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Gone Med ha fatto strike: intervista ad Alessandro Dini

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Alessandro Dini

La Mediterranean Surfers Alliance (MSA) ha fatto strike: lo scorso weeekend i rappresentati della comunità surf di Israele hanno incontrato i pionieri del surf in Toscana per girare il primo episodio di Gone Med. In attesa dell’uscita del documentario vi proponiamo in esclusiva alcuni scatti e l’intervista ad Alessandro Dini.

Ciao Alessandro, alla fine dopo tanto rimandare avete azzeccato la previsione. Com’è andata?

Alessandro Dini. Beh, di chiamate gare ne ho fatte in passato a centinaia o quasi, ma questa volta devo dire che ho sudato a dare il via alla troupe, perché da mesi è la solita solfa: previsione che sembra enorme, poi ridotta, poi di nuovo grossa, poi media, poi… un disastro. Ma grazie anche alla tua consulenza siamo riusciti a beccare la finestra giusta, ovvero mareggiata non epica ma con tempo tutto sommato bello e spot da Livorno all’alta Versilia on fire. Se avessimo deciso di accendere la luce verde allo swell successivo, avremmo trovato più pioggia e una qualità inferiore, anche se con una misura d’onda maggiore. Una chiamata perfetta. Grazie Michele.

Da sinistra: Dor Bitton, Giovanni Evangelisti, Stefano Giuliani, Arthur Rashkovan, Shai Kerem, Alessandro Dini, Ale Ponzanelli e Marco Urtis

Qual era il tuo ruolo preciso, in questo docu-film “Gone Med”?

Alessandro Dini. La produzione, su consiglio di Arthur Rashkovan, mi ha chiesto innanzitutto di accendere la luce verde in occasione della mareggiata più appropriata nel periodo 15/30 novembre, cosa che mi ha fatto perdere il sonno. Inoltre, mi ha chiesto di organizzare la logistica, scegliere gli alloggi, i personaggi e gli spot da surfare in base alle condizioni del giorno. Alla fine, gli input che ho dato a Jango, il regista, sono stati così tanti che mi vuole inserire nei titoli come co-produttore.

Raccontaci giorno per giorno, dove avete surfato, chi ha surfato, che condizioni avete trovato.

Alessandro Dini. La troupe è atterrata a Malpensa in perfetto orario: 14:45, venerdì 19 novembre. Purtroppo, il furgone affittato a partire dalle 15:00 è stato consegnato solo alle 17:45 per cui sono arrivati in Versilia la sera in tempo per la pizza gourmet all’Apogeo di Pietrasanta e poi a riposare. La squadra straniera era così composta: surfista israeliano Dor Bitton, presidente MSA Arthur Rashkovan (ex pro-skater e surfer), regista e cameramen Yaeer “Jango” Eldar, water photographer Uri Magnus, marketing manager Corona Shai Kerem. La squadra italiana era così composta da: Alessandro Ponzanelli (longboarder), Giovanni Evangelisti (shortboarder), Marco Urtis e Stefano Giuliani (surfer toscani di seconda e terza generazione), Michele Dini e il sottoscritto (pionieri primissima generazione).

Perché questa scelta di utilizzare surfisti di diverse generazioni?

Alessandro Dini. Uno degli obiettivi principali di MSA (Mediterranean Surfers Alliance) è far conoscere ai giovani le origini e la cultura del surf nel loro paese. Ciò si ripeterà anche per i docu-film di “Gone Med” girati nei paesi membri di MSA. Non si tratta solo di vedere surfare fianco a fianco i pionieri e le giovani promesse, cosa già di per sè molto bella, ma di fargli condividere esperienze, scambiarsi impressioni, consigli, opinioni. Insomma mettere insieme il passato ed il presente e non separarli con un colpo d’accetta come purtroppo è stato fatto.

E questo si è verificato?

Alessandro Dini. Perfettamente. Dovevate vedere la felicità e la soddisfazione di Dor Bitton nel conoscere le origini del surf in Italia, nel conoscere spot come il Cinquale, i pontili della Versilia, le onde del livornese, ma anche nell’assaggiare tanti piatti del nostro territorio, nel visitare luoghi d’arte come il centro di Pietrasanta o la passeggiata di Viareggio.

“Si tratta di mettere insieme il passato ed il presente e non separarli con un colpo d’accetta come purtroppo è stato fatto” 

 

Parlaci delle onde che avete trovato.

Alessandro Dini. Sabato mattina, come previsto, pioggia fine ma constante. Andiamo diretti al pontile del Forte. Onde classiche a tre quarti, sul metro e mezzo, meglio sul lato sud dove si apriva una destra ripida e ben formata. Entriamo tutti in acqua. Uri si piazza a fine destra con la sua housing camera dotata di zoom 28/105 e inizia a riprendere le surfate, mentre Jango va a cercare un’angolatura giusta in spiaggia, molto più a sud. A fine mattina, usciamo dall’acqua e andiamo a mangiare uno spaghetto da Carlino, al Tonfano, pensando già di rientrare al Cinquale. Scelta azzeccata. Oltre a onde divertenti, becchiamo un tramonto pirotecnico e uccidiamo un paio di dozzine di Corona mentre il sole si tuffa in mare. A fine giornata, pensando di avere offerto agli amici stranieri una giornata tra il mediocre ed il buono, scopro con piacere che il regista è molto contento del “girato”, e detto da uno che tra spot e onde ne ha riprese a migliaia, posso ritenermi soddisfatto. Ma il meglio doveva ancora venire.

Domenica mattina, giusto?

Alessandro Dini. Esatto. Per la domenica mattina, le previsioni avevano dato sia in Versilia che nel livornese onde sul mezzo metro, ma tutti sapevamo che con un periodo di circa 9 secondi la misura non poteva essere quella. Siamo andati a colpo sicuro nel livornese e abbiamo atteso che il mare si stendesse.

Come siete riusciti a surfare uno degli spot più local in Italia, con onde di quella qualità, dopo mesi di piatta?

Alessandro Dini. Credo che la maniera con cui ci siamo mossi, chiedendo con preavviso e con umiltà il permesso ai veri pionieri dello spot più iconico di tutta la costa livornese, sia stata la chiave di volta. Credo anche, che è “chi” chiede il permesso che fa la differenza. A Livorno sanno benissimo chi sono Marco Urtis, Stefano Giuliani, Alessandro Ponzanelli e, lasciatemelo dire senza finta modestia, chi sono io.
Surfisti come Paolo Malacarne, Sole Rosi, Marco Romano, Andrea Conforti (solo per citarne alcuni), sanno bene che per noi il rispetto è alla base di tutto. Non penso che altri videomaker sarebbero stati accolti con la stessa amicizia e lo stesso calore. Non ho vergogna a dire che l’accoglienza dei locals, noti per la loro strenua difesa del loro spot, mi ha quasi fatto spuntare una lacrimuccia di commozione. E’ stata davvero una delle giornate più incredibili che ho vissuto in oltre 40 anni di surf in Italia, e a fine giornata ci siamo goduti un altro tramonto infuocato distribuendo Corona a tutti i presenti in spiaggia.

Davvero stupendo! Però ora parlaci delle onde…. 🙂

Alessandro Dini. Beh, ragazzi, la perfezione. Le onde sono andate in crescita e hanno toccato il picco intorno alle 14:00, con set regolari sui due metri pieni, che rompevano sia a destra che a sinistra, ripide e potenti. Le foto che vedete non rendono l’idea, ma lo farà il video. Shai, il direttore marketing Corona era entusiasta e Arthur ha dichiarato: “Ora ho capito la differenza tra Israele e Italia: Israele più frequenza, Italia più qualità”.
Al che mi sono trattenuto dal dirgli: “Si, e non avete ancora visto le onde della Sardegna, di Levanto, di Varazze…”. Ma questa è stata la volta della Toscana, dove è nato il movimento surfistico italiano, ed è giusto che Nettuno ci abbia fatto questo regalo.

Invece, che ci dici della differenza tecnica tra i surfisti italiani e quelli israeliani?

Alessandro Dini. Noi abbiamo punte di diamante come Leo Fioravanti e Francisco Porcella e tutti i giovani che fanno oggi parte della nazionale italiana che sono un passetto più avanti rispetto alle “punte” israeliane. Però, di surfisti come Dor Bitton, che è di un livello davvero interessante, loro ne hanno davvero tanti, noi molti di meno. Il suo backside è davvero di ottima qualità. Sono stato due volte a Tel Aviv, surfando all’Hilton e a Topsea, i due spot più noti, e posso dirvi di aver visto un livello medio più alto del nostro.

“Credo che la maniera con cui ci siamo mossi, chiedendo con preavviso e con umiltà il permesso ai veri pionieri dello spot più iconico di tutta la costa livornese, sia stata la chiave di volta. Credo anche, che è “chi” chiede il permesso che fa la differenza. A Livorno sanno benissimo chi sono Marco Urtis, Stefano Giuliani, Alessandro Ponzanelli e, lasciatemelo dire senza finta modestia, chi sono io.
Surfisti come Paolo Malacarne, Sole Rosi, Marco Romano, Andrea Conforti (solo per citarne alcuni), sanno bene che per noi il rispetto è alla base di tutto. Non penso che altri videomaker sarebbero stati accolti con la stessa amicizia e lo stesso calore.”

 

Lunedì è stato l’ultimo giorno di riprese, giusto?

Alessandro Dini. Si, e anche quello non ci ha deluso. Al mattino presto, tempo bruttino e onde piccole, siamo perciò entrati al Cinquale, ma abbiamo sbagliato perché ben presto le onde al pontile del Forte sono cresciute. Ci siamo quindi fiondati al pontile, dove abbiamo preso per un paio d’ore delle divertenti onde sopra al metro e mezzo, questa volta lato nord. Io e mio fratello Michele, in longboard, siamo riusciti a prenderne alcune fuori ponte, ma sono stati i “bimbi” a fare felici i cameramen con le loro manovre radicali.

Dicci le cose che ricorderai con più piacere di questa esperienza.

Alessandro Dini. Avere rivisto un amico di vecchia data come Arthur Rashkovan con il quale ho fondato la MSA e vederlo “ruzzare” con la sua asimmetrica sulle nostre onde. Essere di nuovo “in pista” con amici come il Gighi e Marco Urtis. Aver approfondito la conoscenza con il Ponza, un ragazzo piacevole, umile e un longboarder di una classe davvero “tudoriana”.
Essere accolto come uno di loro dai ragazzi di Livorno. Aver fatto conoscere ai nostri ospiti le nostre origini, la nostra cultura, la cucina del nostro territorio (impazziti per la cecìna, torta a Livorno, calda-calda a Carrara e per il cacciucco a Viareggio).

E loro ti hanno detto cosa li ha colpiti di più?

Alessandro Dini. Certo: la bellezza della nostra terra, il nostro stile di vita e la nostra ospitalità. Ovviamente, hanno visitato posti con onde migliori, ma come ha detto Dor Bitton, non avrebbero immaginato una qualità di onde così in Toscana. Poi, e ne sono orgoglioso, sono rimasti davvero colpiti dalla bellezza del luogo dove abita mio fratello Michele e dalla sua arte. Come ho già detto in una precedente intervista, i futuri eventi MSA vedranno i team dei vari paesi composti non solo da surfisti, ma da artisti, cantanti, chef, pittori, etc… basta che rappresentino bene i valori e la cultura del proprio paese di appartenenza.

Dove e quando si terrà il primo evento MSA?

Alessandro Dini. Questo è ancora top secret, ma potrebbe avvenire prima che si pensi…

“Le foto che vedete non rendono l’idea, ma lo farà il video.”

 

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