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Kross Esker TR, quando il gioco si fa duro

di - 01/08/2026

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Foto Martina Folco Zambelli/HLMPHOTO

Più di un ciclista, quando alla domanda “ma che bici è?” ha ricevuto la risposta “una gravel polacca“, ha reagito con una smorfia di sufficienza… Beh, non tutti lo possono sapere, ma quando si parla di industria ciclistica europea, la Polonia è ormai una realtà consolidata. Tra i protagonisti di questa crescita c’è Kross, marchio nato nei primi anni Novanta dalla passione del fondatore Zbigniew Sosnowski e diventato, nel giro di poco più di trent’anni, uno dei principali produttori di biciclette del continente. Un percorso costruito mantenendo la produzione nel quartier generale di Przasnysz, dove oggi sono sviluppati e assemblati modelli destinati a un mercato internazionale. L’investimento nella ricerca, nella progettazione interna e nella produzione di telai in fibra di carbonio è testimoniata dall’apertura, nel 2017, della prima e unica linea produttiva dedicata a questo materiale in tutto il Paese.

Come è fatta

Con la Kross Esker TR si entra in un campo minato… Nel senso che quando si presentano bici di questo tipo è facile incorrere nelle critiche di coloro che non riescono a farsi una ragione del fatto che ogni bici capace di divertire chi la guida, ha senso e dignità. Questa Esker TR non nasce come una gravel sportiva, né come una classica gravel da bikepacking: è una bici pensata per chi affronta percorsi molto sconnessi, lunghe distanze e sterrati tecnici, avvicinandosi per filosofia al segmento downcountry Gravel (declinazione in chiave drop bar dell’omonimo segmento della MTB), dove si trova in discreta compagnia. 

Il progetto ruota attorno a un telaio in alluminio Performance, allestito con forcella ammortizzata RockShox Rudy Ultimate XPLR da 30 mm di escursione e reggisella telescopico. La componentistica è di livello elevato, con trasmissione Shimano GRX 1×12, freni GRX RX820 e ruote WTB SportTerra abbinate a pneumatici Schwalbe Thunder Burt. Il peso rilevato supera di poco i 12 chili, valore elevato per una gravel ma competitivo considerando il telaio in alluminio e la sospensione. 

Come va

L’abbiamo portata a Poschiavo, per farci accompagnare sui sentieri di Nova Eroica Svizzera. Sentieri che in alcuni tratti strizzavano l’occhio al Gravel alpino, con fondi piuttosto tecnici, discese sconnesse e quel sottobosco cosparso di radici e qualche pietra. Pur avendo un peso non indifferente e montando una forcella ammortizzata, la Esker TR non è poi così pigra. La geometria e la posizione di guida la collocano a metà strada tra una gravel Adventure e una gravel sportiva, con l’angolo sterzo aperto e l’interasse generoso che privilegiano la stabilità e la guida a pieno carico.

Il meglio di sé lo dà ovviamente in fuoristrada, soprattutto quello più serio. La Rudy Ultimate lavora bene sulle piccole sconnessioni, quelle che trasmettono vibrazioni continue, permettendo di mantenere velocità elevate dove normalmente una gravel tradizionale costringerebbe ad alleggerire il ritmo. Mi sarebbe piaciuto che il settaggio fosse stato un po’ più sostenuto, così da sfruttare una maggior parte della contenuta escursione e non consumarne troppa già in equilibrio statico.
Bisogna tuttavia chiarire che il vantaggio principale di una forcella ammortizzata, su una bici gravel, non è tanto la capacità di superare ostacoli importanti, quanto la riduzione della fatica dopo molte ore di guida. La ruota anteriore rimane sempre composta, il feeling trasmesso dall’avantreno aumenta sensibilmente nei tratti veloci e con lui, anche la sicurezza e il piacere di guida.

Gomme e freni oversize

Lavorano in questa direzione anche le generose Schwalbe Thunder Burt da 2,1″ (da configurare immediatamente in versione tubeless), che offrono un generoso volume d’aria, tanto grip e una discreta scorrevolezza, anche su asfalto. 
Che alla Esker TR piaccia la velocità lo dimostra anche l’impianto frenante, che all’avantreno monta un disco da 180 mm…

Mi è piaciuto anche il manubrio, con un’ampia base d’appoggio dal profilo schiacciato e un sufficiente flare per una efficace guida in presa bassa, sulle discese tecniche.

E in salita? Se la cava bene anche lì. La forcella dà il suo contributo nel tenere la ruota per terra e, complici l’angolo sella, l’interasse e la geometria dell’avantreno, basta sedersi in punta di sella, tirare bene sul manubrio e, grazie ai rapporti molto agili, si sale quasi dappertutto.

A chi può piacere

La Kross Esker TR non è certo una gravel per chi cerca la prestazione in termini cronometrici, anche se aiuta ad andare più veloci in determinate situazioni… È invece una gravel pensata per chi considera il fondo sconnesso parte integrante del divertimento. Più il terreno peggiora, più la bici esprime il proprio potenziale. I 30 mm della forcella ammortizzata e i 50 mm di escursione del reggisella telescopico ampliano concretamente il suo raggio d’azione, aumentando comfort, controllo e velocità sui percorsi accidentati senza snaturare la pedalata.

Un pensiero per gli scettici: la Esker TR non finge di essere una mountain bike con drop bar, ma prova ad allargare i confini del Gravel. Questo è il suo vero carattere: non è una bici veloce, ma è una delle più rilassanti da guidare quando il percorso diventa difficile, qualità che può fare una grande differenza durante uscite lunghe o avventurose. 

È un mezzo che si presta a gravel tecnico, lunghi viaggi, bikepacking leggero, escursioni su forestali e single track facili.

Le nostre impressioni

Pregi

La capacità di affrontare terreni tecnici è notevole, così come la stabilità in velocità, soprattutto sullo sconnesso. Il comfort generale e la sicurezza in curva ringraziano l’avantreno ammortizzato. Il rapporto dotazioni/prezzo è molto interessante.

Difetti

Il peso, sebbene competitivo per questa categoria, è oggettivamente sensibile. Il rovescio della medaglia rispetto ai servigi della forcella ammortizzata è rinunciare a parte della immediatezza e della reattività assicurate da una forcella rigida.

SCHEDA TECNICA

Telaio: lega leggera

Forcella: Rock Shox Rudy Ultimate XPLR, esc.30 mm

Gruppo: Shimano GRX RX-820/610, 1x12V, guarnitura 40, cassetta SLX 10-51

Cockpit: attacco lega leggera, 12°, 70 mm; manubrio lega leggera, 420 mm

Ruote: WTB SportTerra 125 TCS, lega leggera

Gomme: Schwalbe Thunder Burt, 29 x 2,10″

Peso (rilevato): 12,210 kg

Prezzo: 2.549 euro

GEOMETRIA (taglia M)

Stack: 586 mm

Reach: 387 mm

Foderi: 430 mm

Interasse: 1.045 mm

BB drop: 75 mm

Angolo sella: 74°

Angolo sterzo: 71°

Taglie: S, M, L, XL

Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.