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The other side of Imsouane

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Articolo di Stella Lauro | @stella_lauro
Foto di Kalebe Paiva | @filminwater

Imsouane. Ne avevo sentito così tanto parlare che avevo sognato la sua baia rocciosa con destre infinite, prima ancora di averle vissute in prima persona.
Questo posto è il paradiso del longboard. Le onde sono così lunghe che ad un certo punto arrivi a chiederti cos’altro puoi fare, perché hai già usato tutte le manovre che conosci. E quando arrivi in fondo alla baia capisci davvero quanto siamo piccoli noi essere umani in confronto alla natura che ci ha generato.
Una scogliera di rocce e terra argillosa si staglia in contrasto con il verde dell’oceano. Si, perché qui l’oceano è verde. Esci dall’acqua e continui ad alzare lo sguardo fino a che il tuo corpo te lo permette. Solo lì finisce la scogliera. Così ti ricordi che quella terra c’è da molto più tempo di te, e continuerà ad esserci per molto altro tempo.

Una delle cartoline più diffuse di Imsouane, dalla panoramica sulla strada prima di scendere al villaggio di pescatori. Foto: Gianluca Fortunato

Ma non è l’unica cosa che rimarrà più a lungo di noi.
Basta risalire la scogliera per vedere che pur essendo così piccoli, stiamo riuscendo a rovinare quello che ci circonda. Buste di plastica, bottigliette, contenitori per il cibo e vecchi palloni da calcio ti accompagnano durante la salita, e una volta arrivati in cima, la situazione peggiora soltanto.

Il Marocco è un paese in via di sviluppo, e come la maggior parte dei PVS, manca di un’appropriata infrastruttura per la gestione dei rifiuti. Non ci sono bidoni della spazzatura, non ci sono camionette che vengono a raccogliere i rifiuti e tanto meno esiste la raccolta differenziata. Ogni tanto si vedeva camminare per le strade di Imsouane un vecchietto abbronzato con la barba bianca che indossava una pettorina gialla, e sulle spalle trasportava una cesta di rifiuti. Non so di preciso dove li prendesse, ma soprattutto non so dove li portasse. Non ci sono discariche controllate nei dintorni.
E se non ci sono discariche vicine, i rifiuti che vengono raccolti e accumulati possono fare sempre e solo la stessa fine: vengono bruciati.

Se ti svegli presto per andare a fare un check spot, ti ritrovi a camminare in mezzo ai fumi della spazzatura bruciata. Chi vive lì cerca di tenere la terra che ha intorno alla propria abitazione più pulita possibile, e passa giornate intere, sotto al sole, a raccogliere tutta la spazzatura che trova e ad accatastarla in un unico blocco. Ma se nessuno viene a ritirarla, se non hai un posto preciso dove buttarla, le tue possibilità per disfartene sono veramente poche. O butti tutto in mare, o gli dai fuoco. Spesso dargli fuoco sembra un’alternativa migliore a quella di gettarla nell’oceano, ma nella realtà dei fatti il danno creato non cambia.

Un gruppo di ragazzi stava pulendo la spiaggia di Cathedral, uno dei due spot di Imsouane; sono andata ad aiutarli, e insieme abbiamo pulito un po’ lì per poi spostarci a pulire la baia. Il beach clean-up era stato organizzato da uno degli istruttori di una delle tante surf house di Imsouane, con cui mi sono fermata a parlare una volta finita la pulizia. Nonostante fosse così tanto sensibile al tema dell’inquinamento da organizzare un beach clean-up e convincere ragazzi che erano lì in vacanza a passare un pomeriggio sotto al sole a raccogliere spazzatura, quando gli ho fatto notare che, per quanto avessimo fatto un bel gesto, tutto ciò che avevamo raccolto sarebbe stato bruciato, lui mi ha risposto che gli sembrava molto meno dannoso così.

Bruciare i rifiuti produce un enorme quantità di diossine, un inquinante estremamente tossico per l’uomo e per gli animali. La maggior parte delle diossine che vengono rilasciate dai rifiuti in fiamme si deposita sulle foglie della vegetazione, che vengono mangiate dal bestiame. In questo modo le diossine vengono accumulate nel tessuto adiposo di capre, pecore, o altri animali da pascolo che verranno poi mangiati, entrando così nella nostra catena alimentare.
Inoltre, i rifiuti in fiamme rilasciano nell’aria una grossa quantità di particolato, ovvero particelle solide o liquide disperse nell’atmosfera che, attraverso la respirazione, si depositano nei nostri polmoni causando diversi problemi di salute, come asma e bronchiti. Anche le ceneri che vengono poi abbandonate sul terreno sono causa di inquinamento, perché possono contenere mercurio, piombo, cromo e arsenico. Queste sostanze vengono assorbite dalle verdure che diventano pericolose da mangiare o possono raggiungere le falde acquifere contaminando l’acqua potabile [1]. Quindi no, anche se tutte queste cose non si possono vedere ad occhio nudo, bruciare i rifiuti non è la scelta migliore.

Nel 2016 il governo marocchino ha vietato la produzione, l’importazione e la vendita delle buste di plastica [2], e, con il supporto della World Bank si propone di arrivare a riciclare il 20% dei rifiuti entro il 2022. La volontà di ridurre l’ecological footprint del paese è sicuramente diffusa, ma nella pratica sono ben lontani. I sacchetti di plastica monouso sono stati sostituiti con buste nonwoven, più rigide e quindi riutilizzabili, ma che contengono comunque plastica; e che per di più vengono raramente riutilizzate, visto quante se ne trovano buttate per le strade.

Imsouane è un piccolo paesino di pescatori, dove le onde sono così belle da attrarre un’infinità di turisti. Chi è lì in vacanza non si preoccupa di lasciare il posto più pulito di come lo trova, perché tanto nessuno lo conosce, nessuno lo riconoscerà e la sua reputazione non ne risentirà.
Infatti, perché un individuo abbia una reputazione sono necessarie 3 condizioni: che faccia parte di una comunità con membri relativamente stabili; che questi parlino fra loro del comportamento e delle qualità altrui; che le persone siano legate tra di loro in una rete di conoscenze anche indirette. Per mantenere una reputazione positiva, cambiamo i nostri atteggiamenti e cerchiamo di avere un impatto positivo su ciò che ci circonda; senza questo deterrente, tendiamo invece a non considerare gli effetti delle nostre azioni. Ho visto una ragazza australiana camminare per le strade di Imsouane e gettare a terra un vasetto di yogurt ormai finito, non curante del suo gesto.

Si potrebbe pensare che ciò che fanno in Marocco con i loro rifiuti non è affare nostro, ma non è così. Non solo la spazzatura genera il 5% delle emissioni globali di gas serra [3], che aggravano il problema del riscaldamento globale, ma parte dei rifiuti che sono in Marocco, sono nostri. Nel 2017, il Marocco ha ricevuto 638.083 tonnellate di rifiuti dall’Europa, di cui 19.328 dall’Italia [4]. Una volta che ad essere mal gestiti sono i nostri rifiuti, deve diventare affare nostro.

In questa situazione c’è bisogno di fare un passo in più. Non basta più fare la raccolta differenziata, ma dovremmo cercare di non produrre affatto i rifiuti. In Italia accumuliamo così tanti rifiuti che siamo costretti ad esportarli verso altri paesi, e se questi paesi non hanno la capacità per smaltirli correttamente, diventa un problema la cui unica soluzione è quella di non generare più rifiuti. Ad Imsouane è ancora più facile farlo che non nelle grandi città italiane, e di sicuro è molto più importante.

In tutti i market vendono pasta, riso e legumi sfusi, verdura fresca non imbustata; basta portarsi qualche borsa di stoffa e comprare sfuso, cercando di evitare il più possibile i packaging in plastica. L’acqua del rubinetto non è potabile, perciò si è costretti a comprare bottiglie di plastica, ma anche quello può essere fatto cercando di avere il minor impatto ambientale possibile: portate una borraccia e comprate solo i contenitori d’acqua da 5 litri o più, invece delle singole bottigliette da mezzo litro. E ogni tanto andate a pulire le spiagge, pur sapendo che ciò che togliete verrà bruciato.

La casa dove sono stata era in cima al paesino di Imsouane; il vicino mi aveva visto in mattinata risalire senza fiato, in muta e con il long sotto braccio, distrutta dalle remate infinite per tornare in line-up e dalla salita. Al pomeriggio ci siamo di nuovo incontrati, nella stessa situazione; lui stava raccogliendo la spazzatura dal giardinetto, io risalivo verso casa, ma senza long. “Così è meno stancante di stamattina, vero?”. “In realtà ho appena passato un’ora e mezza a pulire la spiaggia, quindi sono più stanca di prima!”. Ha smesso di pulire e l’espressione sul suo volto è cambiata. Ho avuto quasi paura, non riuscivo a capire cosa stesse pensando. “Thank you. Thank you for helping us”.

[1] https://www.ecomena.org/waste-management-morocco/

[2] Law 77.15

[3] https://www.worldbank.org/en/news/immersive-story/2018/09/20/what-a-waste-an-updated-look-into-the-future-of-solid-waste-management

[4] https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/products-eurostat-news/-/WDN-20180412-1

 

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