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South Mountain: una storia di Skateboarding e rivoluzione nel cuore della Cina

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Quando penso a Xi’an penso ai cammelli e all’Esercito di Terracotta (兵马俑), la tomba del primo Imperatore della Cina, Qin Shi Huangdi che, nella sua folle ricerca dell’immortalità morì nel 210 a.C. avvelenato dal mercurio che ogni giorno assumeva nella speranza di vivere per sempre. Così diceva la magia…

Sono passati quasi vent’anni da quando, giovane neolaureato, mi ritrovai sorpreso davanti a un cammello sornione e ciancicoso legato a una colonna di marmo; lì iniziava la Via della Seta, il percorso che univa Oriente e Occidente. La strada percorsa dai più grandi viaggiatori, da spezie e stoffe, uomini donne e schiavi e ogni sorta di stranezza da mille e una notte.
La stessa strada oggi, la Via della Seta, di cemento e non più di terra, è la via di un gruppo di skater ed è la via di una rivoluzione pacifica, su ruote.

Quando conobbi Liu Bao ero a Hainan, nel villaggio di pescatori cantonesi ormai più famoso del mondo, Houhai. Ci aveva connessi la rete, lui promuoveva lo skate in China Mainland, io be’, lo sapete già, mi sbattevo per promuovere il surf in un Paese in cui nessuno faceva neanche il bagno e non c’erano bikini o culi a prendere il sole.

Così, ho pensato di raccontarvi, almeno un minimo, per come posso, un altro frammento di Cina, uno spiraglio altrimenti impossibile da conoscere.
I South Mountain sono ragazzi che hanno detto no all’immagine capitalistica imperante imposta dal sistema di produzione (e distruzione) di massa che noi, Occidente, abbiamo creato sposandoci con la sposa amata (e rinnegata) d’Oriente, la Cina.

Proprio oggi più che mai sarebbe bello e necessario confrontarci e parlare, scoprire questi eroi metropolitani che combattono battaglie inverosimili. Skater, Surfer, la resistenza, contro l’Impero.
Ma qual è questo confine, tra noi e loro, tra soul surfing (o skaboarding) e mercificazione di massa?
Ecco una breve chiacchierata con Liu Bao (@liubao8238), uno dei promotori dei boardriding sport in Cina, fondatore di uno dei skate club più attivi del Paese: South Mountain!

Liu Bao, quando e perché hai fondato “South Mountain”, il primissimo skate club di Xi’an?
Ho iniziato a longskatare nel 2012 e, nel 2013, ho fondato subito lo skate club. Ho pensato di chiamarlo “South Mountain” perché tutti i luoghi montagnosi hanno montagne a Sud, e io amo moltissimo le montagne e il Sud.

Che vuol dire per te skateboarding? Qual è la profonda connessione tra i boardriding sport e la cultura tradizionale cinese?
Per me fare skate rappresenta lo spirito stesso della vita, non so se con il passare gli anni questa passione cambierà, ma sono certo che non smetterò mai di praticare e promuovere i boardriding sport.
Andare sullo skate, sul surf o sullo snow, sono sport nati in culture straniere, ma spero che attraverso noi stessi si possa permettere loro, e al loro “essere stranieri” di entrare a far parte della cultura cinese per migliorarci tutti nel profondo.

Quando ha iniziato a diffondersi lo skate in Cina? Puoi raccontarci un po’ la storia? Chi sono stati i primi a farlo e cosa fanno oggi? Ricordo Dongge a Tianjin. Quando vivevo lì, talvolta andavo a trovarlo nel suo negozio e chiacchieravamo sul passato il presente e il futuro dei boardriding sport in Cina.
Mmmmm, ha iniziato a diffondersi in Cina negli anni ’90. Nel 1992, un certo Gao Yuan (高原) ha portato per la prima volta lo skate a QinHuang Dao (cittadina del Nord, non lontano da Pechino, Ndt)…
Nel 2011, Pechino era zona di tipi come Hao Han (浩瀚), Shi Jie (世界), Yang Chong (洋葱) e Xiao Boshi (小博士, Il Dottorino) con il suo gruppo TOH. Nel 2012 a Xi’an c’eravamo noi di South Mountain (南山, a Shanghai c’era Changban Kongjian (长板空间), Chengdu era zona di “Na ge changban” (那个长板) anche se non lo conosco bene.
Nel 2013 Hao Han, assieme allo sforzo di tutti, ha organizzato il primo “Longskate Carnival”(中国长板嘉年华), così si chiama, per iniziare a promuovere seriamente il longboard skate in Cina. E poi diciamo che dal 2013-2014 sono cominciati a comparire tantissimi piccoli club in giro per tutto il Paese.

La società cinese è cambiata moltissimo in queste ultime decadi. Che cosa provate quando vi incontrate tra skater e cosa pensate lo skateboarding possa offrire ai giovani cinesi?
Seguendo il rafforzamento del potere nazionale cinese, la cultura di nicchia, diciamo underground, che seguiamo, sta raggiungendo lentamente le masse, e questo nostro gruppo di primi skater e appassionati si sta trasformando in un gruppo di promotori su scala nazionale. Anche il nostro atteggiamento è cambiato. L’entusiasmo continua a crescere ma da skater puro ho notato ormai di essermi trasformato in divulgatore. Devo dirti che mi piace molto vedermi impegnato nella promozione specialmente per i più giovani, per i giovanissimi, ecco.

A seguito degli accadimenti di Wuhan, come avete vissuto i giorni del lockdown in Cina? Com’è la situazione reale?
Il Coronavirus è esploso a fine Gennaio. Subito le città maggiori da Pechino a Shanghai fino ai piccoli villaggi rurali sono stati chiusi, tutto sigillato. Non si poteva uscire di casa, anche a Wuhan, per mangiare bisognava farsi portare le verdure e il cibo a casa. Tutte le fabbriche, le aziende i negozi i mercati erano chiusi. Solo i grandi supermercati sterilizzati potevano rimanere aperti. Nelle comunità meno colpite dal virus, come alcune zone qui a Xi’an, ogni giorno poteva uscire un solo membro famigliare per andare a fare la spesa. Ma solo se necessario.
Dalla fine di Febbraio è finita la quarantena. Siamo stati chiusi circa un mese. Si può dire che da Marzo la situazione è tornata pressoché normale in tutta la Cina, si poteva anche viaggiare scansionando col cellulare l’itinerario da percorrere per verificare eventuali condizioni d’emergenza segnalate.
Tutte le attività lavorative, i centri commerciali, hanno riaperto e sono tornati alla normalità, a volte succede che dall’Estero arrivi qualcuno che torna infetto, ma generalmente appena si scende dall’aereo si viene subito isolati e messi in quarantena. Per la popolazione quindi non ci sono conseguenze di nessun tipo.
In quest’ultimo mese sono comparsi dei casi di persone asintomatiche, ma il Governo ha subito effettuato i tamponi e non sembra ci siano problemi al momento.
Ora, tranne non potere andare all’Estero, in Cina la vita è tornata alla normalità.

Ci siamo incontrati qualche anno fa a Houhai, un villaggio di pescatori vicino a Sanya, sull’isola di Hainan. Lì abbiamo fatto surf insieme per la prima volta, oggi ancora fate surf?
Sì! Ancora facciamo surf. È diventato una parte della nostra vita. Ogni inverno, prima o dopo essere andati a snowboardare, andiamo a surfare a Sanya. E’ un must ormai.

Che progetti ci sono per il prossimo futuro di South Mountain?
Il Longskate è stato uno dei primi, ora abbiamo un nuovo brand “Mushroom”, lonskate con doppio kicktail (双翅滑板). Prossimamente faremo anche degli snowboard e varie attività collegate alla montagna. Inoltre stiamo aiutando altri gruppi di amici neonati a promuovere la cultura dei boardriding sport in tutta la Cina. Un po’ come facevi tu col surf.
Oggi, rispetto al passato, i cinesi vivono in condizioni economiche per niente male, quindi si stanno incuriosendo sempre di più, vogliono provare tutto ciò che è nuovo, boardriding sport inclusi.

Sei un appassionato fotografo, ti piace documentare questa rivoluzione su tavola, editare video, ecc… a proposito, grazie per il breve video che ci hai girato…
Prego! Grazie a voi! Comunque sì, il mio primissimo lavoro è la fotografia. Mi ha influenzato molto il film “Lord of Dogtown”, grazie a questo ho conosciuto per la prima volta il surf e lo skate. Ora, non sono un fotografo a tempo pieno, più che altro occasionale diciamo, ma principalmente mi piace riprendere i nostri eventi, il nostro modo di vivere la vita attraverso lo skate. Quello che voglio esprimere e comunicare è il nostro modo di vivere la vita rispetto ai nostri coetanei in Cina: un modo di vivere sicuramente più libero.

Quando ero attivo con Chinasurfreport cercavo al mio meglio di combattere la mercificazione dello spirito del surf (e dello skate). Com’è la situazione ora a distanza di qualche anno?
Molte cose sono importate dall’Estero (anche la mercificazione? ndt) e per questo è facile che diventino commerciali subito, cambiano aspetto, diciamo… Non hanno il tempo di sedimentarsi e diventare o creare una vera cultura.
In Cina abbiamo una velocità di sviluppo incredibile e non penso si possa evitare questo processo di mercificazione. Molte sottoculture, culture di nicchia, riescono difficilmente a sopravvivere in queste condizioni generali, perché il business necessita sempre di entrate, di soldi…
C’è bisogno di educazione, formazione, fino al raggiungimento dei risultati migliori. Per questo, secondo me, è così difficile mantenere la purezza quando si parla di Surfing e Skateboarding. Alla fine, cerchiamo solo di mantenerci poco sotto la superficie delle cose, senza perseguire il denaro. Ma non è sempre facile…

Ultima domanda: sei mai stato in Italia? Sarebbe bello vedervi in zona per un documentario magari assieme a 4surf. Un viaggio in Italia, skate surf e mediterraneo, non male, no?
Non sono mai stato in Italia, no. Mi piacerebbe tantissimo venire. Anzi a dire il vero, avevamo già programmato un viaggio da voi.
Aspettiamo la fine di questa pandemia e magari veniamo a fare un salto con l’intenzione proprio di fare un documentario, skatare e surfare. Ci ribeccheremo presto dai, ne sono sicuro!

Grazie per la tua disponibilità e amicizia, Liu Bao!
Grazie a te per il tempo che ci hai dedicato, amico!

Per scoprirne di più la pagina Weibo (Facebook Cinese): https://m.weibo.cn/u/2741946202

Intervista di Francesco De Luca, autore del libro Karma hostel e fondatore di Chinasurfreport.

 

 

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