TOUR DE KÄRNTEN 2019, ovvero il Giro di Carinzia

TOUR DE KÄRNTEN, il Giro della Carinzia una corsa a tappe in terra austriaca che avvicina il mondo amatoriale a quello dei pro, una bella esperienza.

30/05/2019
scritto da Alberto Fossati

TOUR DE KÄRNTEN 2019, ovvero il Giro della Carinzia, forse non tutti sanno che che questa è la più grande manifestazione ciclistica dell’Austria e si svolge  intorno al terzo lago più grande della Carinzia, l’Ossiachersee e nella regione di Nockberge. Ecco il racconto di Riccardo Zacchi. 

Une bella foto aerea del lago e dei suoi borghi affascinanti, in un territorio tanto naturalistico, quanto votato allo sport.

Tanto era l’entusiasmo appena conclusa l’edizione dello scorso anno che subito dissi: “al 1000% nel 2019 sarò nuovamente al via del Tour de Kärnten” e così è effettivamente stato. Un so-cool-event per il quale molti dei partecipanti dell’edizione passata hanno fatto la mia stessa scelta e con cui mi ci sono piacevolmente ritrovato, giovando di un’atmosfera distesa e rilassata ma che al tempo stesso sa nascondere un alto tasso agonistico; anche il percorso, profondamente rinnovato, ha riservato tante e molto gradite sorprese, chiaramente enunciate durante i vari briefing pre gara. Non cambia invece il format: sei tappe, che includono una frazione di breve durata con arrivo in salita e una cronometro individuale in pianura; quest’ultima, collocata stavolta nella seconda giornata di gara, è avvenuta in concomitanza con il campionato nazionale austriaco pro-under23-juniores di tale disciplina, una piacevole e curiosa occasione per mettersi a confronto con “quelli veri” (per la cronaca è stata vinta da Matthias Brändle, portacolori dell’Israel Cycling Academy).

Il nostro Riccardo Zacchi in azione durante la prova contro il tempo.

La partecipazione all’evento è aperta a tutti, motivo per cui anche qualche elite locale ha preso parte alla competizione, aumentandone di conseguenza il livello e prestigio; degna di nota è stata anche la presenza dell’ex professionista Johnny Hoogerland, il quale, trasferitosi di recente in Carinzia, non ha certo lesinato le proprie energie durante le varie fasi di gara! Le tappe prevedevano uno svolgimento complessivo di 476km e circa 8800 metri di dislivello positivo (in realtà ne ho misurato qualcuno in più!), mantenendo sempre invariata la località di partenza, il centro sportivo polifunzionale di Ossiach, e limitando le sedi di arrivo nel raggio di 15-20km. Solo la penultima frazione, che terminava nell’incantevole sommità del Magdalensberg, era posta ad una quarantina di chilometri di distanza, ma per la quale è stato anche disposto un comodo servizio di bus shuttle per chi non volesse tornare agli alloggi in sella alla propria bici.

Per completare il “pacchetto” di servizi offerto ai partecipanti, dall’ottima organizzazione, in aggiunta ad un cospicuo pacco gara caratterizzato da vari prodotti tecnici, dopo ogni tappa è sempre stato disposto un ristoro a base di pietanze locali (per i miei gusti il più apprezzato è stato sicuramente quello con i Kaiserschmarrn al termine della quinta giornata, anche se non nego che poi il rientro in hotel sia stato un pochino difficile!) ed una serata finale con un superbo buffet al termine della cerimonia di premiazione.

Tornando agli aspetti “corsaioli”, il territorio circostante alla località di partenza ben si presta ad ospitare un evento del genere, in quanto offre un’ampia scelta di tipologia di percorsi: dalla pianura o vallonato intorno ai laghi della regione, alle alte cime e passi tipici della nazione alpina in cui ci ritroviamo; questo ha permesso di offrire un’ottima varietà di tracciati che hanno saputo soddisfare le esigenze di ogni concorrente. La routine giornaliera prevedeva una partenza ad andatura controllata lunga circa una decina di chilometri, per favorire l’uscita dal centro abitato e permettere simultaneamente un’adeguata – e alquanto gradita – fase di riscaldamento, assai utile per “sciogliere le gambe” dalle fatiche delle tappe precedenti. Come ho in precedenza accennato, una delle novità di quest’anno è stato il collocamento della cronometro nel secondo giorno di gara: una scelta molto sensata dal mio punto di vista, poiché ha permesso di stilare un ordine di partenza in base al risultato del giorno precedente, in modo tale che ognuno avesse ben chiara la propria situazione di classifica, ovvero se si stesse perdendo o guadagnando tempo rispetto ai propri rivali.

Per quanto mi riguarda, 29km a cronometro sono stati davvero un’agonia infinita, uno sforzo fisico e mentale di tale genere ed intensità non sono abituato a farlo né tantomeno a sopportarlo mentalmente, riconosco che serva davvero tanta pratica e dedizione alla disciplina (oltre ad un mezzo tecnico preparato adeguatamente direi) per ottenere buoni risultati. Dal punto di vista climatico, fortunatamente, in un maggio funestato dal maltempo e terrorizzato dalle pessime previsioni meteorologiche, la settimana incontrata in Carinzia si è tutto sommato rilevata propizia: la tanto annunciata copiosa pioggia si è invece limitata ad appena qualche spruzzo qua e la, concedendoci temperature gradevoli e un paio di giornate di piacevole sole, componente piuttosto rilevante nel momento in cui si scollinano quote oltre i 1600m di altitudine. I percorsi proposti (egregiamente esposti e descritti sul sito web dell’evento) non sono stati mai banali o ripetitivi: oltre alla abituale partenza da Ossiach, il Tour ha sempre percorso itinerari differenti, facendoci scoprire le meraviglie naturali, paesaggistiche ed architettoniche della zona, come i castelli di Straßburg o l’altopiano del Falkertsee. Sempre in merito alll’aspetto agonistico, quest’anno mi sono presentato ai nastri di partenza con una condizione atletica migliore rispetto allo scorso anno, la quale mi ha permesso di divertirmi maggiormente entrando nel vivo delle corsa in diverse fasi di gara; non dimenticherò mai le emozioni vissute durante la quarta tappa, la “classicissima” di Bad Bleiberg, vissuta interamente nella fuga gestita con sapienza e condotta al termine da Johnny Hoogerland, che ovviamente non ha mancato di regolarci con ampio margine nello sprint finale. Personalmente il poter correre insieme a corridori come lui o altri elite mi da molte più motivazioni e stimoli; inoltre lo svolgimento della corsa è più sensato e c’è la concreta opportunità di imparare e divertirsi allo stesso tempo.

Sono anche altri gli aspetti “corsaioli” che caratterizzano questo evento ma che al tempo stesso non mettono a disagio tutte le categorie di partecipanti presenti: una delle classiche e più formali operazioni come il foglio firma alla partenza si affianca ad un briefing (10 minuti prima del via) in cui il direttore di corsa ama ridere e scherzare con tutti; in aggiunta, anche le premiazioni post tappa avvengono in una tipica gasthaus locale dove in un clima di assoluta tranquillità e convivialità il primo e l’ultimo arrivato si bevono una birra assieme. Il Tour de Kärnten è affascinante proprio per questo: ha trovato la giusta alchimia tra la componente racing e la parte ludica, sapendo mixare ed assecondare le esigenze di ogni concorrente, creando una sorta di parco giochi adatto a tutte le età. E penso proprio che sia grazie all’insieme di tutti questi motivi che chi ci è stato una prima volta poi faccia più di un pensierino a tornare anche l’anno successivo! La regione è ricchissima di strutture alberghiere o B&B, ma quello che posso consigliarvi è di trovare sistemazione affittando un appartamento insieme agli amici con cui avete l’intenzione di condividere questa esperienza, poiché questa soluzione vi renderà il tutto ancor più gradevole e speciale: ad esempio potrete vivere e rivivere le emozioni della giornata appena trascorsa in sella alla bici mentre state cucinando, discutere sulla tappa di domani oppure semplicemente rilassarsi intorno al tavolo e stemperare la tensione (se mai ce ne fosse!).

Quest’anno mi sono davvero divertito parecchio  e forse è stata anche la componente più entusiasmante della settimana – nel condividere l’alloggio insieme a degli amici tedeschi conosciuti proprio sui campi di gara negli anni passati: il mix tra le nostre culture ed origini ha fatto si che ognuno di noi imparasse qualcosa dall’altro, sia in ambito ciclistico che al di fuori di esso; tanti sono stati i momenti davvero divertenti trascorsi insieme, come i pomeriggi sul divano a guardare il giro d’Italia tifando corridori diversi oppure l’incontro delle varie influenze culinarie che hanno portato alla creazione di nuove – ed inaspettate direi – pietanze (il mix italo-teutonico è risultato davvero una bomba!). Questo è il ciclismo che mi piace, questo è il Tour de Kärnten!

Testo a cura di Riccardo Zacchi

foto C.O.

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