Greg Minnaar entra nella leggenda a Fort William

Ci sono poche relazioni nel mondo della mountain bike come quella tra il discesista veterano Greg Minnaar e lo sfidante tracciato di Fort William. Quest’anno è stato aggiunto un nuovo tassello alla leggenda.

07/06/2017
scritto da Cristiano Guarco
Minnaar celebra il 7° trionfo a Fort William

Minnaar celebra il 7° trionfo a Fort William

Pochissimi posti al mondo vedono cambiare il tempo in modo così rapido e imprevedibile come su questa iconica pista da discesa nelle Highlands scozzesi. Un gran numero di appassionati soffrono pazientemente i continui passaggi tra gli occhiali da sole e le giacche impermeabili, con il caldo e gli acquazzoni che si alternano senza sosta.
Tutti in attesa di godere lo spettacolo offerto dalla downhill in questo vero e proprio tempio mondiale della disciplina dove un’altra grande pagina di sport è stata scritta il primo weekend di giugno.

Sul primo tratto del tracciato di Fort William

Sul primo tratto del tracciato di Fort William

Greg Minnaar, l’alto e igoroso sudafricano, è il più grande interprete in attività della disciplina (ha vinto la sua prima World Cup nel 2001) ma la sua recente performance ha Fort William ha qualcosa di incredibile.
L’atleta del team Santa Cruz Syndicate ha vinto le qualifiche in sella alla sua nuove V10 29er, in una gara che ha fatto sua in sei delle sue ultime 15 partecipazioni. È una prestazione straordinaria e mai vista nella massima serie mondiale dedicata alla disciplina.

Il cancelletto di partenza è collocato in cima alla collina di Aonach Mor e, nonostante il tracciato abbia parecchi anni, rappresenta ancora una delle più grandi sfide di questo sport. Non solo i più bravi interpreti sono messi alla prova da sezioni aperte brutalmente veloci, ma devono anche attraversare un bosco costellano di profonde pozze fangose e infiniti letti di radici, per chiudere sulla cosiddetta Motorway, il tratto finale caratterizzato dagli enormi salti.

Minnaar nella difficile sezione nel bosco

Minnaar nella difficile sezione nel bosco

Le variabili e il numero di fattori che entrano in gioco ogni singolo istante sono incalcolabili e il rider che nel tempo ha meglio saputo interpretare la pista scozzese è proprio Greg Minnaar.
“Oggi ho solo vinto le qualifiche, quindi non sono così euforico” ha affermato il sudafricano scrollando le spalle con una tattica che ricorda l’astuzia di un pugile. Per lui non è altro che un buon inizio.
“Non so cosa abbia di particolare Fort William, non ne sono certo…” prosegue sorridendo. “Mi piace sempre venire qui. La mia prima gara è stata con una squadra britannica (Animal Orange) quindi mi sento come se fossi nella mia seconda casa. Mi piace anche rivedere tutti quelli che ho conosciuto durante la mia carriera, mi trovo proprio bene qui.”

Un Greg Minnaar a suo agio è un discesista veloce, forse più di ogni altro atleta che dipende da una messa a punto perfetta della propria bici. Questa stagione, il suo team è stato il pioniere delle ruote grandi da 29”, chiaramente le favorite dell’altissimo sudaricano.
“Abbiamo lavorato duro per tirare fuori il massimo dalla Santa Cruz V10 29er e penso che sia veramente adatta a me” afferma.
“Se guardo indietro a tutti i miei anni di gare mi rendo conto che ho sempre usato una taglia sbagliata. Ora mi sento molto meglio, molto più a mio agio sulle sezioni tecniche, nell’ingresso in curva, attraverso i tratti sconnessi. È sicuramente il massimo per me.”

Minnaar sulla velocissima Motorway

Minnaar sulla velocissima Motorway

Le ruote grandi non sono state accolte calorosamente da tutti con alcuni suoi rivali che lo ritengono un vantaggio sleale.
Quello che veramente mi sorprende è che un piccolo cambiamento della bici abbia generato così tante chiacchiere. Non lo capisco.” Minnaar scrolla le spalle e prosegue: “Nessuno ha detto nulla quando siamo passati dalle 26” alle 27,5”, quindi non so davvero perché si stiano agitando così ora!”
“Penso che molto dipenda dal fatto che molti marchi abbiano avuto difficoltà a sviluppare una nuova MTB non riuscendo a portarla in gara. Perché non accelerano lo sviluppo mettendola in pista? Perché non gareggiano e dimostrano che va bene?
Le ruote da 29” sono in giro per 17 anni, non sono una cosa nuova. Alcune persone hanno solo paura del cambiamento. Devi solo scendere sul tracciato, passare quell’inferno di bosco e arrivare al traguardo, non importa quale sia la tua bici.”

La nuova Santa Cruz V10 29er

La nuova Santa Cruz V10 29er

Un’altra novità del 2017 sono i giovani compagni di team, il francese Loris Vergier e lo statunitense Luca Shaw“La squadra sta facendo molto bene, mi piace stare con i giovani talenti” dice sorridendo. “La gente pensa che loro si ispirano a me, in realtà sono io che li osservo attentamente. Provengono da un’altra epoca e il modo in cui affrontano le cose è molto diverso, quindi cerco di cambiare e adattarmi ai tempi attuali. Di recente ho usato una bici con cui ho corso cinque anni fa, è completamente diversa rispetto a quella di adesso.”
Arriva la giornata di gara, l’arena finale alle pendici del Nevis Range si riempie di tifosi. Il cancelletto di partenza è un piccolo punto lontano sulla collina, l’idea di qualcuno che corre in MTB da cima a fonda in meno di cinque minuti suona semplicemente ridicola.

Minnaar in dirittura d'arrivo, circondato dal pubblico festante

Minnaar in dirittura d’arrivo, circondato dal pubblico festante

La nuova sezione nel bosco inizia a reclamare le sue vittime sacrificali. Alcuni dei migliori atleti al mondo incorrono in scivolate e cadute, piedi che si staccano dai pedali alla ricerca di un appoggio sicuro mentre altri semplicemente si ritrovano a contatto con il terreno fangoso.
La tensione cresce e il giovane australiano Jack Moir si siede sulla tanto agognata hot seat. Il display dice che Vergier è già sceso, manca solo un discesista.

Scegliere i migliori momenti della carriera di Minnaar è un vero incubo, avendo vinto 19 tappe di Coppa e ben tre titoli Mondiali. Manca solo l’assalto al forte scozzese, una possibile nuova impresa per l’eterno sudafricano.
Come nella maggior parte delle gare downhill, per meglio apprezzare la sua abilità, bisogna confrontare la performane con quelli che sono scesi prima. La velocità era visibilmente più alta, ma dove altri hanno guidato di forza, Minnaar lo ha fatto di fino. Correzioni minuscole, appena percepibili sul manubrio e nei piccoli movimenti del corpo.

Minnaar portato in trionfo all'arrivo

Minnaar portato in trionfo all’arrivo

La folla ruggisce, in questa epica battaglia tra il toro e il matador. Minnaar ha attraversato la finish line ritoccando il miglior tempo di 2,9 secondi. Una volta fermatosi, cade a terra esausto.
Fan e compagni di squadra saltano le barriere e lo travolgono esultando. Avrebbe poi ammesso che temeva di soffocare tale è stato lo sfrozo fisico che aveva appena sopportato, nella gara più impegnativa fisicamente della sua carriera.
“Ha cominciato a piovere quando ero in cima” sospira. “Non ero preoccupato per il tracciato, perché è leggermente più veloce quando umido, era una questione di visibilità. Sapevo che dovevo spingere al massimo in ogni punto e trovare il tempo di rifiatare dove possibile oltre a strappare il tear-off della mascherina. Ho davvero spinto al massimo nella prima parte, l’ho tirato appena prima di entrare nel bosco, cercando di non fare errori per poi riaprire il gas sul tratto finale. È stata durissima.”

La settima vittoria a Fort William è conquistata da uno dei rider più amati di tutti i tempi in una delle piste più speciali.
“Durissimo” è l’aggettivo che meglio si addice a Fort William, e forse l’unica cosa ancora più resistente del grigio granito scozzese è Greg Minnaar, che vola al terzo round di Coppa vestendo la maglia di leader del circuito.

Il podio di Fort William, gioia assoluta!

Il podio di Fort William, gioia assoluta!

Fonte: Redbullcontentpool.com

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