Canyon RoadliteON la fitness bike con unità Fazua

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Canyon lancia sul mercato la prima fitness bike con unità di assistenza alla pedalata, la Roadlite:ON con motore Fazua Evation. Finalmente un marchio che propone una piattaforma road concettualmente rivolta ad elevare la mobilità quotidiana, pensando alla praticità e senza sacrificare design e qualità costruttive.

Canyon Roadlite:ON, versatile in termini di utilizzo, trasversale per uomini e donne.

La Canyon Roadlite:ON combina inoltre un design elegante e sobrio, comfort, eleganza e una notevole integrazione dei componenti, anche grazie al motore Fazua Evation che quasi sparisce all’interno del telaio.

Il frame è in alluminio, mentre la forcella è in carbonio, il tutto per un pacchetto che ferma l’ago della bilancia al di sotto dei 15 kg di peso (il sistema di propulsione ha un peso di 4,6kg). La trasmissione utilizza dei rapporti mtb con corona singola anteriore (48 denti), in modo da offrire dei vantaggi anche per i meno preparati sotto il profilo atletico. La scala dei pignoni varia da 10/42 a 10/51 in base all’allestimento, sempre di base Shimano, Deore, XT e XTR, con tre prezzi differenti: 2699, 3299 e 3699 euro nell’ordine. Sempre seguendo quest’ordine, gli allestimenti disponibili sono tre: 7.0, 8.0 e 9.0, tutti disponibili con il solo impianto frenante a disco e cockpit fitness con manubrio dritto.

Quattro le taglie disponibili: xs, s, m, l, xl.

canyon.com

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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