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L’onda più grande mai registrata in Mediterraneo

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Lunedì 20 gennaio 2020 le zone portuali di rilevamento in Spagna hanno annunciato che è stata registrata la più grande altezza significativa d’onda del Mar Mediterraneo. Secondo i meteorologi e oceanografi spagnoli il ciclone soprannominato “Gloria” ha fatto registrare il nuovo record di 8,44 metri di altezza significativa dell’onda (27,69 piedi) al largo della città portuale di Valencia, in Spagna.

Il precedente record di questo parametro era di 8,15 metri (26,73 piedi) registrato nel 2003 a Mahón, Minorca. L’altezza significativa è inferiore dell’altezza massima dell’onda sottocosta, dunque le autorità stimano che la tempesta Gloria abbia prodotto onde di 13,5 metri (44,29 piedi) nell’area costiera continentale.
Lo Storm Gloria, che ha colpito gran parte del Mediterraneo occidentale tra cui Francia e Portogallo, schivando per gran parte l’Italia, ha già battuto diversi record di altezza significativa dell’onda, secondo i dati registrati dalla rete di boe su acque profonde.

Modello ARPAL – altezza significativa dell’onda prevista alle 04:00 del 20 gennaio 2020

Se ci spostiamo nelle Isole Baleari allora possiamo fornirvi il numero più elevato di sempre. La boa Dragonera, appartenente alla rete di boe su acque profonde dei porti di Spagna, ha registrato il massimo storico da quando è stata messa in funzione nel 2006.
Lunedì 20 gennaio, alle 3 del mattino (ora locale), la boa ha registrato 7,97 metri (26,14 piedi) di significativa altezza delle onde, battendo il suo precedente record di 6,33 metri (20,76 piedi) raggiunto nel gennaio 2017.
Questa boa inoltre è in grado di fornire i dati di altezza massima dell’onda in tempo reale, consegnando in questo modo il nuovo record di 14,2 metri di altezza massima nello stesso periodo.

 

 

 

Altezza significativa delle onde, facciamo chiarezza
Il parametro “altezza significativa delle onde“, che tutti vediamo nelle svariate mappe meteo-marine come LaMMA, Dicca, Arpal, Swellbeat, Kassandra ecc ecc…, può essere interpretato in questo modo: se prendiamo 100 onde marine consecutive non tutte avranno la stessa altezza, se le dividiamo in tre gruppi (gruppo più piccole, medie e più alte) allora l’altezza significativa sarà rappresentata dal valore medio del gruppo di onde più alte.

Capirete dunque che l’altezza d’onda significativa misurata dalle boe è un parametro statistico che viene derivato da calcoli, per poi essere trasmesso in tempo reale via satellite ai data center lungo la costa. L’altezza significativa tuttavia non è la traduzione del valore che vedremo sottocosta, quest’ultimo infatti può variare in base a diversi parametri tra cui esposizione del litorale, tipo di fondale e molti altri.

Esistono inoltre le boe di misura del moto ondoso all’interno dei porti (più riparate) come il caso Valencia, dove l’indicatore ha misurato un’altezza significativa delle onde di 2,11 metri (6,9 piedi) e un’altezza massima delle onde di 3,28 metri (10,76 piedi), valori che rappresentano il record massimo mai registrato dalla stazione portuale, da quando è stata installata nel 2006.

Risultati immagini per rete ondametrica nazionale

 

Una rete di boe per acque profonde: l’importanza di una rete ondametrica anche in Italia
Le boe spagnole su acque profonde sono ancorate in mare aperto, a profondità comprese tra 400 e 2.000 metri (1.312-6.561 piedi). Queste sono dotate di un sensore d’onda, sensori meteorologici (vento, temperatura dell’aria e pressione atmosferica) a circa tre metri di altezza e sensori oceanografici a tre metri di profondità (correnti, temperatura e salinità).

Nella parte superiore ospitano dei fari luminosi e la loro posizione viene comunicata al Marine Hydrographic Institute per la segnalazione nelle carte nautiche. Queste boe hanno una complessa linea di ancoraggio che le mantiene in una posizione fissa.
Ogni ora il sensore d’onda raccoglie dati ondametrici degli ultimi 30 minuti.

I dati prodotti sono complessi e non possono essere trasmessi in tempo reale: vengono perciò memorizzati ed elaborati all’interno della boa da un computer.
Il sistema esegue un’analisi statistica delle informazioni e calcola i cosiddetti “parametri integrati“: altezza d’onda significativa, periodo d’onda medio, direzione media, ecc.
Questi parametri, insieme ad altri dati meteorologici e oceanografici, vengono poi inviati via satellite in tempo reale, poiché le boe sono troppo lontane dalla costa per offrire una efficace comunicazione via radio.

Le aree maggiormente interessate dagli effetti della tempesta Gloria

 

Naturalmente una boa per rimanere funzionante ha bisogno di una manutenzione costante, che viene eseguita ogni quattro o sei mesi: durante una revisione si controlla la linea di ancoraggio, ciascun sensore a bordo, batterie, sistemi di trasmissione satellitare, fari, elettronica e parti strutturali.

Capirete dunque che mantenere attiva una boa è una spesa importante che non si limita solo al costo iniziale di acquisto e installazione.
In Italia molti di voi ricorderanno la R.O.N. (rete ondametrica nazionale, qualche informazione cliccando qui), rete nata nel 1987 e che purtroppo è stata dismessa nel dicembre 2014, in attesa di essere ri-finanziata.
L’importanza dei dati raccolti va molto oltre il semplice monitoraggio swell per noi surfisti, è dunque fondamentale che questa rete torni operativa il prima possibile.

Al momento ci sono alcune boe funzionanti, pochissime se rapportate ai 7,456 km di coste italiane: tra queste ricordiamo quella di Cesenatico gestita da Arpa Emilia Romagna (clicca qui), quella del Centro Funzionale regionale della Toscana (Gorgona, Castiglione della Pescaia e Giannutri, clicca qui) o che quella di Capo Mele in Liguria, che purtroppo è temporaneamente compromessa dopo i danni subiti durante la grossa mareggiata del 4 novembre 2019.

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