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Schwalbe G-One Bite Super Ground vs G-One Bite

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Consideriamo la disciplina gravel alla pari di un percorso di crescita, una via che ci porta a godere della bicicletta e di quello che può offrire. Esperienza ed avventura. Non solo, perché il gravel è anche un importante sinonimo della crescita tecnica di tutto il settore bici. In questo spazio abbiamo messo a confronto dei coperture tubeless Schwalbe della stessa famiglia. La versione G-One Bite con carcassa standard e sezione 28”x40 e il nuovo G-One Bite con carcassa Super Ground e le sue dimensioni maggiorate, 28”x45. Ecco il nostro test.

Schwalbe, si allarga la famiglia gravel

Al di là delle preferenze e dell’interpretazione soggettiva del gravel, siamo in una fase dove proprio questa disciplina è oggetto di un’importate momento evolutivo, con particolare riferimento alla tecnica delle biciclette e di tutto quello che riguarda la sfera dei componenti. Tecnicamente il segmento delle bici gravel è molto giovane, eppure così influente. Il gravel è una sorta di grande abbraccio, all’interno del quale troviamo tante correnti di pensiero, che inevitabilmente influiscono sull’interpretazione e l’utilizzo della bicicletta.

La categoria di coperture Schwalbe gravel Super Ground ne sono un esempio, pneumatici con una carcassa robusta e longeva, scorrevole e ancor più facile da montare (rispetto alle versioni standard).

Le sezioni delle coperture stanno aumentando progressivamente anche nel mondo gravel, per lo meno l’offerta e la loro disponibilità. Gomme voluminose però, presuppongono anche ruote adatte e telai/forcelle che siano compatibili.

Tecnicamente, di cosa si tratta

Dal punto di vista tecnico scriviamo di coperture con una struttura tripla (tre strati), con il superiore SnakeSkin che racchiude completamente quelli sottostanti. I vantaggi sono notevoli, in termini di protezione dalle forature, robustezza e maggiore rotolamento. Inoltre la stessa struttura, così composta, permette di aumentare il diametro interno, con dei talloni più stabili in fase di montaggio. Possiamo anche aggiungere, che la tenuta di pressione è eccellente fin dal primo gonfiaggio, ancor prima di inserire il liquido anti-foratura (ovviamente, pensando alla configurazione tubeless). La gamma Schwalbe gravel Super Ground comprende 4 modelli, tutti TLE e con predisposizione E-25 (adatti alle e-bike), disponibili anche con diametri da 27,5” (per alcune sezioni): G-One Allround, G-One Bite, G-One ultrabite e G-One Speed. Tutti i modelli di Schwalbe Super Ground sono dotati della mescola Addix.

Il nostro confronto, Schwalbe vs Schwalbe

Per essere il più precisi possibile, per il nostro test-confronto abbiamo utilizzato la stessa bicicletta (Canyon Grail CF SLX) e la stessa coppia di ruote (DT Swiss GRC 1400 Spline carbon da 28”), in modo da sfruttare la stessa base di lavoro. Anche i tracciati sono stati gli stessi, con la volontà di minimizzare l’effetto delle “variabili”. La dimensione delle due coperture non è la sola differenza di rilievo. Certo, le due sezioni, 40 (G-One Bite con fianchi para) per la versione standard, 45 (nella colorazione total black) per quella Super Ground sono un fattore molto importante e da tenere in considerazione. Ma è la combinazione della tipologia di carcassa e dei volumi delle gomme che amplifica le differenze tra i due prodotti. Vediamo i punti di maggiore rilievo:

  • Si sfrutta la stessa ruota in modo differente:

lo pneumatico con sezione da 45, inevitabilmente spancia ai lati della ruota e questo può essere uno svantaggio quando si usano delle ruote con un canale interno stretto. Noi siamo stati fortunati ad avere una coppia di ruote con il canale da 24 mm, larghezza che è il minimo indispensabile per sfruttare a pieno una copertura del genere. Inoltre è opportuno valutare il passaggio utile, per la forcella e il carro posteriore; non è da escludere che una bici gravel “di vecchia generazione”, non sia compatibile con queste sezioni di coperture.

Non solo, perché la carcassa Schwalbe Super Ground è più tosta e consistente e questo obbliga a gestire in modo differenti le pressioni di utilizzo, a prescindere dal terreno. Tutto il comparto ruote funziona meglio con pressioni molto più basse, ai limiti della mtb. Trazione, scorrevolezza e grip? Siamo al top, ma con le atmosfere giuste.

  • Elasticità e consistenza:

è lecito aspettarsi uno pneumatico meno agile e più macchinoso rispetto alla versione tradizionale e con sezione da 40: non è così. Lo pneumatico Super Ground è decisamente più consistente, lo si percepisce fin dal montaggio e durante le prime pedalate. A parità di gonfiaggio è decisamente più duro e secco nelle risposte, un fattore che può essere un vantaggio per gli amanti delle bici estremamente granitiche in fatto di reattività e per chi ama “sentire la gomma”. Con una pressione adeguata invece, diventa molto più elastico, con una capacità di smorzamento degna di nota e un grip sempre ottimale, anche quando il terreno cambia natura e consistenza.

Rispetto alla versione tradizionale, si mostra migliore a pressioni più basse, aspetto che gli permette di “galleggiare” sui manti medio/morbidi. La gomma con carcassa Super Ground ha una scorrevolezza ottimale anche su asfalto, ma è più rumorosa rispetto alla standard.

canyon grail cf slx

  • Meglio tubeless:

abbiamo avuto l’opportunità di utilizzare le due coperture in due differenti configurazioni: tubeless e con camera d’aria Aerothan. A nostro parere, considerando anche il valore elevato del tube in questione, che permette di usare le gomme off-road con pressioni paragonabili al tubeless, entrambi gli pneumatici offrono il meglio nella configurazione senza camera d’aria.

Però il vantaggio è doppio e può essere sfruttato da due tipologie diverse di utenti. Una copertura come la Super Ground, con camera d’aria inserita è un compromesso ottimale per chi viene dalla bici da strada e magari non è ancora abituato ad utilizzare i tubeless. Inoltre, la carcassa robusta offre una protezione aggiuntiva al tube interno. Nella versione tubeless è sfruttabile in molte situazioni che sconfinano anche nell’off-road tecnico e “complicato”, l’ambiente naturale per il biker moderno.

schwalbe addix gravel

  • A chi si rivolgono:

il modello G-One Bite da 40 mm è uno pneumatico molto utilizzato dalle stesse aziende e che troviamo già montato su tante ruote. È affidabile ed è un simbolo di versatilità. E’ rapido su strada e anche nell’off-road, una delle scelte più adatte per chi passa dalla bici road a quella gravel. Alla velocità abbina grip, capacità di copiare il terreno e proprio una versatilità d’impiego.

Schwalbe G-One Bite con carcassa Super Ground, a maggior ragione con una sezione importante come quella in test (45 mm) è la dimostrazione lampante della genesi della disciplina gravel e dei suoi utilizzatori. Questo è un prodotto più tosto, adatto anche a chi usa la bici gravel sui tracciati che sconfinano nel cross country e non si ferma di fronte ad ostacoli e piccoli drop. Per essere sfruttata a pieno, una copertura Super Ground, obbliga ad approfondire la conoscenza verso la categoria tubeless e a quello che permette di fare quest’ultima con pressioni anche molto basse. La G-One Bite Super Ground a prescindere dalla sezione è la gomma che ti fa preferire il sentiero, rispetto alla strada in asfalto e ti permette di azzardare qualche passaggio impegnativo sulle rocce e/o sulle radici, senza il timore di tagliare il tallone.

A cura della redazione tecnica, immagini della redazione tecnica e Matteo Malaspina.

schwalbe.com

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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