Damiano Cunego oggi, dodici domande al principe

La nuova vita di Damiano Cunego, quello che per noi appassionati del ciclismo, rimarrà sempre il ragazzo campione. Lo abbiamo intervistato al quartier generale di Exept, prima della GFLaigueglia.

26/02/2019
scritto da Alberto Fossati

Ci piace dire che con il 2019 inizia la seconda vita di Damiano Cunego, uno dei corridori italiani maggiormente apprezzati dal grande pubblico, non solo in Italia ma anche all’estero. Il veronese ha appena cessato l’attività da pro ma ha già ben chiaro e delineato il suo futuro, con la prospettiva di essere imprenditore di se stesso ma senza dimenticare la bici. Non solo, trasmettere la sua esperienza ai giovani è uno degli obiettivi primari.

Qui con lo staff di Exept, in ordine da sinistra, Alessio Rebagliati, Damiano Cunego, Alessandro Giusto e Wolfgang Turainsky

Detto e scritto da un appassionato, trovarsi di fronte a Damiano Cunego non può che crearti emozione. Trovarsi a chiacchierare con un atleta del genere è stimolante, non solo per i risultati che ha conseguito, uno dei corridori che è stato capace di riportare i nostri colori sui gradini alti dei podi delle competizioni più importanti ma anche per quello che ha trasmesso (e che ti trasmette quando te lo trovi di fronte). Grinta su tutto, rispetto si ma nessuna paura e passione per la bici, amore nei confronti della famiglia: in passato, ogni volta che lo abbiamo ascoltato tramite la televisione, la radio, il web abbiamo percepito questo, valori che che abbiamo percepito anche in questa breve intervista.

Non ci siamo fatti mancare qualche battuta e risata

Lo abbiamo incontrato a Finale Ligure nella sede di Exept, marchio di cui ora è testimonial e poco prima della Granfondo Internazionale Laigueglia che fino al 2021 sarà intitolata proprio al “Piccolo Principe”. Beh, il Cunego di oggi è ancora un atleta a tutti gli effetti, è passato poco tempo dal termine della vita da corridore. Semplice e alla mano, mai sul piedistallo, Damiano Cunego è un “ragazzo” con i piedi per terra, consapevole del suo nome e del ruolo che può avere, del peso che possono avere le sue parole. Lo ascolti volentieri, mai banale, attento, educato, coinvolgente ma schivo al tempo stesso, una persona che ti da l’impressione costante di avere ben chiaro l’obiettivo da conseguire.

Chi è Cunego oggi?

Tutti sanno che ho terminato l’attività da professionista da poco e nello stesso tempo mi sono riorganizzato. Damiano Cunego oggi è un personal trainer che porta avanti il suo metodo di allenamento per chi vuole stare in forma, metodologia acquisita in tanti anni di attività. Mi avvalgo dell’aiuto di Chris Powell (noto personal trainer statunitense che collabora anche con l’emittente ABC). Organizzo training camp e accademy; faremo proprio un training camp molto bello, interessanti sotto tanti punti vista a Luglio a Park City dove ci sarà anche Chris. Forte della collaborazione di sponsor e ex sponsor andremo anche in Giappone, il tutto legato ai giovani. Proprio le Cunego Accademy sono state pensate per i le giovani generazioni, pensate in un certo senso per i giovani sportivi.

La tua attività attuale a chi si rivolge principalmente?

I training camp verranno pensati prima di tutto per gli amatori che si vogliono divertire, pedalare e imparare. Mi voglio rivolgere a persone normali a cui piace pedalare e che abbinano l’attività in bici anche ad un benessere fisico. Le Cunego Accademy invece sono state pensate come una sorta di scuola per i più giovani. Ti dico che il Giappone, nei prossimi anni, cambierà passo e approccio nei confronti dello sport, pensando anche alle prossime Olimpiadi. Ho un sito ufficiale da cui si possono reperire tutte le informazioni necessarie, officialdamianocunego.com

Damiano Cunego con lo staff di Exept quasi al completo, dopo la cerimonia di consegna della bici a lui dedicata

Si parla tanto della tecnologia applicata al ciclismo, allo sport in genere, qual’é la tua opinione in merito?

Io penso che ad oggi abbiamo tante comodità, non sono troppe ma purtroppo rischiamo di perderci in tutte queste informazioni. Si corre il rischio di avere molto a disposizione senza sapere cosa realmente è giusto fare. Mi piacere far capire alla gente che la strada più redditizia da seguire è anche quella più semplice. Sai, alla fine gli allenamenti che ti permettono di migliorare e stare bene sono tre, bisogna usare un pò tutto ma senza perdere di vista le basi e il divertimento.

Secondo te oggi c’é della confusione!

Si certo. Il misuratore di potenza è uno strumento molto utile ma è necessario saperlo utilizzare nel modo corretto, sennò non serve a nulla e può diventare controproducente. Ti dico che, anche per quello che concerne il mondo dei professionisti, è giusto usare il misuratore in allenamento, mentre io sono uno di quelli che dice di toglierlo in occasione delle competizioni. Un esempio molto utilizzato è quello dei corridori Sky che si mettono davanti a 500 watt fissi: se gli togli il power meter vedrai che vanno un pò meno, non solo questione di gambe ma anche di testa. Con uno strumento del genere perdi un pò di fantasia e diventa tutto più piatto. Anche questo genera un pò di confusione, guardi solo i numeri e non sai più quello che realmente vuoi fare.

La firma del contratto con Exept

Nella tua carriera, cosa rifaresti e cosa no?

Rifarei tutto quello che ho fatto, lo stesso percorso, ti posso dire che ripercorrendo al stessa strada sò di aver fatto delle sbavature, riproverei più che altro a correggere quelle. Qualche scelta tecnica da ottimizzare ma non ho rimpianti.

In un mondo con cui ti sei confrontato per tanti anni, quanto conta la gente che ti stà intorno, nell’ambiente sportivo e al di fuori?

Importantissimo, su tutto e tutti è chi hai a casa, il nucleo familiare, fondamentale per la tua serenità, una tranquillità che poi si riflette anche sulla prestazione. È importante avere delle persone molto vicine anche nel gruppo sportivo, non tante, tre o quattro persone. Sono quelli con cui pianifichi, condividi il ritiro, gli allenamenti, la vita in gara. Io ho avuto la fortuna di avere poche persone veramente fidate, affiatate e con queste persone ho condiviso molto. Nella mia carriera ho visto atleti che avevano venti/trenta persone intorno fino a quando sono andati forte, poi sono spariti tutti: non è bello. In mondo del genere devi saperci stare, ti devi far rispettare, devi sapere con chi parlare e cosa dire, non è facile. Però ti dico che chi vince ha sempre ragione è così un pò in tutti gli sport.

Una bici con le sue vittorie più importanti

Dal feeling con le persone a quello che hai con la bicicletta. Quanto conta secondo te il mezzo meccanico?

Prima di tutto per una giusta valutazione l’atleta deve essere al 100%. La bicicletta è importantissima, fondamentale ma deve anche essere cucita addosso all’atleta. Ti faccio un esempio: tutti iniziavano ad usare le ruote da 50, io ero uno dei pochi ad utilizzare le ruote a profilo basso, eppure queste mi permettevano di fare una prestazione che con le alto profilo non riuscivo a conseguire.

Prima di tutto la sicurezza ma a tuo parere le bici più moderne potrebbe scendere sotto il peso consentito?

Si, secondo me si, anche di 200 grammi e non verrebbe sacrificato nessun aspetto che coinvolge la sicurezza, però tutto deve essere certificato. Però è necessario rispettare le norme e i protocolli che vengono dettati, questo deve essere ben chiaro.

Un particolare della bici road disc di Damiano con ruote DT Swiss PRC Dicut 1100

Quanti km facevi all’anno e quanti ne fai adesso?

Quando ero atleta stavo in un range compreso tra i 30000 e 35000, ora faccio un paio di uscite a settimana da un paio d’ore ciascuna, vero è che è stato un periodo quest’ultimo, intenso di viaggi e programmazioni per il futuro. Non smetto di andare in bici, mi serve anche per la mia attività attuale, devo testare io per primo le mie metodologie di allenamento. Sono testimonial della Granfondo Gavia-Mortirolo, oltre alla Laigueglia, quella è veramente dura e mi dovrò allenare per forza.

Rispetto a prima, quando passavi i 30000 km in bici, ad adesso, senti tanta differenza?

Si, perché la bici non ha una via di mezzo, più vai e meglio riesci ad esprimerti, è anche vero che per fare quei kilometraggi devi avere una sorta d’impostazione, non è facile.

Ci sono amatori che arrivano a quelle cifre, secondo te non si va verso l’esagerazione?

Ognuno è libero di fare ciò che vuole, preferisco pensare che ognuno si organizzi la sua vita nel modo migliore. Alle persone che vengono da me per avere un programma di allenamento, dei consigli, io cerco di trasmette divertimento e disciplina, senza esasperazioni.

Hai già usato i dischi sulla bici road?

No, sulla corsa no, sul gravel e sulla mtb si. Sono comunque favorevole al sistema per una serie di fattori.

foto di Sara Carena

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buracia.com

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