Pubblicità

Boa e questi 20 anni in cui tutto è cambiato

di - 07/07/2021

Boa e questi 20 anni in cui tutto è cambiato

Cosa è mutato nel ciclismo degli ultimi vent’anni? La risposta più corretta è: tutto. Si parla di tecnologia e progresso, si discute su come si sia evoluto e su come stia evolvendo lo sport, e si osserva il mondo della bicicletta come un punto di riferimento. Di tutto ciò fa parte anche Boa Fit System – per molti di noi ciclisti semplicemente Boa – ovvero la rotella e il sistema di chiusura che hanno cambiato la natura della calzatura.

Boa e questi 20 anni in cui tutto è cambiato
La sede di Boa a Denver

Boa Fit System

No, non ci siamo sbagliati quando abbiamo scritto che Boa Fit System ha cambiato la natura della calzatura. Se è vero che il primo compito di una scarpa è quello di essere indossata e sfruttata al massimo delle sue potenzialità, è pur vero che il sistema Boa ha cambiato completamente il modo di progettare, sviluppare e costruire, ma anche di usare le calzature tecniche.

Il design e i materiali, il modo di immaginarle, e non solo quelle di altissima gamma, ma anche la possibilità di poterle utilizzare come strumenti per migliorare la performance. Tutto è stato stravolto. Oggi una scarpa da ciclismo è parte integrante di un pacchetto che comprende la bici con tutti i suoi componenti e i capi tecnici di abbigliamento che indossiamo.

Un pò di storia

L’azienda Boa nasce nel 2001, negli USA, più precisamente nelle Rocky Mountains, e da allora di passi avanti ne sono stati fatti parecchi. Oggi Boa Fit System è una realtà produttiva che è stata capace di dare forma a una visione, che conta oltre 300 brand partner, con collaborazioni che sconfinano pure nel mondo militare, medico e safety, nel campo del lavoro e, naturalmente, che coinvolgono le varie categorie dello sport. Nel caso di Boa Fit System si parla di una sorta di ridefinizione del concetto di fit, ma anche di come si possa sfruttare al meglio il “prodotto” scarpa in tutte le sue parti. Cosa significa? La scarpa che vediamo e che indossiamo è il risultato di un processo lungo e complicato.

Boa e questi 20 anni in cui tutto è cambiato
Un’altro bell’esempio di evoluzione è la piattaforma delle scarpe Shimano S-Phyre.

Per capire meglio è opportuno dare uno sguardo al passato

Per rendere tangibile un’idea è necessario rischiare e trovare dei partner che credano nel progetto. Siamo nel 2006 quando il primo sistema di chiusura Boa per il ciclismo è utilizzato da Specialized e da Pearl Izumi. Una vera innovazione in un momento in cui le chiusure delle calzature erano per lo più affidate al velcro. Non si trattava solo di proporre qualcosa di diverso in termini estetici. La chiusura Boa ha infatti rappresentato un grande passo avanti per lo sviluppo della tomaia e per la personalizzazione di tutto il sistema di ritenzione.

Nell’arco di un tempo piuttosto ridotto, diverse aziende adottano la piattaforma Boa, prima sulle calzature top di gamma, per poi ampliarne l’utilizzo anche su quelle di fascia media del catalogo. Nel 2010 un modello con chiusura Boa vince il Tour de France, ai piedi di Andy Schleck. Nel 2014 viene prodotta la piattaforma IP-1, che rappresenta un riferimento anche in fatto di personalizzazione delle rotelle, mentre nel 2016 è ufficializzato il sistema L6 (molto utilizzato pure nell’ambito del running). Quest’ultimo è versatile e dalle elevate prestazioni, ed è adottato anche per le scarpe di gamma media.

Boa e questi 20 anni in cui tutto è cambiato
Boa Performance Fit Lab

L’importanza della ricerca

Nel 2019 Boa inaugura il Performance Fit Lab a Denver e lo studio delle prestazioni cambia ulteriormente. Il Fit Lab permette infatti di condurre studi indipendenti, di approfondire la parte scientifica che sconfina nella biomeccanica. Un esempio di quello che stiamo scrivendo è il Boa Tri-Panel, un configuratore che permette di migliorare le prestazioni dell’atleta fino al 9%. Anche dai dati forniti dal Fit Lab nasce l’ultimo prodotto, il sistema Li2, capace di mettere insieme aerodinamica, semplicità di utilizzo e sostenibilità grazie ai materiali di riciclo, ma pure frutto dei risultati di studi sempre più approfonditi per quello che concerne il fitting. Ne sono un esempio le Specialized Ares, ma anche le Shimano S-Phyre, solo per citare alcune delle più recenti calzature top level che adottano questa soluzione.

Mai fermarsi

Concentrare 20 anni di innovazione in un solo articolo è molto difficile, perché dietro le quinte esiste un meccanismo molto più complesso e articolato. La calzatura che usiamo per le nostre attività in bici, e che osserviamo con ammirazione per le sue forme, i suoi colori e per quello che è capace di fornirci, è il risultato di una ricerca e di rapporti che si instaurano fra le aziende, mosse da un obiettivo comune: il miglioramento e la volontà di offrire sempre il meglio a chi fa del ciclismo la propria passione.

a cura della redazione tecnica, immagini courtesy Boa (BettiniPhoto).

boafit.com

Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.