Home Mtb Test Prova Trek Fuel EXe 9.9 XX1 AXS

Prova Trek Fuel EXe 9.9 XX1 AXS

0
trek fuel exe foto in azione su sponda in legno bikepark

La nuova Trek Fuel EXe è al top di un segmento di eBike nato da poco, che però si sta popolando in fretta, quello delle “leggere e naturali”

Un segmento, quello delle eMTB Light, dove il motore c’è, ma non si sente. Sia perché il suo rumore è quasi impercettibile, sia perché la sua assistenza è discreta e non invasiva.

Cambio di tendenza?

Dopo l’escalation delle prestazioni delle power unit a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, chi avrebbe mai pensato che l’evoluzione delle eMTB potesse prendere anche un’altra strada, diametralmente opposta. Invece così è stato e oggi il downsizing è più che una opzione. Con questo termine intendiamo il ridimensionamento verso il basso dei sistemi, a vantaggio di una maggiore naturalezza dell’assistenza e di sensazioni di guida più simili a quelle di una MTB tradizionale. L’aumentata efficienza di motori e batterie pemette di ridurne capacità e dimensioni senza rimetterci troppo in prestazioni e autonomia, anzi, guadagnandoci di più in termini di peso e guidabilità.

Una evoluzione che ben si sposa soprattutto con i modelli con destinazione Trail e All mountain, ma che non è molto democratica. Queste nuove eMTB leggere, infatti, possono essere sfruttate appieno da chi è più allenato e ha un discreto background di guida fuoristrada. Sì, perché alle meno esplosive prestazioni del motore devono fare da contrappeso più brillanti prestazioni dei nostri muscoli. Ma occorre possedere anche una tecnica di guida più raffinata per superare ostacoli (sia in salita sia in discesa) che le eMTB più anabolizzate digeriscono come un piattino di verdure bollite.

Leggi l’approfondimento sulle Light eMTB

Ottimi ingredienti

Per mettere insieme questa ricetta, Trek è partita da materie prime e ingredienti di sicura e provata qualità, ossia geometrie azzeccate e una sospensione posteriore fra le migliori che frequentino i boschi. Perché il piatto funzionasse, mancava però la cosa fondamentale, ossia un sistema di assistenza unico. Ed è qui che gli uomini di Waterloo hanno avuto l’intuizione, andando a pescare TQ, azienda tedesca (da 1.700 dipendenti…) leader nel settore dell’elettronica, con una sezione dedicata all’ sviluppo di sistemi di assistenza alla pedalata. Il loro gioiellino TQ-HPR50 era quello che ci voleva: 3 kg di peso, ingombri minimi, 50 Nm di coppia e 300 W di potenza di picco. Ma, soprattutto, una silenziosità unica. Ecco, la Fuel EXe era pronta per essere servita.
Se l’acerrimo rivale Specialized ha dato il La a questo nuovo filone di eMTB leggere (che nel frattempo ha cominciato a popolarsi), Trek lo ha portato a un livello superiore e, ne siamo sicuri, per un po’ guarderà tutti dall’alto al basso.

Perché ci piace

Premettiamo che, prima ancora della bici in questione, è la filosofia delle light eMTB a convincerci: bici da guidare, nel senso di pedalarle e far loro mettere le ruote proprio lì, dove vogliamo noi. Ci piace anche l’idea di fare ancora fatica: non che con le full power non se ne faccia, ma qui se ne fa di più e il gusto della conquista è ancora più dolce. Ciò detto, nel caso della Trek Fuel EXe, si aggiunge un altro motivo di apprezzamento, legato a una ulteriore affinità con il mondo delle MTB tradizionali, ossia la silenziosità del sistema. Le prime volte abbiamo addirittura avuto il dubbio che la drive unit fosse accesa. Non è un aspetto da poco, quello del rumore: una bici così discreta ti fa sentire più immerso nell’ambiente e, ancora una volta, riporta alla mente sensazioni di un Mountain biking “naturale”. Naturale è anche la pedalata, grazie e un intevento dolce e armonico che mai è invasivo o prende il sopravvento, lasciando che l’apporto del motore non prevarichi quello dei muscoli.

I livelli di assistenza sono tre (Eco, Mid, High) e possono essere modulati attraverso la app Trek Central, intervenendo per ciascuno sui valori di potenza massima, fattore di assistenza, risposta del pedale. Altro aspetto positivo del motore TQ è la completa esclusione quando si pedala senza assistenza, che si traduce in zero effetto trascinamento e nella piena sensazione di pedalare su una MTB tradizionale, oltre al fatto di raggiungere e mantenere con facilità velocità superiori ai fatidici 25 km/h.

Sui trail

Le prestazioni del sistema accompagnano e sostengono perfettamente la ciclistica della Trek Fuel EXe che, come vuole la tendenza attuale, determina una forward geometry efficace nella guida trail, anche spinta, con rock garden e bosco infido farcito da sassi e radici. Della sospensione posteriore abbiamo già celebrato l’efficacia nel digerire gli ostacoli e tenere sempre la ruota incollata al terreno, a tutto vantaggio della trazione: con buona tecnica, si riescono a superare salite cattive e non semplici, senza bisogno di lavorare troppo con il corpo. Non dimentichiamo che sotto al sedere abbiamo una bici da 18 kg, peso davvero contenuto, che facilita la vita in salita.

In realtà la facilita anche in discesa, o meglio la rende più divertente… La bici è infatti giocosa e docile nel misto, dove cambi di direzione e correzioni non sono un problema, e stabile sul veloce (ovviamente una Enduro da 25 kg lo è di più, ma questa è un’altra storia e qui non c’entra). Secondo noi, la posizione standard del MinoLink, che regola l’infulcro del leveraggio della sospensione e quindi la geometria della bici, è il migliore compromesso fra maneggevolezza e stabilità. Il cambiamento di mezzo grado allo sterzo e di 3 millimetri nell’altezza del movimento centrale sono difficilmente percepibili nella guida, anche da un utente evoluto.

A casa nel bike park

eMTB trek fuel exe foto in azione in bikepark cervinia

Abbiamo guidato la Trek Fuel EXe nel park di Cervinia-Valtournenche, alternando percorsi flow e veloci a trail più tecnici nei boschi, in un ventaglio ampio di situazioni da cui siamo usciti sempre soddisfatti e divertiti. Un plauso va anche alle gomme, robuste ed efficaci come grip e trazione, scelte in sezione generosa senza badare al peso. Sono stati due giorni di ride intenso, che ci hanno permesso di valutare anche la durata della batteria, che con un utilizzo combinato delle tre modalità di assistenza, permette di mattere sotto le ruote un dislivello di 1.500 m senza preoccuparsi di rimanere a secco. Naturalmente, come ormai consuetudine, anche per la Fuel Exe è disponibile un range extender da posizionare nel portaborraccia, che fornisce ulteriori 160 Wh di carica, per poter pianificare anche le uscite più epiche, quelle in cui si esaurisce prima il biker della batteria.

Tutto al top

La componentistica è il massimo che si possa desiderare, al giorno d’oggi, in termini di prestazioni/affidabilità (senza sconfinare nel mondo dell’esoterico…), e comprende anche qualche orpello che gratifica i fanatici della tecnologia, come i controlli Rock Shox AirWiz e Quark TyreWiz per monitorare la pressione di forcella, mono e gomme. Della trasmissione SRAM XX1 AXS, con comandi wireless, non aggiungeremo elogi a tutti quelli ormai in letteratura, ma ricordiamo che le batterie di cambio e reggisella telescopico non sono intercambiabili e, se la prima è caricata dalla batteria del motore, la seconda deve essere “nutrita” in modo autonomo. Breve anche il commento sui freni Code RSC (i migliori esemplari firmati SRAM), con pinze a quattro pistoncini e dischi da 200 mm, potenti, modulabili e costanti. Passando dunque alle altre componenti, degno di nota è il cockpit integrato, in fibra di carbonio, che porta rigidità, precisione e peso a livelli molto alti. Il suo rise è 27,5 mm mentre la lunghezza dell’attacco è 45 mm, valori a cui bisogna adeguarsi a meno di optare per una differente soluzione. Altra particolarità di questo componente, l’alloggiamento di un minitool all’interno dell’attacco, in corrispondenza del cannotto della forcella, in stile Specialized.

Come il cockpit, anche le ruote sono marchiate Bontrager (brand di famiglia Trek) e offrono prestazioni al top in fatto di scorrevolezza e leggerezza.

Conclusioni

eMTB trek fuel exe foto in azione in bikepark cervinia

Se fosse un’auto, sarebbe una Lamborghini Urus. Esclusiva, opulenta, prestazionale, curata e… irraggiungibile. Quattordicimilacinquecentoeuro sono una cifra difficile da raccontare, ma la Trek Fuel EXe in questa configurazione XX1 AXS è una bicicletta che, in questo momento, rappresenta lo stato dell’arte nel campo delle eMTB. Il problema è un altro: la versione di ingresso nel mondo Fuel Exe ha un prezzo di 6.999 euro, che, pur essendo meno della metà rispetto alla sorella, la colloca comunque in fascia alta, a fronte di un allestimento di fascia inferiore. Questo nulla toglie alla qualità della bici. Eccellente sotto ogni aspetto, di sicuro una delle migliori eMTB sulle quali abbiamo appoggiato le terga, soprattutto per la sensazione di naturalezza, neutralità e piacere di guida. Se questa è la direzione che stanno prendendo le nuove “light eMTB”, riempite un bel ciotolone di pop corn e mettetevi comodi perché assisteremo sicuramente a uno spettacolo divertente, nel futuro più prossimo.

Trek Fuel EXe 9.9 XX1 AXS: scheda tecnica

  • Motore: TQ-HPR50, (potenza 250 W nominali, 300 W picco – coppia 50 Nm)
  • Batteria: TQ, integrata ed estraibile, 360 Wh (range extender 160 Wh opzionale)
  • Telaio: Fibra di carbonio OCLV Mountain, rocker link in lega, passaggio interno dei cavi, 140 mm di escursione posteriore con Mino Link
  • Ammortizzatore: RockShox Super Deluxe Ultimate AirWiz, ammortizzatore RCT2
  • Forcella: RockShox Lyrik Ultimate, AirWiz, DebonAir, ammortizzatore Charger 3 RC2, escursione 150 mm
  • Reggisella: RockShox Reverb AXS, escursione 150 mm, wireless
  • Trasmissione: SRAM XX1 Eagle AXS, guarnitura E*thirteen E*spec Race in carbonio, 34T, cassetta Eagle XG 10-52, 12 v
  • Freni: SRAM Code RSC, 4 pistoncini, dischi da 200 mm
  • Ruote: Bontrager Line Pro 30, Carbonio OCLV Mountain, Tubeless Ready
  • Pneumatici: Bontrager SE5 Team Issue, Tubeless Ready, 120 tpi, 29 x 2.50”
  • Cockpit: piega/attacco integrato Bontrager RSL, fibra di carbonio OCLV
  • Peso rilevato: 18,3 kg (taglia M)
  • Prezzo: 14.499.000 euro

Geometria (taglia M)

  • Stack 627 mm
  • Reach 455 mm
  • Angolo sterzo 65°
  • Angolo sella 77°
  • Foderi bassi 440 mm
  • Interasse 1.215 mm
  • Offset 44 mm
  • Trail 130 mm
  • Altezza BB 342 mm

Ci piace

  • Facilità
  • Piacere di guida
  • Sospensione posteriore
  • Qualità e finiture
  • Silenziosità

Non ci piace

  • Prezzo

Ringraziamenti

A rendere ancora più piacevole la trasferta sui trail di Cervinia-Valtournenche è stata la squisita ospitalità dell’Hotel Mignon, in pieno centro storico. È una struttura di charme,  estremamente accogliente e con una lunga tradizione, dotata di locale deposito per le bici e attrezzi per la piccola manutenzione. Si trova ai piedi degli impianti di risalita e delle piste (per chi preferisce i pedali alla telecabina). Uno dei suoi punti forti è senza dubbio la cucina, eccellente e ricca, con una colazione che da sola vale mezza giornata sui trail…

Contatti

[Foto Martina Folco Zambelli | HLMPHOTO]

Articolo precedenteRockrider Racing Team sempre più competitivo
Articolo successivoDove fare alpinismo in Alto Adige: Ortles
Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui