin Fin Bistrò, un ristorante al piano superiore con terrazza di 400 metri quadri con vista esclusiva sullo spot, ma la sorpresa ancora più felice è scoprire che l’intero staff della cucina è composto da personale italiano.
Per l’occasione ci viene servita un’ottima pizza italiana che divoriamo velocemente. Il tempo scorre e abbiamo tutti paura di perderci qualche istante di perfezione, che sappiamo tutti sarà destinata a terminare prima del tramonto.
I nostri riders col passare del tempo cominciano a prendere le giuste misure e a capire come muoversi, Marco entra in acqua con muta e scafandro per fare degli scatti da vicino a questi tubi geometricamente perfetti.

Uno dei tubi del giorno è senza dubbio di Pippo Eschiti. Foto: Daniele Brescia

Dalla riva sembra tutto molto semplice, quasi elementare, ma conoscendo la qualità dei surfisti in acqua realizziamo che è la loro naturalezza a far sembrare semplici queste manovre.
Durante il pomeriggio viene dato spazio anche ai longboarder, con onde più morbide ma di varie misure sfruttando l’onda “Malibu”, in modo che tutti possano esprimersi al meglio prima che la sessione volga al termine. Giulia, essendo goofy predilige la sinistra, da cui tira fuori diversi noseriding riflettendo il suo longboard sulla parete glassy dalle sembianze maldiviane.

Poco prima della sera viene nuovamente annunciata la session dei tubi con la massima intensità. Inutile dire che fino alla fine della giornata ci si spreme tutti fino all’ultimo goccio di energia. C’è chi rompe la tavola, chi si scontra, chi viene frullato a dovere…ma tutti hanno costantemente un bel sorriso stampato in faccia.

Il sorriso magnetico di Brando la dice tutta sull’esito della giornata. Foto: Daniele Brescia

Quando viene annunciata la fine della session c’è un po’ di delusione generale, si sarebbe voluto continuare ad oltranza, possibilmente accendendo l’illuminazione notturna, ma molto probabilmente non sarebbe bastato neppure quello. Del resto l’idea che le onde possano essere accessibili in base ad un orario è anch’esso qualcosa di innaturale, che avrà bisogno di tempo per essere metabolizzato.

Una birra al bar del Twin Fin Bistrò aiuta tutti ad affrontare con più sportività la conclusione di una giornata fin troppo emozionante, le chiacchiere, le impressioni e le risate ci fanno apprezzare meglio la fortuna che abbiamo avuto nell’essere qui.

Breve pausa dissetante per il nostro filmaker Marco Mancini, tra una session di riprese ed una di surf. Foto: Daniele Brescia

Il giorno dopo facciamo l’ultima tappa del viaggio prima di ripartire e visitiamo Alaia Chalet, struttura dello stesso gruppo di Alaia Bay che ospita un meraviglioso skate park gratuito all’aperto. Al suo interno è presente un altro skatepark al coperto corredato da una rampa enorme che finisce su un immenso cuscino, adatta per provare qualsiasi tipo di manovra aerea.
Alaia Chalet offre inoltre tutto ciò che serve per allenarsi nel freestyle, con un’ampia palestra indoor in cui fare training per qualsiasi disciplina di action sport, dal parkour al freeski passando per snowboard, BMX, Scooter e Cheerleading.
I numerosi trampolini di vario tipo presenti dentro lo Chalet hanno come unico limite la propria immaginazione.

Dopo qualche giro in surfskate torniamo a visitare la città di Sion, base strategica sia per surfare Alaia Bay e sia per raggiungere le vicine valli laterali del Vallese. Il capoluogo del Cantone Vallese viene definito la città più soleggiata della Svizzera ed offre spazio per numerose attività. Tra le tante cose da fare a Sion consigliamo di visitare i due scorci caratteristici della città, che sono il Castello di Tourbillon e le rovine del borgo fortificato di Valère.

Giulia Di Giovanni durante lo shooting prima del giro in città a Sion. Foto: Daniele Brescia

Trovandosi nel cuore di una delle più importanti regioni vitivinicole della Svizzera, Sion è ricca di vigneti che si possono visitare attraverso escursioni lungo i canali di irrigazione (chiamati “bisses” in francese). La visita dei canali non può che terminare con la degustazione del vino locale, il Fendant.
Per approfondire qualcosa sui 7.000 anni di storia di questa antica città svizzera suggeriamo di visitare uno dei numerosi musei presenti a Sion.
Visitando il sito myswitzerland.com si possono scoprire molti altri dettagli su questa meravigliosa città.

Purtroppo siamo arrivati all’epilogo di questa breve vacanza e senza troppa fretta, dopo gli ultimi giri, decidiamo di preparaci al rientro in Italia. Con ben poca convinzione ci salutiamo malinconicamente l’un l’altro e ci mettiamo al volante. Ci concentriamo su tutto il lavoro che ci aspetta al termine di un progetto come questo, ma in verità la mente è proiettata da tutt’altra parte, probabilmente sta fantasticando su quando potremo tornare ancora qui tutti insieme, e rivivere così tante emozioni.
Sembra incredibile che si debba tornare tutti a casa, tutti ad un nuovo isolamento, più o meno rosso o arancione, ed è in questo momento che il sapore di questa fuga ci sembra ancora più intenso e prezioso.

Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che hanno supportato questo breve surf trip tra le Alpi Svizzere, che sono:
California Sports (@californiasportitaly) e Quiksilver (@quiksilver)
Svizzera Turismo Italia (@myswitzerlandit) e Sion Tourisme (@sion_tourisme)
Abec Sport (@abec_sport_distribution) e Slide Surfskate Italia (@slide_surfskate_italia)
Studio Commercialista Di Giovanni e Freeride Cosmetics (@freeridecosmetics)
Stanley 1913 (@stanley1913_italiandistributor)

Resta sintonizzato su #4surf, nei prossimi giorni uscirà una breve clip ed una guida dettagliata sul surf nel primo spot con onde world class della Svizzera.

Tutte le foto sono di Daniele Brescia | @danielevbrescia