La Granfondo del Penice vissuta in prima linea

La Granfondo del Penice diventa anno dopo anno uno degli appuntamenti di inizio Giugno. Dura ed esigente, questa manifestazione si snoda all’interno dell’Appennino.

04/06/2019

Una bella giornata di sole quella che, dopo la lunga stagione delle piogge, ha accolto gli oltre 650 partenti della Granfondo del Penice Ti-Rex, organizzata dalla ASD Sant’Angelo a Zavattarello nel cuore del territorio montano dell’Oltrepò Pavese.

Le griglie di partenza collocate nella piazza medioevale di Zavattarello. Zavatterello è davvero un piccolo borgo, nascosto nell’appennino, tra le province di Pavia e Piacenza.

Come sempre abbiamo pedalato in mezzo a voi e vi raccontiamo di questa manifestazione giunta alla terza edizione, con numeri ormai consolidati in un weekend dove non sono mancate concomitanze importanti come la Stelvio-Santini e la Marcialonga Cycling Craft.

Nonostante questo, le vie del piccolo borgo medioevale di Zavattarello sono state invase da una massa colorata di ciclisti giunti dalla Lombardia, dalla vicina Emilia e dal basso Piemonte. Complice il primo weekend di bel tempo molti ne hanno approfittato per una vacanza con la famiglia andando ad occupare buona parte delle strutture ricettive sparse su un raggio di 20 chilometri, da Varzi a Santa Maria della Versa. Un esempio di come anche un piccolo evento possa dare una ricaduta tangibile sul territorio contribuendo a farlo conoscere ed apprezzare.

Durante l’attesa in griglia, resa piacevole grazie al clima mite, abbiamo gradito l’intervento dei giudici che hanno provveduto a far retrocedere i soliti furbi che avevano provato ad infilarsi in una griglia non di loro pertinenza. Questo è importante a maggior ragione in una manifestazione come questa, dove la griglia di merito è stata realizzata con la precisa volontà di includere tutti gli atleti più veloci, in modo da evitare pericolose rimonte dal fondo e incrementare così il livello di sicurezza per tutti.

Quest’anno sono stati proposti percorsi completamente rinnovati con tre salite da affrontare per il medio e quattro per il lungo. Percorsi in cui la pianura è un miraggio e si ha sempre la gamba in spinta, ma dove è anche necessario gestirsi visto il dislivello importante su entrambi i percorsi in rapporto allo sviluppo chilometrico e cercare poi di recuperare nelle discese. Ecco, circa il capitolo discese va dato merito all’organizzazione di aver trovato delle soluzioni con un manto stradale in buone condizioni, almeno rispetto alla media dell’Oltrepò, zona che conosciamo bene perché sede dei nostri allenamenti. In particolare la discesa affrontata dal percorso lungo da Lago verso la Val Trebbia, molto godibile, è stata molto godibile. Per contro il clima che ha caratterizzato lo scorso mese di maggio non ha mancato di lasciare il segno, in particolare nel falso piano tra lo scollinamento di Vallette di Ceci e il Passo del Brallo. Pochi chilometri dove però si è accumulato parecchio ghiaino al suolo. Proprio per questo il presidio non è mancato ma a questo deve accompagnarsi una certa prudenza da parte dei partecipanti. Come ricordato poco prima del via dall’organizzazione va tenuto presente che non si corre in pista ma su strada e un imprevisto, dietro una curva, è sempre possibile.

Venendo alla gara si è partiti forte, anche più del solito perché la corsa è esplosa subito con il primo e il secondo del percorso lungo andati in fuga al decimo chilometro. Chi ha provato a tenere il ritmo dei primi in molti casi ha pagato lo sforzo successivamente, anche per via del caldo che ha reso tutto più complicato. Ci è piaciuto molto il servizio di ristoro idrico fornito a metà della seconda salita, con le borracce passate al volo. Per chi invece partecipa senza l’assillo del tempo, era stato allestito il ristoro al Passo del Brallo, un po’ discosto dalla strada e collocato in un ampio piazzale, a servire tanto il percorso medio quanto due volte quello lungo.

Un tratto della bella ma impegnativa salita di Ceci, comune agli entrambi i percorsi

Molto belli gli scorci pedalando nella verdissima Val Trebbia mentre i cartelli stradali indicano ormai Genova come grande città più vicina. Qualche cartello in più invece, per indicare la lunghezza delle salite per chi non è della zona poteva risultare utile.

Percorsi in larga misura apprezzati dai partecipanti che si sono equamente divisi sul lungo e sul medio. Qualcuno giustamente ha evidenziato come il lungo non fosse realmente tale con soli 106 chilometri (ma con ben 2400 metri  di dislivello però), anche a causa di una riduzione avvenuta nell’ultima settimana per motivi di sicurezza. Considerate tuttavia le strade disponibili e le risorse di una piccola società di appassionati che durante la stagione organizza ben tre manifestazioni sul territorio pensiamo che sia da apprezzare la possibilità di partecipare a manifestazioni come queste, in ambito locale, specie di questi tempi.

Molti i ciclisti locali che hanno partecipato sfidandosi sulle loro usuali salite come Pietragavina

Da migliorare invece il presidio dell’ultimo tratto di strada, i sei chilometri finali da Pietragavina a Zavattarello, in particolare per quanto riguarda gli atleti del lungo. Operazione resa complicata dal fatto che si tratta di una provinciale che non può essere chiusa per più di mezz’ora ma che forse proprio per questo richiederebbe qualche segnalazione in più a rammentare prudenza ai partecipanti e alle macchine che possono sopraggiungere in senso inverso.

L’impegnativo strappo che conduce all’arrivo.

Il contorno dell’evento è proseguito in un clima di festa con delle premiazioni partecipate tanto dagli atleti che dal pubblico e un pasta party dove molti hanno indugiato a lungo prima di riprendere la via di casa mentre l’organizzatore, Vittorio Ferrante, dava a tutti appuntamento alla Granfondo di Casteggio, il prossimo 22 Settembre.

a cura della redazione, foto ENDU

asdsantangelo.blogspot.com

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