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Cannondale e Stella McCartney, guardare e non toccare

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Se il maestro della commistione fra Arte e Bicicletta è Antonio Colombo, deus ex machina di Cinelli e Columbus, anche Cannondale ci ha abituati a collaborazioni originali con artisti inglesi e americani. Ricordate le maglie del team EF che scandalizzarono i puristi al Giro 2020, quelle disegnate da Rapha e Palace – brand di skateboard – con la faccia di Paolino Paperino?

BELLE E IMPOSSIBILI

Beh, la nuova partnership posta in essere dal marchio americano non è destinata a far altrettanto discutere, tuttavia lascerà gli appassionati con l’amaro in bocca. Le diciotto biciclette Cannondale frutto della collaborazione con la stilista britannica Stella McCartney, e disegnate a mano dai tre artisti Ed Curtis di Londra, Myfawnwy (Maisie Broome) di New York e Tom Tosseyn di Anversa resteranno infatti una capsule collection che non sarà messa in vendita.

Stella McCartney, oltre a essere una grande appassionata di biciclette, è ciclista lei stessa e da sempre usa la bici per andare ogni giorno nel suo studio. Da questa passione, oltre che da una visione e da valori comuni, è nata l’idea di collaborare insieme a questo progetto. Ai tre artisti, che hanno contribuito a disegnare l’ultima collezione A/I ’21 della stilista inglese, Cannondale ha dunque messo a diposizione come altrettante tele da dipingere, i modelli più rappresentativi del suo catalogo, ossia SystemSix, SuperSix EVO ed EVO CX. e il risultato sono modelli unici ispirati dal desiderio di fondere bellezza e desiderabilità con un senso di responsabilità verso la prossima generazione.

ARTE E MOBILITÀ SOSTENIBILE

Omaggio di un marchio innovativo all’altro, le diciotto biciclette dipinte a mano rappresentano un impegno reciproco per la sostenibilità, con il ciclismo a fare da elemento catalizzatore. La bici offre vantaggi significativi sia per la salute delle persone sia per quella del pianeta ed entrambi i marchi vivono e respirano il ciclismo come parte della propria vita quotidiana, l’uno come core business, l’altro come filosofia di comportamento.

Le biciclette, realizzate a scopo simbolico per ispirare le coscienze, possono però soddisfare lo sguardo di chi le osserva, motivo per cui sono state esposte nei quattro flagship store Stella McCartney di Shanghai (SuperSix EVO by Ed Curtis), Tokyo (SystemSix byTom Tosseyn), Londra (SuperSix EVO CX by Ed Curtis) e New York (SuperSix EVO SE by Myfawnwy).

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Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.

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