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Badlands, l’ultra-gravel che cambia la vita

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Quando si parla di Gravel e di gare leggendarie, nell’immaginario collettivo prendono subito forma le sterminate pianure del MidWest. Ma non sempre c’è bisogno di attraversare l’Atlantico per trovare l’America. C’è una gara, in Europa, che non ha proprio nulla da invidiare alle sorelle d’Oltreoceano: si chiama Badlands, ed è diventata famosa per l’impresa di Lachlan Morton, atleta del team EF, che nel 2020 l’ha vinta in 43 ore, volando…

Numeri che fanno paura

La formula di Badlands è quella dell’ultra-cycling in autonomia, ossia senza supporto. Teatro è l’Andalusia, in Spagna, con una scenografia fatta di catene montuose e deserti, che a tratti ricorda le Montagne Rocciose. Un percorso 760 km con oltre 16.000 metri di dislivello che attraversa le aree desertiche di Gorafe, Tabernas e Cabo de Gata, e scala il passo più elevato in Europa (Pico de Veleta, 3.350 m).

Un percorso straordinario

È stata inventata con lo scopo di concatenare un itinerario che attraversasse i luoghi più belli della sua terra. Partenza da Granada, scalata al Collado  Alguacil, discesa sterrata fino al deserto di Gorafe e 100 km di su e giù per raggiungere l’osservatorio di Calar Alto (siamo a 2.168 m). Poi 50 km di discesa fino quasi al livello del mare, attraversando il deserto di Tabernas, il luogo più caldo di tutta Europa, una specie di buca nel mezzo del nulla.

La strada torna a salire fino a Sierra Alhamilla (1.260 m) per poi tuffarsi di nuovo verso il mare, prima di srotolarsi per un centinaio di chilometri fino ad Almeria, doppiando Capo da Gata, lungo il mare. Ancora un lungo saliscendi nella Sierra de la Controviesa, toccando i 1.500 m e aprendo orizzonti verso Elejido e il “mare di plastica” delle serre. Una nuova discesa riporta al mare, prima di puntare verso il Pico de Veleta, punto più alto del percorso, con una scalata costante, lunga 100 km. Da lassù si scende per 60 km, con un intermezzo di 5 km di salita, fino a tornare a Granada e godersi il meritato riposo.

Il racconto di chi l’ha vissuta

All’inizio del 2021, il membro della BMC Ride Crew, Chris Tonge, ha messo in calendario la Badlands e ha cominciato ad allenarsi, in sella alla sua URS LT per affrontarla. Ecco la storia della sua epica avventura, una storia di libertà assoluta e nuove prospettive.

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Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.

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