Foto Martina Folco Zambelli / HLMPHOTO
La Septimer nasce prendendo il nome dal Passo del Settimo, antico valico delle Alpi svizzere molto caro a Tom Ritchey e al suo mentore, il mitologico Jobst Brandt (se non lo conoscete e siete davvero appassionati di Ciclismo, trovate un po’ di tempo per scoprire chi era e trovatene dell’altro per leggere almeno uno dei suoi libri). Noi, però, l’abbiamo portata su un altro grande passo alpino, il Bernina. Un po’ perché eravamo già dalle quelle parti per partecipare a Nova Eroica Poschiavo, un po’ perché la situazione ci sembrava più pertinente con la fotografia del Ciclismo di oggi. C’è comunque un filo ideale che unisce questi due luoghi: sono strade nate per attraversare le montagne senza chiedersi dove finisca l’asfalto e dove inizi lo sterrato. Ed è esattamente il terreno sul quale questa bici si sente più a casa.
Ritchey Septimer Break-Away: com’è fatta



La Septimer rappresenta probabilmente il progetto più ambizioso mai realizzato dal Baffo nel segmento all-road.
L’elemento che distingue la Septimer è il sistema Break-Away®, che permette di dividere in due parti il telaio per poterlo inserirli in una valigia dedicata, di dimensioni compatibili con molti trasporti aerei. Una soluzione ormai storica per Ritchey, qui applicata per la prima volta a una piattaforma all-road in fibra di carbonio. Lo smontaggio avviene grazie a un giunto sulla parte inferiore del tubo obliquo, sopra la scatola del movimento e una sezione sul tubo piantone, sotto il nodo sella
La Septimer è costruita intorno a un telaio in fibra di carbonio, sviluppato per offrire un comportamento dinamico molto vicino a quello dei migliori telai in acciaio del marchio, mantenendo però peso contenuto e una maggiore efficienza nella trasmissione della potenza.
Geometria all-road e passaggio ruota generoso
La geometria è volutamente neutra. L’interasse relativamente lungo, il carro posteriore meno compatto rispetto alle gravel più sportive e un avantreno stabile sono stati studiati per offrire sicurezza e prevedibilità anche quando il fondo diventa sconnesso oppure nelle lunghe discese veloci. L’obiettivo, quindi, non è certo l’aggressività, ma una guida intuitiva e poco affaticante sulle lunghe distanze.
Il telaio offre un passaggio ruota fino a 700×48 mm, misura che permette di spaziare da coperture veloci per l’asfalto fino a pneumatici decisamente orientati al gravel.
Ha passaggio cavi esterno, soluzione obbligatoria per poter smontare il telaio senza impazzire, predisposizione per trasmissioni monocorona e doppia, numerosi attacchi per portapacchi e parafanghi.
Ritchey Septimer: per chi è pensata



Con tutto quello che offre il mercato oggi (soprattutto quello del Gravel), così specializzato e frammentato, da proporre una bici specifica per una situazione specifica, la Septimer diventa un po’ difficile da collocare.
È una bici molto particolare, anche perché nasce da un’idea precisa di Tom Ritchey: realizzare una all-road senza compromessi, capace di passare dall’asfalto al gravel veloce e al bikepacking leggero, con un comportamento sempre equilibrato.
Non vuole certo essere una gravel spinta né una bici da corsa travestita da gravel, ma una delle migliori interpretazioni del concetto di “bicicletta totale”. Però, nonostante questa estrema versatilità, anche la Septimer ha una specificità notevole: la possibilità di essere divisa in due la colloca, infatti, nel sottoinsieme delle biciclette pensate per quei ciclo viaggiatori che hanno giurato fedeltà al propri mezzo e usano spesso l’aereo.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: se non ho necessità di imbustare e caricare la mia bici nella stiva di un aereo, per pedalarci in giro per il mondo, perché dovrei guardare con occhio lascivo alla Septimer? Una risposta plausibile potrebbe essere: perché sono un feticista delle bici esclusive… Se, però, anche questa condizione venisse meno, non sarebbe facile giustificare la scelta, solo con le sue eccellenti doti dinamiche.
Le nostre impressioni su strada e gravel
Come anticipato, abbiamo approfittato della partecipazione a Nova Eroica Svizzera, per guidare la Septimer in tutte le condizioni nelle quali promette di essere efficace e capire se il Baffo ci avesse azzeccato ancora una volta.
A proposito delle idee di Ritchey, a noi il manubrio flat con le appendici alle estremità, in stile MTB anni 90, non è andato giù… Se può aiutare la gestione nelle discese più tecniche (che però non sono terreno di caccia della Septimer), nelle lunghe salite, specialmente quelle asfaltate, è scomodo e poco efficace. Non potendo cambiare cockpit, ci siamo limitati a spostare le “corna” verso l’interno, dopo le leve freno, così da usarle come una sorta di appendici aero per poter assumere una posizione più favorevole. Altro appunto alle scelte di Tom, il ricorso a freni a disco meccanici, che, sulle infinite e veloci discese del Passo del Bernina (sugli altri passi alpini non farà differenza) non ci hanno trasmesso quel feeling che avremmo apprezzato.
Torniamo a noi. Sotto le ruote, che indossavano gomme Ritchey Speedmax da 40 mm, sono passate le sezioni off-road meno tecniche del percorso dell’evento e gli asfalti della seconda parte della salita – e della discesa – verso il Passo del Bernina, in un continuo alternarsi di fondo, ritmo e velocità.
Ciò che abbiamo apprezzato della Septimer è che non obbliga a cambiare stile di guida. inoltre, specie su strada, non dà mai l’impressione di essere una gravel pesante, anzi. Su asfalto, e con gomme relativamente scorrevoli, mantiene una buona velocità di crociera e invita a stare seduti per ore. In situazioni come quella che abbiamo affrontato noi, significa affrontare decine di chilometri senza quella sensazione di continua lotta contro il mezzo che alcune gravel con geometrie più estreme trasmettono.
Comfort e comportamento in sella



La posizione in sella è rilassata, ma non “turistica” e invita (e lascia) pedalare. Sullo sterrato, quello compatto e scorrevole, la Septimer ci ha sorpresi, perché il telaio filtra bene e, nonostante le gomme di sezione contenuta e la pressione leggermente alta, le vibrazioni trasmesse dal terreno arrivano attenuate. Nonostante il telaio in fibra di carbonio, restituisce una sensazione più simile a quella dell’acciaio, a cui ci hanno abituati i telai firmati dal Baffo.
Ed è forse questo l’aspetto più “Ritchey” del progetto: il comfort che non deriva da soluzioni elastiche esasperate, ma dal modo in cui tutto il telaio lavora insieme.
Ritchey Septimer: pregi e difetti
Pregi
Della Septimer ci è piaciuto l’equilibrio generale: è una bici che non eccelle in un solo ambito, ma va bene praticamente ovunque e garantisce tanto comfort sulle lunghe distanze. Il telaio smorza molto bene le vibrazioni e trasmette buon feeling. La bici non è nervosa, anzi, molto prevedibile.
A testimonianza della grande versatilità, crediamo che on due set di ruote potrebbe tranquillamente sostituire una bici da endurance e una gravel.
Abbiamo apprezzato anche la qualità costruttiva e la cura dei dettagli molto curati.
Difetti
Nelle accelerazioni più decise e quando ci si alza sui pedali, l’avantreno non è così reattivo rispetto alle gravel con DNA sportivo. È una sensazione sottile, che emerge soprattutto se si arriva da telai rigidi e rappresenta il prezzo da pagare per un progetto che mette al primo posto versatilità, comfort e la possibilità di essere smontato. Una maggiore reattività non guasterebbe…
Scheda tecnica e prezzo



Telaio: Ritchey Break-Away®, fibra di carbonio con giunture in acciaio.
Passaggio ruota max 48 mm. Movimento centrale filettato da 68 mm.
Compatibile con trasmissioni 1X (max. 46 T) e 2X (max. 50 T). Non compatibile con sistema UDH.
Forcella: Ritchey Carbon Adventure, fibra di carbonio, con attacchi rivettati sui foderi
Peso (rilevato): 9,659 kg (1,360 kg dichiarato per il solo telaio, taglia L)
Prezzo: 3.455 euro (frame kit)
GEOMETRIA (taglia L)
Stack: 591 mm
Reach: 400 mm
Foderi: 440 mm
Interasse: 1.059 mm
BB drop: 75 mm
Rake: 50 mm
Angolo sella: 73,5°
Angolo sterzo: 71,5°
Taglie: S, M, L, XL








