Rotor InPower, i watt nel cuore

15/01/2016
scritto da Gianpaolo Ragno

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InPower è l’ultimo misuratore di potenza nato in casa Rotor. Bello e lineare nel design, include il “core” di tutto il progetto all’interno dell’asse passante, eliminando i pod che caratterizzano il protocollo Rotor Power.

Sotto il profilo tecnico, rispetto al sistema Power, InPower non rileva il bilanciamento tra gamba destra e sinistra ma può essere abbinato a guarniture Rotor già presenti sul mercato, queste ultime però, predisposte all’asse passante di 30 mm di diametro.

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La pedivella libera, quella senza ragno e corone si presenta con un antenna dalle dimensioni ridotte, una piccola pinna che ha il compito di trasmettere i dati (protocollo Ant+). L’asse passante è contenitore di una comunissima batteria stilo.

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Rispetto al sistema Rotor Power è stato cambiato il sistema di chiusura della vite ( parte drive), ora con una sola vite filettata (con testa a brugola da 8 millimetri), che si innesta nell’asse, semplice, immediata e sicura, oltre a non prevedere strumenti particolari, se non la chiave dinamometrica.

 

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Sotto il profilo software, InPower richiede una configurazione a parte, con un software di matrice 1.0, appositamente studiato e dedicato. Il portale offre numerose informazioni, con riferimento diretto alla gestione del prodotto, al training e alla lettura dei suoi dati e aggiunge la valutazione della pedalata tramite grafico. Quest’ultimo permette di ottimizzare il posizionamento delle corone Q-Rings oppure QXL (OCA, Optimun Chainring Angle).

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Le pedivelle ( quelle del test sono con lunghezza di 172,5 millimetri e fattore Q 147,5) riprendono i progetti già esistenti, in alluminio, leggere e ben rifinite. Anche l’impatto estetico è di buon livello, pulito e meno ingombrante rispetto al modello Power, grazie all’assenza di pod. Ottimale a nostro parere è l’uso della batteria che grazie all’impiego di una stilo standard, non pone ostacoli e difficoltà di reperibilità.

Stiamo utilizzando InPower ormai da diversi mesi, spostandolo da un telaio all’altro, da una bici all’altra, come base dei test, biciclette e componenti. Ci piace, perché a nostro parere unisce un buon impatto estetico ad una notevole funzionalità del sistema, senza interferenze in caso di cambiamenti repentini di temperatura e meteo. Nota da tenere in considerazione la sensibilità di rilevazione, ad esempio nel corso di un passaggio repentino tra piano e salita, momento in cui (3/4 secondi) la cifra della potenza si impenna per poi stabilizzarsi su valori reali.

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Le variazioni d’azione da parte dell’atleta sono rilevate e lette immediatamente, non abbiamo mai riscontrato perdite di dati, anche cambiando più volte il device di lettura (Garmin di diversi modelli e Bryton).

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La buona linearità della rilevazione di InPower, oltre alle sue caratteristiche tecniche ( in questo includiamo anche la lettura dei dati espressi dal power meter in stile indoor training) ci ha fatto capire una volta di più, quanto ogni piattaforma, ogni rilevatore, ogni singolo protocollo sfruttino concetti propri: è sempre più difficile affermare se un misuratore sovrastima oppure sottostima. Mai come oggi è necessario avere a disposizione un power meter, per eseguire un training qualitativamente elevato, a patto che il misuratore sia efficace, interfacciabile e affidabile (oltre a piacere in fatto di gusto estetico).

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