«Colline e vallate”… Così, usando il dialetto, i locali raccontano il loro territorio. Ma questa è solo una delle caratteristiche – la più evidente – dell’Emmental, seconda tappa del nostro viaggio nel Canton Berna
Ci vogliono poco più di quaranta minuti di auto – o trenta di treno – per coprire i 35 chilometri che separano Berna da Langnau. La piccola cittadina dell’Emmental è stata per due giorni il centro della seconda parte del nostro tour nel Canton di Berna. Breve, ma intenso, come si suole dire, perché in quattro giorni in sella abbiamo bevuto a garganella tutto ciò che andrebbe sorseggiato in un tempo più rilassato e dilatato, come la morfologia e l’atmosfera di questa regione imporrebbero.
Non c’è tanta differenza fra il territorio delle due aree in cui abbiamo pedalato, quella a nord-ovest di Berna e l’Emmental, se non per una dolcezza più accentuata di quest’ultima. Alla sua scoperta ci hanno accompagnato Hans e Wendy di Valley Adventures, un tour operator locale che organizza escursioni, anche personalizzate. Per noi aveva preparato due facili itinerari in eBike, studiati per farci assaporare quello che, nelle nostre trattorie, sarebbe il classico “antipasto tipico”, che propone i sapori della tradizione e di un territorio.
Herzschlaufe Gotthelf tour






È uno di quegli itinerari che dimostrano come il cicloturismo possa trasformarsi in un racconto. Non solo perché si pedala attraverso uno dei paesaggi più belli della Svizzera, ma perché si entra letteralmente nelle pagine di Jeremias Gotthelf, pseudonimo di Albert Bitzius, il parroco-scrittore che nell’Ottocento raccontò proprio l’anima rurale dell’Emmental.
L’anello, completamente segnalato come Veloland n. 699, parte e arriva a Langnau. Misura circa 60 chilometri, con un dislivello vicino ai 1.500 metri, sufficienti a renderlo un itinerario impegnativo, se affrontato con una bici tradizionale, oppure una splendida escursione di una giornata, se percorso in eBike.
La bellezza del percorso sta soprattutto nel suo ritmo: un saliscendi continuo sulle morbide colline dell’Emmental, regalando punti panoramici dai quali lo sguardo spazia dalle Alpi al Giura. Le salite hanno pendenza costante e conducono a crinali isolati, le discese attraversano piccoli borghi, boschi e prati punteggiati dalle grandi fattorie in legno che sono diventate il simbolo della regione. È quel paesaggio ondulato che qui chiamano “Hügu Himu”, il paradiso delle colline.
Sulle tracce del parroco scrittore




L’itinerario è costruito come un viaggio nella vita e nelle opere di Gotthelf. Una delle tappe più significative è Lützelflüh, dove Albert Bitzius fu parroco dal 1832 fino alla morte. Qui varrebbe la pena di prendersi un po’ di tempo (noi non lo abbiamo fatto, ma lo consigliamo) per visitare la canonica, la chiesa, il cimitero dove riposa e il Gotthelf Zentrum, che racconta la sua vita e conserva il patrimonio letterario dello scrittore.
Si prosegue poi verso Sumiswald, scenario del suo racconto più celebre, Il ragno nero. Ancora oggi alcuni edifici e antiche locande citati nelle sue opere sono riconoscibili, dando la sensazione che il tempo, in questa parte dell’Emmental, abbia rallentato il proprio passo.
Un’altra tappa significativa è Trachselwald, dominata dall’imponente castello. Qui Gotthelf contribuì alla creazione di una struttura destinata ai bambini in difficoltà, testimonianza del suo impegno sociale oltre che pastorale e letterario.
Un cicloturismo dolce
Dal punto di vista ciclistico, la Herzschlaufe Gotthelf rappresenta bene la filosofia del cicloturismo svizzero. Le strade sono quasi sempre secondarie e poco trafficate, la segnaletica è impeccabile e il percorso alterna tratti asfaltati a brevi sezioni su fondo sterrato compatto, senza mai perdere il contatto con il paesaggio agricolo. Chi cerca le sfide sportive è meglio guardi altrove, questo è un itinerario da affrontare con calma, fermandosi nei piccoli negozi di fattoria, nei punti panoramici che punteggiano il tragitto e nelle locande di campagna. Noi ci siamo fermati in una locanda così tipica, che se cerchi di immaginarla te la figuri proprio così. Anche per il cibo e per l’abbiocco post prandiale, inevitabile dopo tre portate, dolce e birra…
Tornando ad argomenti più bucolici, la cosa più affascinante di questo anello è che permette di osservare un territorio rimasto sorprendentemente fedele a se stesso. Le colline, le cascine, i boschi e i pascoli che scorrono davanti agli occhi del ciclista sono gli stessi che, quasi due secoli fa, ispirarono Gotthelf. Al punto che non ci stupiremmo se dietro una curva ci si parasse di fronte proprio il parroco di Lützelflüh, mentre percorre questi sentieri per raggiungere i suoi parrocchiani: se potesse farlo oggi, sarebbe sicuramente in sella a una eBike e i paesi e le anime visitate sarebbero almeno tre volte tanto…



Un po’ di storia
Jeremias Gotthelf
Albert Bitzius (1797-1854), conosciuto con lo pseudonimo di Jeremias Gotthelf, è una figura fondamentale della cultura svizzera di lingua tedesca. Più che un semplice parroco o scrittore, fu un acuto osservatore della società rurale dell’Emmental, capace di trasformare la vita quotidiana dei contadini in grande letteratura. Dal 1832 fino alla morte fu parroco di Lützelflüh, villaggio nel quale visse, scrisse e venne infine sepolto.
Visitava continuamente le fattorie della valle, ascoltava i problemi delle famiglie, seguiva i raccolti, le difficoltà economiche e le vicende personali dei suoi parrocchiani. Molti personaggi dei suoi romanzi nacquero proprio da persone realmente incontrate durante il ministero pastorale.
Gotthelf rappresenta un perfetto “filo narrativo”: molte delle fattorie, dei ponti, delle colline e dei paesaggi che descrive nei suoi libri sono ancora riconoscibili oggi. Pedalare attorno a Lützelflüh significa attraversare gli stessi scenari che hanno ispirato una parte importante della letteratura svizzera dell’Ottocento. Le dolci colline, i pascoli e le grandi cascine dell’Emmental conservano ancora quell’atmosfera rurale che lui raccontava con straordinaria precisione.
“Die schwarze Spinne” – Ragno Nero -, è l’opera che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Pubblicata nel 1842, è una novella che mescola horror, allegoria religiosa e folklore alpino. Ancora oggi viene considerata uno dei capolavori della letteratura svizzera e una delle più sorprendenti opere fantastiche del XIX secolo.
Caratteristiche
Percorso 59,7 km
Durata 5:15 h
Salita 1.520 m
Discesa 1.154 m
Punto più alto 1.007 m
Punto più basso 578 m
Kambly experience tour




Prima di raccontarvi dove abbiamo pedalato il secondo giorno, vorremmo sfatare un mito, ossia che gli svizzeri sappiano fare bene un sacco di cose, ma che sulla cucina abbiano qualche difficoltà… Ebbene, il giovane chef dell’Hotel Emmental, dove abbiamo alloggiato, ci ha impiegato una manciata di minuti per farci ricredere. Il menù con il quale ci ha ristorati la sera dopo il primo tour è stato eccellente sia come fantasia e ricchezza dei piatti, sia come materie prime. Quanto è bastato per farci addormentare soddisfatti e pronti a tutto ciò che ci avrebbe riservato il giorno seguente.
Il secondo itinerario, dal curioso nome di Esperienza Kambly, è un tour che racconta l’anima dell’Emmental molto meglio di qualsiasi depliant turistico. È un viaggio tra i paesaggi e le persone che danno vita al formaggio che prende il nome da queste colline e ai celebri biscotti svizzeri, che, se siete veri buongustai, non potete non conoscere…
Un percorso adatto a tutti




Segue il tracciato ufficiale Veloland n. 777, parte e si conclude a Langnau e si sviluppa per circa 30 km, percorribili in due ore e mezza abbondanti in eBike, anche se il bello è prendersi molto più tempo. Il tracciato alterna strade secondarie asfaltate, piste ciclabili e tranquille strade di campagna, con l’andamento ondulato tipico dell’Emmental: salite mai proibitive, discese non impegnative e continui cambi di panorama. Dal punto di vista ciclistico il percorso è ideale anche per chi non ha una preparazione atletica particolare. Con una eBike si affronta senza difficoltà il continuo susseguirsi di saliscendi, mentre chi pedala con una bici tradizionale trova comunque un itinerario mai estremo, più panoramico che sportivo.
Protagonista assoluta è la valle dell’Emme, con le sue colline verdi punteggiate da fattorie in legno dai tetti monumentali, prati perfettamente curati e pascoli dove le mucche sono quelle che abbiamo sempre visto sulle cartoline. È il paesaggio che ha reso celebre questa parte della Svizzera e che, pedalando, si apprezza molto più che dai finestrini di un’automobile.
Formaggio e biscotti
Il filo conduttore del tour è indubbiamente gastronomico e, anche se il risultato assume due forme differenti, la materia prima è la stessa: il latte delle mucche. Da una parte si trasformerà nel formaggio Emmental, dall’altra contribuirà a dar vita ai biscotti Kambly, l’azienda fondata nel 1910 a Trubschachen, oggi conosciuta in tutto il mondo.
Il tour diventa anche un racconto della filiera corta e del legame tra industria alimentare e territorio. Lungo il percorso abbiamo attraversato proprio quei campi e quelle aziende agricole che forniscono latte, burro, cereali e altre materie prime utilizzate nella produzione dei biscotti e che producono il formaggio. Fra l’altro, abbiamo anche conosciuto il vero e unico Campione del Mondo di Emmental, intento a travasare latte nei suoi macchinari!
Disorientati da tante emozioni, ci siamo scordati di mangiare, così abbiamo deciso di trasformare quella che, da programma, avrebbe dovuto essere una rapida tappa da Kambly, in una sosta ristoro. Un ristoro, per dire la verità, non esattamente in linea con il nostro status di ciclisti “seri”. Lì dentro, fra gli scaffali che espongono le confezioni in vendita, ci sono vaschette continuamente riempite con i prodotti sfusi, da assaggiare prima dell’acquisto… Ebbene, in un attimo, la nostra sosta si è trasformata in un’abbuffata di salatini e biscotti, fino al ristabilimento del livello di energia sufficiente per portare a termine il tour.
Perchè ci è piaciuto pedalare nell’Emmental




Raccontare questa giornata limitandosi al cibo, sarebbe però riduttivo. L’itinerario attraversa infatti uno degli angoli più autentici del Canton Berna e anche qui il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. I piccoli villaggi, le chiese di campagna, i ponti coperti in legno e le fattorie secolari invitano continuamente a fermarsi per una fotografia o semplicemente per osservare il paesaggio.
A spiegare meglio di ogni parola questo modo di essere è una casa che abbiamo incontrato in uno dei tanti fondovalle attraversati: niente cancello né steccati, anzi, un ponticello sul torrente, che invitava a entrare in giardino, dove accanto a una panchina c’era una cassetta in legno dentro la quale si trovavano un taccuino, una penna e un invito a scrivere o a disegnare per lasciare un ricordo; più avanti, un capanno con le pareti ricoperte di attrezzi agricoli e due panche all’ombra, per ristorarsi, mentre un pavone (vero…) razzolava pochi metri accanto, dove stava la sua casetta.
Colpo di teatro finale, un’altra cassettina decorata, appesa a un albero, con una bottiglietta di grappa e due bicchierini di vetro, dipinti, con l’invito a servirsi e a godere del sapore e dell’ospitalità.
Per chiosare, collegandoci con le considerazioni fatte introducendo la prima parte di questo racconto bernese, potremmo dire che la Svizzera è vicina ma purtroppo irraggiungibile…
Caratteristiche
Percorso 28,8 km
Durata 2:25 h
Salita 770 m
Discesa 770 m
Punto più alto 1.146 m
Punto più basso 673 m
Info utili
Tour guidati e noleggio bici
Noi ci siamo appoggiato ai ragazzi di Valley Adventures. Hans e Wendy ci hanno fatto da guide e ciceroni per tre giorni, introducendoci non solo ai piaceri della bici, ma anche a quelli della cultura, delle tradizioni e della gastronomia.
Dove dormire
La scelta dell’Hotel Emmental è stata quanto mai azzeccata. Innanzitutto, anche se non era il nostro caso poiché arrivati in auto, la posizione a cinquanta metri dalla stazione di Langnau è strategica. Poi, la qualità della cucina è notevole. Le camere sono accoglienti, la struttura dispone anche di un ricovero per le bici e davanti all’ingresso c’è una fontana gelida, ottima per riempire le borracce alla partenza e fare crioterapia al ritorno…
Dove mangiare
L’unico pranzo seduti a un tavolo lo abbiamo consumato il primo giorno di tour, quando ci siamo fermati alla Locanda “Zum Rössli”. Tipica che più tipica non si può, sia per l’architettura, sia per l’ambiente, sia per il cibo (per essere onesti, più abbondante che ottimo…) è stata parte dell’esperienza. La sosta da Kambly del giorno seguente non la si può certo considerare una sosta pranzo – anche se ci siamo nutriti con un chilo di salatini, biscotti e pure una fettona di torta al cioccolato -, ma la consigliamo (magari per concedersi una merenda…). La vera delizia gastronomica del nostro viaggio sono state le cene all’Hotel Emmental, dove il giovane chef Michael ci ha stupiti e titillati come mai ci saremmo aspettati.








