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Into the wild, Gravel selvaggio in Corsica

di - 14/05/2024

Foto Martina Folco Zambelli | HLMPHOTO

Il mondo è grande, vero, però tutti abbiamo un posto del cuore nel quale amiamo ogni tanto tornare, perché ci dà la sicurezza di trovare ciò che ci piace. Una specie di comfort zone di cui, a volte, sentiamo il bisogno, piuttosto che impegnare il fisico e la testa nel cercare esperienze nuove. Che poi, a ben vedere, anche un luogo conosciuto è sempre capace di regalare emozioni nuove: dipende dallo spirito con cui lo si approccia, da che angolazione lo si guarda e con quali occhi, e da quali compagni sono al nostro fianco.

Non c’è due senza tre

Ecco, uno dei nostri posti del cuore è la Corsica. Non importa se l’abbiamo scoperta solo da poco, perché è bastato a farcela entrare dentro l’anima. Sicuramente perché ci somiglia: con il distacco, la riservatezza e i ritmi di un’isola, i forti contrasti di un territorio mutevole, la capacità di sorprendere con piccole cose, un ricchezza spesso nascosta, l’apparenza a volte spigolosa della sua gente, la semplicità e l’essenzialità della vita, il disordine e l’indolenza…
Ecco perché per il terzo anno consecutivo abbiamo deciso di venire a pedalare qui. Perché avevamo voglia di ritrovare tutte queste cose, sebbene miscelate in dosi e proporzioni che non ci aspettavamo. La Corsica è infatti un micro continente in cui nord, est, sud e ovest presentano gli stessi ingredienti essenziali, ma combinati in modo diverso, così da avvolgere i paesaggi in atmosfere mutevoli. Nei viaggi precedenti abbiamo pedalato al nord e lungo la costa ovest, fino a Porto, per poi tagliare l’isola a metà, toccando Corte e ritornando a Bastia, punto fermo per sbarchi e imbarchi. Questa volta, abbiamo invece deciso che ci saremmo concentrati nella parte più a sud, o meglio, a sud-ovest, individuando in Sartene l’epicentro delle nostre esplorazioni. Esplorazioni che, dopo gli asfalti delle due occasioni passate, abbiamo deciso di condurre, per la maggior parte, attraverso sentieri sterrati in pieno stile Gravel.

Premessa importante: soprattutto in queste zone, per concatenare le tracce meno battute ci si trova spesso a dover attraversare terre private, dove pascolano allo stato brado cavalli e mucche. Consigliamo quindi di farsi accompagnare da una guida locale, con il permesso di aprire e chiudere gli steccati che delimitano le proprietà, così da evitare poco piacevoli fraintendimenti. Una cosa che si nota quasi subito, una volta lasciati i centri abitati più popolati e inoltratisi nelle campagne, sono i cartelli stradali trasformati in artistici pizzi di metallo dalle rose dei pallini dei fucili da caccia. Ecco, non crediamo servano tante parole per spiegare la situazione: è vero che non si è mai sentito di ciclisti in versione colabrodo, ma anche il semplice fatto di dover dare spiegazioni a un contadino con in braccio una doppietta, può trasformare una spensierata pedalata in una giornata impegnativa…

Benvenuti al Sud

Abbiamo come al solito attraversato il Tirreno a bordo di uno dei traghetti di Corsica Ferries, con attracco a Bastia, per poi scendere lungo la costa orientale e seguirne il perimetro fino a Porto Vecchio, quindi piegare verso l’interno, in direzione Figari, e tornare a vedere la costa a Roccapina (che vale uno stop, anche prolungato, per riempirsi gli occhi del mare e delle frastagliate insenature che fronteggiano la Sardegna).
La nostra destinazione finale era Tribū, un ecobergerie a mezza costa, sulle alture più a nord, che precedono Sartene. È un luogo incredibile, composto da un nucleo centrale di case di pietra e legno e alcuni lodge nascosti nella macchia. A dire già tanto è il suo ingresso, posto all’incrocio di due stradine che si chiamano una Ventosa e l’altra Rognosa… A costruirlo è stato Cyril, che lì è nato e, dopo aver trascorso un pezzo di vita a Parigi, ci è tornato per restarci. Della bici non gli interessa granché, le sue passioni sono il PSG e la cucina, e ci basterà aspettare poche ore per renderci conto che ai fornelli e davanti alla brace vale Mbappe.
Nei quattro giorni seguenti abbiamo alternato le soddisfazioni della bici ai piaceri di Cyril. Abbiamo pedalato da mattina a sera, mettendo insieme itinerari che ci hanno permesso di scoprire panorami molto differenti di un territorio selvaggio, che alterna fitte foreste a pascoli, vallate coltivate a vigneti, guglie di roccia rossa e calette dai colori incredibili, raggiungibili solo via mare o – come abbiamo fatto noi – pedalando su un trail di undici chilometri. A rendere tutto ancora più suggestivo, ci sono gli animali con cui si condividono gli spazi e gli odori intensi della macchia e degli agrumi. Branchi di cavalli che fuggono al nostro passaggio, per poi tornare indietro curiosi a farsi accarezzare, maialini neri che saltano fuori dal nulla mentre si attraversa un bosco, lepri e cinghiali che animano i cespugli della macchia in cui sono tracciate le carrarecce che portano al mare.

Gambe buone

I dislivelli sono importanti e anche i chilometraggi, tenuto conto che ci si trova poco più su del livello del mare e che le montagne sono subito lì dietro. Se il primo giorno ci siamo scaldati con una trentina di chilometri e poche centinaia di metri di scalata, fra Cauria, Tizzano e la bellissima plage d’Argent, il giorno seguente ne abbiamo percorsi settantacinque con duemila metri di ascesa per raggiungere Alta Rocca, salire a Coscione e raggiungere Zonza. La terza mattina, accompagnati da freddo e pioggia, ci siamo infilati nei boschi sotto le Aguilles de Bavella, poi siamo scesi lungo la valle dell’Ortolo e infine arrampicati su asfalto verso Sartene, mettendo sotto le ruote altri settantacinque chilometri e milletrecento metri di dislivello. L’ultimo giorno, approfittando di una giornata quasi estiva, ci siamo premiati regalandoci il mare e la spiaggia di Cala di Conca, un gioiello nascosto e quasi segreto, che abbiamo raggiunto con una discesa di una dozzina di chilometri su asfalto e altrettanti di sterrato. Peccato che l’ora di relax con i piedi nell’acqua trasparente sia stata compensata troppo in fretta dalla sudata per risalire al campo base di Tribū. Per fortuna che, ad aspettarci, c’erano Cyril e il suo recovery gourmet…

Più che una buona tecnica di guida off-road (i sentieri e le carrarecce hanno fondi generalmente poco tecnici, ad eccezione di qualche passaggio un po’ sconnesso per via dell’erosione), per pedalare in questo territorio è necessario un minimo di allenamento perché le salite su asfalto sono lunghine (ma costanti) e perché in fuoristrada ci siamo trovati ad affrontare alcuni tratti con pendenze vere. Un errore da evitare è prendere sottogamba anche le uscite all’apparenza più facili e muoversi con poca acqua e cibo. Certo, aprile è bassa stagione, ma ci si trova comunque in un territorio molto poco urbanizzato e non è così scontato trovare fontane dove riempire le borraccie o bar dove risolvere l’emergenza di una crisi di fame.

Il tempo si è fermato

Questo pezzo di Corsica ci è parso ancora più selvaggio e autentico, come se l’isolamento geografico dell’isola sia stato qui ancora più evidente. I paesi che abbiamo incontrato sembrano galleggiare in un’epoca indefinibile, nella quale possono ancora essere ambientati i racconti di chi frequentava la Corsica da routard, zaino in spalla e autostop, negli anni 70 e dormiva per 400 lire a notte nel campeggio municipale di Sartene…
Anche se le nostre guide Clemence e JB ci hanno portato – con un certo orgoglio – a visitare un sito archeologico con dolmen e menhir (Cauria), e anche se le strette viuzze lastricate del centro storico di Sartene valgono una passeggiata, se si decide di venire da queste parti lo si fa soprattutto per la natura, che sia il mare o la montagne poco cambia. L’unica certezza è che qualche giorno non può bastare per fare propri tutti i panorami e che, anche in questo angolo di Corsica, abbiamo deciso di tornare.

Info di viaggio

Come raggiungere la Corsica

Corsica Ferries, con imbarchi da Savona o Livorno. Noi consigliamo la traversata noturna, così da sbarcare sull’isola la mattina e avere a disposizione l’intera giornata.

Dove alloggiare

Un solo consiglio (ma da seguire senza pensarci) come base di partenza per una serie di itinerari a margherita, fra i monti e le spiagge nei dintorni di Sartene: Tribū ecobergerie
Se invece il baricentro è più a nord, verso il plateau du Cuscionu e il col du Bavella, allora ci si può fermare a Zonza. Noi abbiamo dormito all’Hotel Clair de Lune, che era anche l’unico aperto, e abbiamo cenato all’Auberge du Sanglier.

Dove sostare

Se si decide di salire all’altopiano di Coscione (non farlo sarebbe un grave errore), bisogna prevedere una sosta ristoratrice presso l’Auberge Funtana Bianca. A proposito, ecco un breve approfondimento: l’altopiano di Coscione è un anfiteatro naturale che si estende per circa 35 chilometri quadrati, situato a un’altitudine media di 1.500 m e caratterizzato da paesaggi selvaggi e incontaminati, con boschi di larici, ruscelli e laghi di montagna. Uno dei punti più caratteristici dell’altopiano è il massiccio dell’Incudine, che abbiamo trovato innevato. Questo luogo molto particolare è accompagnato da alcune leggende. La più epica è quella che racconta la sua genesi: le montagne circostanti erano abitate da giganti che un tempo dominavano la terra. Durante una gigantesca battaglia tra questi esseri mitologici, il terreno tremò così forte che le montagne si sollevarono, dando così origine all’altopiano.
Un’altra leggenda, più misteriosa, narra di una città sommersa sotto uno dei laghi dell’altopiano, facendola risalire a un antico insediamento, inghiottito dalle acque durante un cataclisma naturale. Ad alimentare l’alone di mistero è stata una recente ricerca archeologica che ha effettivamente scoperto resti sommersi nei laghi della zona…

Come vestirsi

Per questo breve viaggio in Corsica, Fox ci ha equipaggiati di un kit maglia e pantaloncini Flexair Ascent e di un casco Crossframe Pro.
La maglia, realizzata in leggerissimo poliestere riciclato, anti umidità, ha un taglio aderente e carré posteriore Carvico, per migliorare la resistenza all’abrasione. L’orlo sottile termofuso alla base, sul giromanica e sul collo riduce le irritazioni dovute allo sfregamento. Ne abbiamo molto apprezzato la vestibilità, la leggerezza e la traspirabilità.
I pantaloncini, in tessuto stretch TruDri, che allontana il sudore dalla pelle, puntano anch’essi sulla leggerezza e sulla ventilazione. Hanno un pratico sistema di chiusura e regolazione con fibbia e una taschina laterale con cerniera.
Ci sono piaciuti il taglio aderente e stabile e il sistema di chiusura, ma non la presenza di una sola e piccola tasca laterale, ma soprattutto la mancanza del fondello, che obbliga a indossarli sopra un paio di bib imbottiti, vanificandone le doti di leggerezza e traspirabilità.
Dotato di tecnologia Mips, il casco Crossframe Pro ha una eccellente aerazione, utilizza un sistema di ritenzione BOA e una pratica chiusura magnetica. La calotta è in EPS a doppia densità, per garantire una migliore protezione. Ha imbottitura rimovibile, lavabile e antimicrobica e un pratico rivestimento antislip nelle presa d’aria esterne, per mantenere gli occhiali stabili quando non indossati. Ci sono piaciuti la capacità di aerazione, la praticità della chiusura e del sistema porta occhiali, ma il comfort è inficiato dai due cavetti del sistema di ritenzione che, a meno di indossare un sottocasco o avere una tonnellata di capelli, stringono e segnano la cute.

Mi piacciono le biciclette, tutte, e mi piace pedalare. Mi piace ascoltare le belle storie di uomini e di bici, e ogni tanto raccontarne qualcuna. L'amore è nato sulla sabbia, con le biglie di Bitossi e De Vlaeminck ed è maturato sui sentieri del Mottarone in sella a una Specialized Rockhopper, rossa e rigida. Avevo appena cominciato a scrivere di neve quando rimasi folgorato da quelle bici reazionarie con le ruote tassellate, i manubri larghi e i nomi americani. Da quel momento in poi fu solo Mountain Bike, e divenne anche il mio lavoro. Un lavoro bellissimo, che culminò con la direzione di Tutto MTB. A quei tempi era la Bibbia. Dopo un po' di anni la vita e la penna parlarono di altro, ma il cuore rimase sempre sui pedali. Le mountain bike diventarono front, full, in alluminio, in carbonio, le ruote si ingrandirono e le escursioni aumentarono, e io maturavo come loro. Cominciai a frequentare anche l'asfalto, scettico ma curioso. Iscrivendomi alle gare per pedalare senza le auto a fare paura. Poi, finalmente arrivò il Gravel, un meraviglioso dejavu, un tuffo nelle vecchie emozioni. La vita e la penna nel frattempo erano tornate a parlare di pedali: il cerchio si era meravigliosamente chiuso.