Gianluca Fortunato, il filmer di Back to the Roots

Online l’intervista a Gianluca Fortunato, fotografo e filmer che ha realizzato insieme ad Alessandro Piu BACK TO THE ROOTS, il documentario sulla Sardegna vincitore di SSFF

31/05/2019
scritto da Michele Cicoria

Esattamente un anno fa è venuto a trovarci a Milano per partecipare come spettatore a SSFF, ma aveva già un sogno nel cassetto. Quest’anno lo abbiamo ritrovato sul palco della più importante rassegna cinematografica italiana sul surf e lo skate, pronto a ritirare il premio come miglior regia emergente insieme ai due amici Alessandro Piu. In questa intervista scopriamo meglio chi è Gianluca Fortunato.

Ciao Gianluca, partiamo da una domanda d’obbligo: come è nata la tua passione per la fotografia?
Molto tempo, per gioco. Puro interesse a capire come poter fermare quello che solo io riuscivo a vedere attraverso i miei occhi. Ho iniziato a scattare foto in competizioni sportive e sempre più usciva nelle foto questa dinamicità e azione che penso mi contraddistingua.
Con il tempo poi è diventata la mia professione. Sono di natura uno che porta sempre avanti le cose fino alla fine!
Così la fotografia è diventata per me un modo per comunicare quelle sensazioni che provavo in un preciso istante durante qualsiasi evento.

Molti dei nostri lettori ti hanno conosciuto attraverso Back to the Roots: cosa ti ha spinto a iniziare questa avventura con Ale Piu?
Ho conosciuto Ale l’anno scorso mentre ero in Portogallo per fare degli scatti fotografici ad una Surfschool molto famosa. Da li è nata una bellissima amicizia ed Ale mi ha invitato in Sardegna dove a Novembre abbiamo girato qualche clip in giro per l’isola. Da subito abbiamo capito che quello che stavamo facendo era sprecato per una semplice clip e che non so per quale ragione mistica qualcosa ci ha spinto a ragionare di più. Così Ale mi ha detto “qui bisogna costruire una storia“.
La sua idea da subito mi è piaciuta. Ammetto che ero un po’ spaventato dall’idea di dover iniziare quest’avventura. Stare fuori casa per 3 mesi senza avere la certezza di poter portare a termine un ottimo lavoro. Però era troppo forte in me la voglia di uscire fuori dagli schemi, dalla mia confort zone, e allora mi sono fidato e abbiamo iniziato questo viaggio in giro per L’isola.
E’ stato un continuo scoprire che tutti gli elementi naturali erano a nostro favore, come se ci stavano indicando che stavamo facendo la cosa giusta, che la Sardegna ci ringraziava per quello che stavamo raccontando, dando valore alla vera protagonista del film…questa fantastica isola.

Cosa ti è rimasto della Sardegna? 
I ricordi sono tanti, a partire dalle bellissime persone che ho conosciuto durante il viaggio. Mamma mia quante persone abbiamo conosciuto! Tutte molto cordiali. Grazie ad Ale abbiamo visitato dei posti inaccessibili per i semplici turisti. Spiagge stupende, paesaggi da mozzare il fiato. Il più bel posto che io abbia mai visto in vita mia.
Non è dunque stato difficile sentirsi ispirati, quando ti circonda così tanta bellezza ti rendi conto che devi dare il massimo per risaltare al meglio quello che hai di fronte.

Cosa vuol dire per te fotografare e fare video?
Back to the Roots è un Film documentario. La fotografia ha un limite, ferma il tempo, puoi raccontare una storia, però con il video hai il mix perfetto per questa cosa. Se ne sei capace puoi riuscire a trasmettere quello che vedi in foto per tutta la durata del film. Diventa così un flusso continuo di emozioni che si mostrano anche dopo aver terminato il film. Quello che conta per me è l’emozione, lo stupore che provo nel trasmetterla a chi guarda il film.

Qual è stato il momento più divertente durante tutto il viaggio?
Uno dei momenti più divertenti è stato quando mi sono perso tra i boschi al centro dell’isola. Non scherzo ahahah! E’ stato a dire il vero un po’ spaventoso…devo dirti la verità. Durante tutto il viaggio non ho fatto altro che avere la mia reflex in mano, pronto a riprendere quello che ci capitava sotto gli occhi. Mi sono divertito in ogni momento di quel periodo però ero molto teso. Sentivo il peso di dover fare il massimo.
Ho iniziato davvero a divertiti quando la tensione si è allentata. Quando capitava che subito dopo le riprese si andava a guardare il tramonto dalle montagne, oppure quando ci ha raggiunto Federico Nesti, lì è stato un continuo di risate. Abbiamo passato davvero dei bei momenti tutti insieme.

Cosa ti ha trasmesso l’Isola?
Ogni volta che atterravo a Cagliari era come se tutto cambiasse. Non so perchè ma lì la vita scorre con meno frenesia, meno ansie. Il clima aiuta molto, ha permesso di godere di tutte le bellezze di quest’isola.
La Sardegna mi ha trasmesso il suo valore per le proprie radici, la costante di ogni Sardo credo che sia far valere le proprie origini. Questo credo sia quello che un po’ in continente si sta perdendo. Abbiamo avuto la possibilità insieme ad Alessandro di partecipare ad una delle sagre più famose della Sardegna nel paese di Mamoiada. Qui si respira il passato di quest’isola e il presente si adatta con rispetto ad usi e costumi delle popolazioni del passato.

Quale visione hai del surf?
Ho iniziato a fare surf appena 2 anni fa. Però sono sempre stato legato al mare sin da piccolo. In qualche modo il mare per me è una costante. Il surf per me non è competizione. Grazie anche al fatto di aver vissuto per mesi insieme a dei surfisti che vivono a pieno questo sport, ho capito che surfare non è solo uno sport, è molto di più. Surfare è vivere in sintonia con la natura, un modo di vivere in cui non conta il superfluo.

Cosa hai provato a vincere il premio Young Guns Air3 Award allo Skate & Surf Film Festival di Milano?
A pensarci bene è passato solo un anno da quando sono salito a Milano per vedere questa bellissima manifestazione. Lo scorso anno ero lì che guardavo con attenzione tutto quello che mi circondava, i film che venivano proiettati e dicevo tra me e me “un giorno lo voglio fare anch’io“, cioè già nella mia testa inizia a spuntare l’idea di voler fare un film da poter proiettare al festival.
Arrivare quest’anno a Milano con questo grande progetto Back To The Roots è stato bellissimo! Ho sentito molta pressione, perchè con questo documentario stavo portando la storia non solo surfistica ma anche della popolazione Sarda. Penso anche che Alessandro possa darmi conferma di quello che dico, il popolo Sardo è orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto insieme.
Vincere? mm… non lo immaginavo! In qualche modo avevo già raggiunto il mio obbiettivo, quello di poter far vedere al pubblico quello che avevo visto con i miei occhi! Quando hanno annunciato Back to the roots per il premio miglior regia emergente, mi sono emozionato….il cuore ha iniziato a battere all’impazzata. Ci siamo abbracciati con Ale ed è stata una bellissima soddisfazione!!

Grazie Gianluca, aspettiamo con ansia il prossimo progetto!
Per saperne di più su Back To The Roots clicca qui.
Per vedere Back To The Roots su Vimeo On Demand CLICCA QUI.

Per seguire e contattare Gianluca Fortunato ecco tutti i riferimenti:
facebook.com/GianlucaFortunatoPH/
Instagram: @fortunelloss

 

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